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 I-DAY FESTIVAL 2011

  

OFFSPRING

SIMPLE PLAN

NO USE FOR A NAME - TAKING BACK SUNDAY

FACE TO FACE- IF I DIE TODAY - ADAM KILLS EV

 

Arena Parco Nord Bologna 4 Settembre 2011

 

Report a cura di Andrea “Canthc” Cantelli

 

L’estate sta finendo (già ho citato i Righiera e sto morendo dentro!) e in Italia è tempo per il consueto rock festival di fine stagione. Anche quest' anno la città prescelta ad ospitare questo evento è Bologna dove si svolge il tradizionale I-DAY FESTIVAL (il vecchio Indipendent per capirci!).

 

Il primo giorno me lo salto a piedi pari essendo la giornata dedicata all’indie rock ed io come è risaputo ascolto solo punk, black metal e poco altro…tutto il resto mi fa più o meno schifo e l’indie commerciale di ultima mandata mi urta in maniera particolare quindi opto per andare in un centro sociale a vedermi delle bands punk, ma come al solito sto divagando e andiamo al racconto del I-Day Festival.

 

La truppa parte da casa mia in Romagna e io ho un mal di testa che la metà sarebbe abbastanza causa un incontro ravvicinato con una bottiglia di scotch la sera prima, ci aggreghiamo al traffico di chi sta tornando dalle vacanze per raggiungere Bologna. Il tempo prometteva battaglia ma per il momento sembra reggere e in men che non si dica entriamo nella cara location che è l’arena Parco Nord, teatro di moltissimi concerti visti nel corso di questi punk years. Come di consueto mi intrattengo troppo nei saluto di rito e mi perdo le due bands italiane di apertura, rispettivamente gli Adam Kills Eve e gli If I Die Today.

 Ma di tempo per cazzeggiare (il correttore automatico mi scrive pazzeggiare e fa anche più ridere!) non ce ne è infatti mi precipito in area foto e gustarmi finalmente dopo vent’anni di carriera il primo concerto in Italia dei Face To Face. La band di Victorville come di consueto è in forma splendida e regala ai presenti un’ ottima performance alternando classici “Disconnected” “You’ve done nothing” e pezzi tratti dall’ultimo disco l’ottimo “Laugh now, Laught later”. Trever (il cantante) ha una camicia oscena (ora faccio anche il critico di moda…ebbene si!), Scott (bassista e fratello del chitarrista dei Foo Fighters per chi non lo sapesse) diletta i presenti con i suoi giri al fulmicotone, insomma c’è stato da divertirsi, alla fine promettono anche di tornare presto e in un piccolo club…spero vivamente mantengano la promessa.

Il cielo comincia ad annuvolarsi in maniera minacciosa proprio mentre sul palco stanno per salire i Taking Back Sunday, rimango basito dalla visione di Adam Lazzara in pessima forma, visibilmente ingrassato e svogliato. Vi ricordate Diego quello che giocava nella Juventus? Ecco ora è identico a lui (stessa faccia, stessa pettinatura e stesso atteggiamento da fancazzista) ma con cento chili. Comiciano alla grande con “Cute without the E” ma dopo qualche canzone si abbatte su Bologna l’atteso nubifragio, io mi vado a riparare in zona backstage. I TBS interrompono e poi ricominciano, io ritorno solo verso la fine, in tempo per sentirmi “Make Damn Sure” e constatare che Adam Lazzara non ce la fa più neanche con la voce…peccato come frontman mi piaceva parecchio e ora sembra veramente diventato la caricatura di se stesso.

A riportarmi il sorriso e pure un raggio di sole (momentaneo) sul parco nord ci pensano i No Use For A Name band che avrò visto oltre venti volte, ma dal vivo non mi stufano mai, per quanto i loro ultimi dischi non li ritengo all’altezza di quelli usciti a metà anni novanta. Alla batteria non c’è il solito Rory Koff ma viene degnamente sostituito da Boz Rivera (Rich Kids on LSD, Mad Caddies). Scaletta standard per la band di San Josè che delizia i punk rocker di varie generazioni accorsi al festival, oggi niente cover dei Misfits…ma me ne faccio una ragione. Gli anni passano anche per Tony Sly e ora non salta più come un tempo, credo dica tutto la battuta fatta dal mio amico Ste dopo un suo jump “Cant ve che salto da vecchio!” eh si ragazzi ginocchia finite per il vecchio Tony.

 La pioggia ancora non ha finito e dopo lo show dei NUFAN c’è un altro scroscio, credo che le condizioni meteo instabili abbiano fermato molta gente, infatti oggi non si può considerare un pubblico da grandi occasioni.

 

Arriva pure il momento dei Simple Plan che saranno anche dei gran bravi ragazzi, ma non ho la pace interiore per affrontare la visione di questi ultratrentenni che saltellano e muovono le braccia con le ragazzette che gli urlano dietro. Me li guardo da posizione man mano sempre più defilata fino a raggiungere i bar ed è li che rimango per tutta la loro esibizione.

Ecco arrivato il momento degli headliner e dopo 12 anni tornano sul palco dell’Indipendent i The Offspring. Io ero presente anche nel 1999, e con non poca amarezza noto quanto sia diversa e in discesa la situazione musicale nel nostro paese. Vabbè nel ’99 sul palco prima degli Offspring c’era anche un certo Joe Strummer (Goodbye Inspiration).

Ma basta brancolare nei ricordi e veniamo al concerto, gli Offspring fanno la solita scaletta che fanno ogni volta, composta di hit che tutti abbiamo amato e sentito tantissime volte nel corso degli anni. Lo show è come al solito impeccabile anche se è evidente che in questi ultimi anni gli Offspring ci mettono ben poco cuore. Mi fermo se no rischio di attaccare una band che stimo tantissimo e poi devo ammettere che è impossibile rimanere impassibili quando suonano canzoni come “All i want” “The kids aren’t alright” o “Self esteem”.

Finito il concerto è tempo di saluti e al ritorno devo anche riaccompagnare a casa Manca che è in piena e mi parla di un sito svedese dove si compra quelle calze orribili che porta e che tra l’altro le paga 8€ al paio, io come da manuale non lo sto ad ascoltare, guardo fisso la solita A14 che si snoda di fronte ai miei occhi e rifletto sul fatto che mi sono divertito ma a questo festival è senza dubbio mancato qualcosa.

Passo e chiudo e alla prossima

 

Foto a cura di Francesco Prandoni

Tutte le foto dell'evento QUI