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Gods of Metal

27 Giugno 2009 Stadio Brianteo Monza

 

Report a cura di Chiara Caputo

Foto di Francesco Prandoni

 

Assolutamente grandiosi i Queensryche che si sono esibiti sotto la prima pioggia della giornata. Geoff Tate ha trascinato il pubblico in uno spettacolo davvero esaltante che ha ripercorso la carriera della band passando dai vecchi successi alle canzoni più recenti tratte da American Soldier: The Killer, Jet City Woman, Empire, The whisper, solo per citare pochi tra i pezzi che hanno accompagnato il pubblico durante la grande esibizione della band.

Una nota di merito al nuovo chitarrista Parker Lundgren, ingaggiato dopo l’uscita dell’ultimo album American Soldier; un ragazzo indubbiamente giovane ma che è riuscito a tenere testa a Geoff Tate a soci spaccando il culo sul palco.

Poco prima delle 20.00 è stato il turno dei Tesla che sono stati gli ultimi ad esibirsi prima dei due gruppi headliner. Nonostante il pubblico stesse ormai fremendo per Heaven & Hell, la band statunitense di Sacramento (CA) è riuscita a mantenere alto il livello di attenzione del pubblico offrendo uno spettacolo di ottima qualità sia a livello tecnico ( a parte un minimo problema al basso di Brian Wheat ) sia a livello di puro intrattenimento. Brani come Little Suzi, Forever More e Cumin’ Atcha Live hanno fatto scatenare il pubblico e la band ha regalato uno show indubbiamente tra i migliori del festival.

 

Nonostante, a quanto pare, il secondo giorno del Gods of Metal (Dream Theater e Slipknot) abbia registrato un’affluenza assai maggiore rispetto al primo, noi ci concentreremo proprio sul report di sabato che ha visto sul palco come healiners Heaven & Hell e Mötley Crüe.

Vorrei iniziare parlando dell’organizzazione del festival. Il primo punto positivo va indubbiamente alla location: lo stadio Brianteo di Monza. Pur essendo abbastanza grande da permettere agli organizzatori di gestire i concerti su un doppio palco, lo stadio regalava un’atmosfera raccolta e non dispersiva che ha sicuramente giovato al festival; inoltre la presenza di spalti coperti e non, ha garantito al pubblico la possibilità di guardare tutti i concerti comodamente seduto, soprattutto quando, a metà pomeriggio, ha iniziato a piovere.

I vari stand allestiti in molti spazi liberi dello stadio hanno offerto la possibilità di distrarsi nei momenti di pausa e il servizio ristorazione a prezzi comunque modici ha lavorato efficientemente. La nota di maggior merito va comunque, come accennavo prima, all’idea dei due palchi posizionati l’uno accanto all’altro. Questa soluzione innanzi tutto ha reso possibile annullare i tempi di attesa caratteristici dei cambio palco ed inoltre ha fatto sì che il pubblico non dovesse spostarsi da uno stage all’altro per gustarsi i dodici concerti che si sono susseguiti a perdifiato dalle 10.45 a 00.30.

La giornata è iniziata con Extrema, Lauren Harris e Voivod ma il pubblico ha iniziato ad essere particolarmente gremito e reattivo a partire dal concerto dei Backyard Babies che si sono esibiti grandiosamente sul Cruefest Stage coinvolgendo la folla e suonando in modo impeccabile; ripercorrendo successi come Brand new hate e Dysfunctional Professional.

Verso le 14.00 è stata la volta degli Epica con una Simone Simons in gran forma, che ha intrattenuto il pubblico con la sua splendida voce per poco meno di un’ora.

E’ andato bene anche il concerto di Marty Friedman che ha avuto un buon pubblico nonostante il caldo torrido e la gente impegnata a sostare nelle file degli stand ristorazione. Ottimo feedback anche per gli Edguy che hanno fatto davvero un’ottima figura, caricando alla grande il pubblico con pezzi come Dead or Rock e Babylon, canzoni che la folla cantava a squarciagola assieme a Tobias che, di certo, ha le doti di un grande intrattenitore.

Grande evento della giornata è stata Lita Ford che ha richiamato l’attenzione di grandissima parte del pubblico del Gods. Il suo ritorno sulle scene è stato a dir poco eccezionale, a 51 si è scatenata come non mai esibendosi alla grandissima facendo sfoggio di un fisico e di una carica da ventenne. La grande cantante e chitarrista si è esibita sul palco con il chitarrista dei Guns N’ Roses Ron "Bumblefoot" Thal che si è unito alla band di Lita per alcune date del tour estivo europeo e americano.

Alle 21:00 si apre il sipario sulla spettacolare scenografia degli Heaven & Hell, due mostruosi demoni giganti ai lati del palco racchiudono uno stage che ospita una batteria posizionata in modo assolutamente fuori dal normale, e già si preannuncia un grande spettacolo. Ovviamente c’era un’attesa fortissima per la band di Tony Iommi & Co. e i ragazzi, credetemi, non hanno deluso i loro fans. Quando sono entrati, nell’ordine, Vinny Appice, Geezer Butler, Tony Iommi e James Dio la folla ha alzato le corna, e la band ha risposto con lo stesso gesto. Uno show durato a lungo e ben calibrato che credo abbia soddisfatto tutti, anche quelli che non erano venuti al Gods per gli Heaven & Hell: in fondo ci siamo tutti trovati davanti a dei veri e propri giganti della storia della musica che, proprio grazie alla loro esperienza e alle loro capacità tecniche hanno offerto un show ineccepibile a livello musicale ma comunque piacevole e mai monotono, due cose che non sempre una band riesce ad offrire contemporaneamente.

Dopo quasi due ore di concerto è calato il sipario sul grande show di Heaven & Hell e buona parte della folla ha iniziato ad incamminarsi verso l’uscita mentre, contemporaneamente, un’altra ondata di gente si ammassava spingendo verso il Cruefest stage, ormai il momento era alle porte.

Alle 23:00 precise risuona nell’aria l’intro dei Mötley Crüe, e dopo qualche secondo ecco comparire sul palco la formazione al completo. L’inizio è adrenalinico con “Kickstart my heart” che mette tutti nel mood giusto per scatenarsi alla grande. Si susseguono canzoni grandiose in una setlist a dir poco da brivido: Dr. Feelgood, SOLA, Girls Girls Girls, Live Wire, solo per dirne alcune. Lo show in generale però ha qualche pecca: scenografia povera, la band che chiacchiera in continuazione, molte pause, forse troppe, una finale lunghissima prima di chiudere con Home sweet home. La band è in forma ma la alla fine non c’è stata, per me come per molti altri, una piena soddisfazione. Si è avuta l’impressione che, in quell’ora e mezza di concerto, i Mötley avrebbero potuto dare qualcosa in più.

La valutazione generale del festival è più che buona: ottimo il doppio palco, concerti puntuali, band coinvolgenti, pochissimi problemi tecnici, peccato per quella pioggia a metà pomeriggio. Speriamo che i prossimi festival in Italia siano organizzati in maniera simile al Gods of Metal 2009, che davvero ha funzionato alla grande.

 

Chiara Caputo

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Pubblicato il 30 giugno 2009