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22 agosto 2016

Intervista ai DGM - "La musica, così come l’arte in genere, deve unirci ed unire le popolazioni"

Intervista a Mark BasileSimone Mularoni rispettivamente cantante e chitarrista della progressive metal band italiana DGM, per parlare del nuovo album "THE PASSAGE" nei negozi dal 26 agosto 2016 tramite l'etichetta discografica Frontiers Music s.r.l.

 

Intervista a cura di Luca “Monsterlord” Paletta 

Un ritorno allo standard delle strutture musicali del passato con brani più lunghi (vedi l’opening track da 15 minuti circa), dove trovate l’architettura per “opere” di tale spessore?

Simone: In realtà nulla di tutto questo è stato “pensato” a tavolino. Mai come questa volta i brani del disco sono scaturiti totalmente in maniera naturale e se ci soddisfavano una volta terminati, non badavamo al fatto che durassero 4 minuti o 8! Non siamo mai stati in verità una band che propone le classiche suite progressive o pezzi del genere, ma suonare prog significa anche non porsi nessun limite o barriera, che sia sullo stile o sulla durata.

 

Come scegliete le collaborazioni di artisti esterni per i brani dei vostri dischi?

Mark: Diciamo che tutto parte dalla stesura compositiva dei brani, ci accorgiamo man mano che la scrittura avanza, che dei brani sarebbero perfetti per quell’artista, cantante o musicista, fortunatamente facendo tour in giro per il mondo abbiamo stretto amicizie artisticamente importanti e siamo così in grado di rendere reali queste fantasie ed avere degli ospiti superlativi in ogni album.

Simone: È importante per noi che gli artisti guest siano prima di tutto amici nella vita di tutti i giorni. Solo in questo modo secondo me riescono ad apprezzare e ad abbracciare la visione della nostra musica, e non svolgeranno così un semplice “compitino”.

 

A chi è attribuibile il “tatto” musicale presente nei vari brani più soft, recenti e del passato, rispetto all’energico trademark sonoro dei DGM?

Mark: Credo che qui si parli del sottoscritto, sono quello che si occupa della composizione delle ballads sin da "Frame", praticamente da quando sono entrato nella band, immagino tu alluda a “Fading And Falling”e “Repay” due brani a cui sono fortemente legato. Nel nuovo disco sono presenti due brevi episodi “soft”: “In Sorrow“ scritta assieme a Simone e “Disguise” scritta con Emanuele, spero stimolino la stessa curiosità delle precedenti. Fortunatamente abbiamo un modo di dialogare musicalmente molto proficuo all’interno della band, ci s’influenza l’un l’altro e spesso si finisce per completare l’uno le cose dell’altro.

 

Infatti si sente questa sintonia. Cosa vi aspettate e cosa è già arrivato dal legame con Frontiers Records nell’ambito della visibilità in Italia ed all’estero?

Simone: La proposta di Frontiers ci ha colti di sorpresa, ed essendo tutti noi fortemente legati alla matrice hard rock e AOR (Whitesnake, Journey, Toto per esempio) siamo rimasti felicissimi. Frontiers sta credendo come non mai in noi e in questo album, e lo dimostra il fatto che abbiamo portato la promozione ad un livello capillare, come mai era successo fin'ora. Visti i grandi nomi che l'etichetta ha e ha avuto in passato possiamo solo impegnarci al massimo per tenere testa a questi mostri sacri!

 

Quali sono le principali differenze tra suonare in Italia ed all’estero, cosa che voi avete fatto e fate molto spesso?

Mark: In realtà la differenza è quella che immagini, spesso nel bel paese soffriamo di numerosi gap organizzativi e logistici, il tutto però riesce a svanire grazie al calore incredibile che le persone ci riservano ormai da anni, affetto vero di quello che solo noi italiani sappiamo dare a chi calca il palco.

D’altro canto all’estero le cose funzionano meglio sicuramente, abbaimo avuto esempi di come la macchina organizzativa del Prog Power Usa, a cui abbiamo preso parte per due anni 2010-2014, sia davvero ineccepibile e perfettamente collaudata, tanto da lasciarci davvero sorpresi. Del resto gli americani hanno inventato il business dello spettacolo e noi abbiamo assolutamente ancora molto da imparare da loro in questo senso.

 

Per il pubblico è facile scegliere il brano che più gli suscita emozioni, diventando il preferito di un album. Ma per voi? Quale tra i vostri brani, nuovi e vecchi, sentite il vostro “figlioccio”?

Mark: Succede una cosa strana da quando sono nei DGM, parlo per me perché è una domanda estremamente personale, io ho una serie di brani preferiti non uno soltanto, brani che descrivono perfettamente delle istantanee della nostra vita, delle sensazioni, descrivono dei luoghi dell’animo che perfettamente si adattano a determinati momenti della vita,altre che ricordano dei posti, altre dei concerti, altre delle persone a cui ci si immagina rivolgere quando le si esegue.

Simone: È difficile scegliere ma ci affidiamo principalmente al nostro istinto, e suoniamo le canzoni che ci danno più soddisfazione sia in termini musicali che di responso del pubblico.

 

In Italia ormai quasi tutti conoscono il MasterPiece del mixaggio, Simone Mularoni. Per i meno accorti del settore, vorremmo che ci svelasse un consiglio per godere appieno della musicalità di “The Passage”, evitando quello di alzare il volume a palla perché è troppo scontato…

Simone: Alzare il volume appalla è la prima cosa che si fa ascoltando un disco metal! Eheheh in realtà questo disco presenta tantissimi layer e tessuti musicali nascosti e quindi necessita sicuramente di tanti e attenti ascolti prima di scovarli tutti. Reputo però che l'album abbia un'ulteriore facciata: quella di contenere brani orecchiabili e nonostante i tecnicismi, molto melodici e accessibili. Si può quindi anche scegliere di ascoltare "The Passage" in maniera del tutto superficiale e godere delle note che abbiamo scelto, sperando possano dare qualche momento di entusiasmo!

 

Sappiamo tutti che in patria abbiamo grandi musicisti ed ottime band che, chi più chi meno, ha un suo seguito. Simone ha fatto un’affermazione importante in un’intervista, ossia, "Uniti siamo più forti e possiamo portare il Metal italiano all’estero". Un ottimo augurio che noi tutti vorremmo si verificasse ma quali consigli dare alle band italiane per fare il “salto di qualità”?

Mark: Simone ha perfettamente colto nel segno, la musica, così come l’arte in genere, deve unirci ed unire le popolazioni, nello specifico fare gruppo fare squadra è la chiave per fare il salto di qualità, specie per noi italiani, condividere canali informazioni e non giocare a tenersi le cose per se guardando al piccolo risultato di oggi rischia di farci perdere di vista la grande occasione che assieme si può cogliere domani.

 

Grazie ragazzi e complimenti per questo nuovo album!

 

 

Qui la recensione di "The Passage"