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HENRY ROLLINS “THE LONG MARCH” Estragon di Bologna –– 16 Febbraio 2012 Report e foto a cura di Andrea “Canthc” Cantelli

Oggi non è facile, non devo raccontare un concerto, a far quello non so se sono bravo o meno, ma lo faccio da molti anni e credo che in qualche modo la porto a casa, parlare di uno spoken word è molto più difficile o forse più semplicemente non sono abituato a farlo, quindi facciamo che non hai letto queste prime righe in cui mi paro il culo su quello che scriverò e ricomincio il racconto alla vecchia maniera.

Oggi il punto di incontro è un parcheggio vicino al casello autostradale di Cesena, un posto dove in genere si incontra la gente per fare loschi affari, noto con mio rammarico passando davanti ad una vetrina che nonostante la colorita fauna presente io sono il più losco di tutti con le tasche del giacchetto nero piene di lattine, cappuccio in testa e il mio passo perennemente indeciso.

Parto alla volta di Bologna in compagnia di Manca e Senso, due che messi insieme mi portano una sfiga assurda, ogni volta che vado ad uno show con loro me ne capita di ogni: Qualcuno mi spacca il naso, cazzi con gli sbirri e multe varie, mi piazzoo quindi nel sedile dietro mi bevo uno dopo l’altro i barattoli di birra, ascolto i Descendents e aspetto stranamente taciturno che si arrivi al locale.

 

Arriviamo all’Estragon con qualche minuto di anticipo, mi avevano detto in precedenza che non si sarebbero potute fare foto, come al solito me ne sbatto delle direttive e mi imbosco la macchina fotografica nello zaino ben nascosta da dei vestiti, sono un asso nel portare delle cose in posti, apri un atlante, punta il dito su una nazione a caso e pensa ad una cosa…ebbene si io ce l’ho portata…insomma alla fine neanche ci guardano nel mio zaino…sono una mente criminale sprecata.

Entrato dentro vedo una versione inedita dell’Estragon infatti è sistemato a mo di platea con sedie disposte su file, i presenti sono un centinaio scarso, non che me ne aspettassi di più, poche facce conosciute ed età media piuttosto alta.

Alle 21:00 spaccate fa la sua entrata sul palco Mr. Henry Rollins, di nero vestito, spalle larghe e occhi penetranti, ebbene si davanti ai miei occhi ho una delle figure più carismatiche e influenti della scena Punk/hardcore americana.

Iniziamo con alcuni pareri: Henry è un mattatore di prima categoria, tiene il pubblico in pugno senza mollarlo per due ore e mezza, mai un indecisione e una mimicità ipnotica, il monologo è tutto in lingua inglese, quindi per potersi godere a pieno lo show è importante avere una buona conoscenza di tale lingua.

Per quel che riguarda le argomentazioni e certe visioni su certi temi mi trovo d’accordo mentre su altri no, ma questi credo siano pareri strettamente soggettivi.

Lo show di Rollins è una cascata a senso unico, all’inizio dice che a lui interessa il confronto peccato che questo nel suo show sia totalmente inesistente, il pubblico è solo spettatore completamente in balia del carismatico frontman, inoltre dubito che qualcuno dei presenti voglia mettersi in discussione con lui, sarebbe un suicidio annunciato. Molte argomentazioni parlano del sociale spesso parte da aneddoti a lui stesso capitati, per poi approfondire con una riflessione su argomenti più estesi, alcuni aneddoti sono particolarmente sfiziosi, in altri vuol fare il figo a tutti i costi come quando i Metallica si son presentati ad un suo concerto per fargli i complimenti e lui finge di non ricordarsi il nome di Lars Ulrich.

 

Interessanti i momenti in cui ha raccontato dei propri viaggi in giro per il mondo, con particolare attenzione alle esperienze vissute in posti praticamente inaccessibili ad americani come Cuba e la Nord Corea, la morale è la solita: viaggia, prendi coscienza del mondo e avrai una concezione più amplia su ciò che ti circonda e su te stesso…boh sarà, ma io sono quasi quindici anni che viaggio per il globo e sta concezione più amplia non ce l’ho mica...sarà che io dalla vita non ho capito un cazzo.

Potrei andare avanti ancora a lungo a dire su cosa sono d’accordo con Henry, su cosa meno, io poi tendo ad avere un atteggiamento sempre molto critico, quando stavo ipotizzando questo report nella mia testa lo volevo fare più aggressivo e polemico, ma in fondo tirando le somme devo dire che è stata una serata stimolante in cui ho imparato cose nuove e in certi momenti ho pure riso di gusto, penso sia capito che non sono mai stato un fan sfegatato di Henry Rollins, sarà la sua aggressività innata o quel machismo che ha nel porsi oppure il fatto che in genere le leggende mi stanno sul cazzo a priori.

 

Detto questo penso di aver fatto un po’ di casino e aver spiegato in maniera un po’ sommaria, ma ad un evento come questo o ci sei stato o non ci sei stato, credo tuttavia sia importante rimanere imparziali e continuare a pensare con la propria testa per quanto marcia essa possa essere, un parere in più è solo una campana in più da sentire, possa esso venire dal cantante di una punk band, da un libro, o da qualsiasi altra fonte, la somma del tutto contribuirà a farti un punto di vista che giusto o sbagliato che esso sia sarà il tuo parere…questo è quello che ci ho voluto vedere io nel punk rock, ma probabilmente mi sbaglio.