CONDIVIDI

TOP ALBUM

GERSON

“Il Fondo Del Barile”

IndieBox Music - 2011

 

 

Abbiamo toccato il fondo, anzi, lo stiamo grattando fino alla radice. Guardatevi un po’ intorno e ditemi se non è così. Non vediamo niente all’orizzonte, non riusciamo a risalire ma andiamo sempre più giù. Basta accendere la televisione, basta leggere due righe di un giornale e ce ne rendiamo subito conto. Siamo come anestetizzati; come in un dormiveglia collettivo; come un branco di pecore. Non resta che vedere tutto il marcio che c’è in questo fondo e cercare di scuotere le coscienze il più possibile. I Gerson fanno proprio questo regalandoci una nuova chicca. Giunti al loro quinto album, Paolo, Rufus, Steve e Trinità Jack, sono una delle band di maggior talento del panorama punk rock italiano e non solo. Con questo “Il fondo del barile” ( disponibile dall’8 Marzo per la Indie Box) danno un chiaro significato al tema dell’album senza troppi rigiri di parole. C’è tutto quello che puoi trovare grattando a mani nude il fondo di un barile: le false promesse dei potenti e i finti ideali (“Gli asini che volano”), una società schiava delle multinazionali e del senso dell’apparire dato dall’invasione dei Talent Show (“Avanti il prossimo”); Con “Triste” poi si spiega bene la “massa” comune: provate ad entrare in metropolitana, provate ad ascoltare i soliti e banali discorsi della gente ed improvvisamente vi sentirete dentro questa canzone dal ritmo incalzante che parla di luoghi comuni inculcati dai soliti strumenti di comunicazione che fanno intravedere una sola facciata della realtà. Tutto si infetta come in “un morso del cane” e a lungo andare, a forza di sopportare tutto questo, ti viene un gran "pelo" sullo stomaco ( “Physique du Role” ). Non mancano ovviamente anche gli argomenti di vita quotidiana: chi non ha mai avuto nel proprio gruppo di amici, un’amica un po’ zoccola? (“Grilli per la testa”), o chi una sera prometteva di non bere per poi ritrovarsi più sbronzo del solito? (“Ieri sera non dovevo bere”). Poi veniamo catapultati in quel senso di apatia e di noia che rappresenta un sintomo di sconfitta, o meglio, di adattamento alla frenesia cittadina (“Ho perso”). C’è comunque un briciolo di speranza, dato dalla musica, con la bellissima canzone che chiude il disco: “Radio”.

Al di là dei temi trattati (non certo leggerini) questo è un gran bel disco. Bello perché suonato con un grande senso della ricerca melodica, lasciando da parte quel suono grezzo (in cui è facile cadere suonando punk rock) dove ognuna delle dodici canzoni risulta piacevole e ben strutturata e vi ritroverete di colpo a canticchiare inconsapevolmente ogni singola nota. Non c’è un brano mediocre o banale; “Gli asini che volano” è in assoluto il picco più alto del disco, pronto a diventare un tormentone radiofonico; una vera e propria chicca! La bravura di questi ottimi musicisti sta nel trasmettere dei messaggi se vogliamo “subliminali”, nel senso che tutto viene raccontato con quella spensieratezza e spontaneità tipica del Punk Rock senza (e sta proprio qua la bravura) riferimenti o ideali politici. Si prende solo nota, con il sorriso sulle labbra e lo sguardo ingenuo di chi dà risposte taglienti, della realtà. Alla fine si riflette sul mondo ma ci si diverte da matti e riuscire a creare questa alchimia è sinonimo di grande talento, senza dubbio.

Vengono definiti da molti la miglior Punk Rock Band italiana e sinceramente, dopo aver ascoltato questo disco, è difficile darli torto. Un piccolo vero e proprio capolavoro del genere. Straconsigliato! Link: www.gerson.it

 

Recensione di SimoSuicide