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Live Report DARK LUNACY + Dawn of Memories @ Midian Pub di Cremona 31/03/2012

Report e foto a cura di Andrea Evolti

E’ bello ritrovare on stage una tra le band italiane più particolari e di qualità, come i parmigiani Dark Lunacy; non solo per la grande qualità della loro proposta musicale ma (e, soprattutto) per l’incredibile passionalità e calore che riescono a produrre in sede live.

 

La serata, che ha come teatro il Midian di Cremona (noto a molti come l’ex-Transilvania della città lombarda), viene aperta dal six-piece dei Dawn of Memories, formazione di Modena, che affonda le sue radici in una godibile ed interessante mistura fra il melodic-death di origine scandinava, che guarda molto al periodo di mezzo dei Sentenced ma che si sviluppa, a livello di songwirting, di partiture di chitarra e di atmosfera, in un particolare ibrido fra i Paradise Lost e le elaborazioni di Dark Tranquillity e Children of Bodom dell’ultimo periodo (non capita a caso le cover di ‘Are you dead yet?’ e Misery’s Crown). I cardini di questa particolare proposta, che sviluppa il concerto attorno al loro debut-album In the Sign of Sin, sono le tastiere di Carlo, dal sapore che richiama anche Catatonia ultimo periodo, incrociato con il flavour introspettivo ma magniloquente di Icon, la chitarra di Mario e la voce di Orion. Interessante band, dicevamo, che va seguita proprio per la personalità che cerca di sviluppare, oltre che per la buona qualità live espressa.

La passionalità del tardo romanticismo, unita al metal melodico. Wagner ed i Dark Tranquillity, Rachmaninov chef a da guest in …And Justice for All.

 

Non sono i miei soliti vaneggiamenti, ma quella splendida realtà metal italiana che si chiama Dark Lunacy. Guidati dalla loro anima carismatica, il cantante e principale compositore, Mike (che con il nuovo taglio di capelli assomiglia ad Ugo Dighero!!!), il quintetto emiliano stimola subito il discreto numero di appassionati accorsi (che si producono in un mosh notevole, nonostante il numero limitato) con i brani tratti dalla loro ultima fatica, Weaver of Forgotten. L’impatto sinfonico del metal possente, ricco di melodia e magniloquenza dei DL, lascia il segno, con lo splendido lavoro in coppia delle due chitarre di Daniele Galassi e Claudio Cinquegrana, forse solo leggermente penalizzate in fase solista da suoni che, finora, sono stati eccellenti. La titanica e commovente potenza del combo emiliano si manifesta, però, in tutto il suo splendore, quando si vanno a toccare non solo le tracce dell’ultimo nato in casa DL ma, soprattutto, quella gemma del metal italiano che è The Diarist: Aurora è il perfetto incipit di un’eroica tragedia umana che si concretizza ancor di più con Motherland e Play Dead, dove la sessione ritmica guidata dai fulminei attacchi e dai repentini ed asimmetrici cambi di tempo di Alessadnro Vagnoni dettano i tempi della tempesta bellica che si abbatte sulla ‘Madre Terra’ Russia. L’apice, però è raggiunto dalla struggente Heart of Leningrad, dove Mike, che introduce l’anedotto del metronomo trasmesso dalla radio russa durante l’assedio, il Cuore della città che batte, il simbolo della voglia di sopravvivere, guida con la sua voce lacerante e calda, come fosse un Gandalf in versione death, la furia di un brano che segna la tua visione emotiva del mondo. Ultima parte più incentrata sui brani degli esordi con Through the Non-Time e la stupenda Dolls.

 

La grazia della forza, la potenza devastante del romanticismo… due semplici parole per tutto questo: Dark Lunacy!

 

 

Dawn of Memories