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31 luglio 2016

Live Report TESTAMENT + Methedras + Bullet-Proof @ Circolo Magnolia, Segrate (MI) – 30 luglio 2016

Report a cura di Andrea Evolti

 

Le foto del concerto qui

Foto : Silvia Belloni
Foto : Silvia Belloni

Il caldo non ferma la furia thrash dei Testament, che concludono al Magnolia di Segrate, la fase italiana del loro tour, davanti ad un pubblico incandescente e supportati da due ottime band di casa nostra, in una location che sta diventando una delle migliori e più efficienti, per i concerti metal estivi.

 

Si parte subito con la velocità e la dinamica thrash Bay Area, rivisitata da una rabbia moderna, con i Bullet Proof,  band di Bolzano della Hupka family -il cantante chitarrista è il padre del batterista- con all'attivo un solo album, l'esordio 'De-Generation' dello scorso anno e con un affiatamento ed un qualità live davvero esaltanti. Sullo stage secondario (dove si esibiranno anche i Methedras), il four-piece le cui radici sono ben piantate nella zona di San Francisco e nel sound Exodus (ultimo periodo), Death Angel, Forbidden, Testament ed anche Metallica di '...And Justice For All', inanella una serie di brani veloci, devastanti, tellurici e dall'alta caratura tecnica, non solo per gli assoli di Richard Hupka, ma per il generale affiatamento e la sicurezza compositiva di una band da tenere d'occhio: peccato, però, per la voce dello stesso Hupka, non sempre aiutata da una buona pronuncia, che risulta non perfettamente armonizzata con la fluidità del tutto. Un piccolo neo che, però, non deve ingannare: se amate thrash classico ma non fotocopiato, fresco ed aggressivo, seguite questa band, assolutamente.

 

Da una rivelazione a quella che è una certezza, una realtà assodata del metal italiano: i Methedras. Il combo meneghino, da più di dieci anni sulla scena e caratterizzato dal suo thrash cupo, possente e dinamico, ha subito molte metamorfosi ma, ogni volta che sale sul palco, dimostra un titanismo sonoro impressionante. Quadrati nelle ritmiche, ricercati in tempi, fraseggi ed assoli (molto bravo Daniele Colombo), la formazione lombarda pesca nel suo repertorio di quattro album, specie da 'Katarsis' e dall'ultimo 'System Subversion', le munizioni pesanti da scaricare sul pubblico assiepato davanti allo stage secondario, che scatena l'Inferno guidato dall'oscura e possente voce di Tito Maglia, influenza death, assieme a molti riff portanti ed alla sessione ritmica Bochi/Gotti, che rende molto personale ed incredibilmente distruttivo (grazie a dei suoni che, durante la serata, saranno quasi perfetti per tutte le band) il sound del four-piece italiano. Non si fanno prigionieri con i Methedras; Italia ed estero se ne stanno accorgendo e, soprattutto, se ne è accorto il Magnolia questa sera.

 

 

Si arriva al momento clou della serata e ci si sposta a non molti passi dallo stage secondario, verso il palco principale, dove tutta l'imponente scenografia di 'Dark Roots Of The Earth' e pronta ad accogliere Chuck Billy e soci che rompono subito gli indugi con la storica 'Over The Wall', innesco perfetto per la detonazione delle prime linee del pubblico che si prodigheranno in un mosh-pit costante per tutta la durata del concerto, vero sesto elemento della formazione nordamericana. Qualche problema ai volumi della voce, prontamente risolto, sulle note di 'Rise Up' e poi via, a capofitto in una performance devastante, carica di energia e stellare sotto il profilo qualitativo, dove spiccheranno, soprattutto, Skolnick ed Hoglan e la scelta di dare molto risalto ai pezzi storici del combo californiano: 'The Preacher', 'The Haunting', 'Practice What You Preach' e 'The New Order' segnano la prima parte del concerto, per l'entusiasmo dei presenti, con la voce di Billy orientata verso il timbro tagliente degli esordi, per poi passare alle brutalità death-oriented della seconda fase della carriera, dove spiccano la devastante 'D.N.R.', la quadrata e trascinante 'Dark Roots Of The Earth' e la catchy 'More Than Meet The Eye'. Peterson macchina da riff, ottimo anche nei suoi più numericamente limitati assoli, Di Giorgio cuore pulsante e liquido con il suo basso (e le sue arringhe in un italiano approssimativo, ma che strappa più di una risata) e davanti a tutti, sempre la coppia Billy/Skolnick a catturare l'attenzione, specie quando si portare il pubblico al limite, con 'Into The Pit', 'Disciples Of The Watch' (una delle canzoni simbolo dei Testament) ed il trittico finale 'Alone In The Dark' con splendido assolo/intro di Skolnick, l'iper-dinamica 'The Formation Of Damnation' e la conclusiva, terremotante e spettacolare 'Native Blood', che esaltano l'affiatamento e le virtù di una band incredibile sotto ogni punto di vista, una gestione suoni perfetta da parte del locale e l'energia di un pubblico che non viene soffocato neanche da afa e zanzare e pronto a trasformare l'Idroscalo in un meraviglioso campo di battaglia metal.

 

Poco da dire: i Testament si confermano forse il migliore live-act thrash attualmente in circolazione per dinamismo, sempre oltre ogni limite....sempre, Over the Wall!

 

 

Per le foto della serata clicca qui