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GOGOL BORDELLO

 

  THE LEGENDARY KID COMBO

 

FIGLI DI MADRE IGNOTA

 

CIRCOLO MAGNOLIA, Segrate, 07 Luglio 2011

 

 

a cura di Margherita Simonetti

 

 

In una serata calda, in mezzo a un “bordello” indescrivibile, io e i nostri due grandissimi fotografi Francesco Prandoni e Yuri Vazzola, abbiamo avuto la fortuna di presenziare a uno spettacolo funambolico di primissimo ordine, talmente disordinato da divertire quelli che erano al Magnolia con noi. L’allegria e lo svacco sono stati il leit motiv costante, l’attesa era tutta per i Gogol Bordello e per il loro point of view, sintetizzato nella voglia di fare un gran casino, quello che fa vivere la vita a pieno, poi in questo caso specifico dato da una produzione melodica come generatore di felicità e di festa, una figata insomma. Il riuscire a materializzare del suono da un qualsiasi oggetto esistente è già sinonimo di genialità e qui non è mancata. Le band THE LEGENDARY KID COMBO (che mi sono persa) e i FIGLI DI MADRE IGNOTA (da tenere d’occhio) con revival soprattutto di musica italiana in versione balkan punk, “scaldano” la rovente serata.

Ma ecco arrivare i pazzi dai denti d’oro, che fanno baldoria, che non si stancano mai, che vogliono godere della musica e fare godere il pubblico entusiasta insieme a loro perché la festa è per tutti. Non ho parole per descrivere cosa è uscito da lì in due ore di sonorità gipsy miscelate ad un punk rock d’oltre oceano in versione classica, sebbene di classico qui non ci sia nulla a partire dalle strumentazioni che variano dalle convenzionali fino alla fisarmonica, al violino suonato dall’esimio Sergey Ryabstev, alle percussioni, rendendo tutti protagonisti, nessuno escluso. Il tanto atteso frontman e leader Eugene Hütz sale su palco ed è delirio, affidando all’ intensa e coinvolgente “Tribal” lo start della serata. Le songs si susseguono una dietro l’altra, i cavalli di battaglia scorrono via veloci, la gente eccitata risponde. “Wonderlust king” fa impazzire la folla, di seguito “Frequencies of love” e “Immigrant punk” creano il delirio, si va avanti senza sosta, l’ultima parte dello show viene aperta da un intro di “The Wall” dei Pink Floyd che anticipa la fantastica “Purple”. Non manca il riferimento nazionale dedicato a Adriano Celentano, Eugene manifesta la sua passione per l’artista nostrano a cui regala anche la chiusura del live, con una “Soli” in versione Gogol punk rock. I saluti, sulle note di “Redemption song” di Bob Marley elargiscono un ultimo brivido. Boh, per descriverli solo una parola mi viene in mente, ed è immensi. Il resto non ha molta importanza. Il consiglio è quello di andare a vederli per assistere a qualcosa di diverso ma soprattutto per applaudire una band fuori dagli schemi più assoluti. Unica nota “stonata” è rivolta ai volumi, troppo bassi tanto da rendere l’acustica imbarazzante e creando uno sforzo uditivo non indifferente e soprattutto inutile. Lo staff del Magnolia, che è sempre impeccabile, merita un ringraziamento. Infine, un ultimo grazie per la bella serata va a coloro che erano con me, almeno quando sono entrata e quando sono uscita perché durante il concerto ci siamo persi. Rock on.

 

 

Tracklist:

Tribal

Ultimate

Not a crime

Wonderlust king

Frequencies of love

Immigrant Punk

Companjera

Last one goes to hope

Tc hustle

Immigraniada

Break the spell

Universes

Pala tute

Purple

Bis

Sun is on my side

Santa Marinella

Stivali e Colbacco (Celentano)

Darling

Alcohol

Soli (Celentano)