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ICED EARTH

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White Wizzard + Fury UK

 

Alcatraz Milano - 14 Novembre 2011

 

a cura di Andrea Evolti

 

Ritorno in grande stile per gli Iced Earth in Italia, freschi di una nuova release e di un nuovo cantante. Tutti gli occhi (non moltissimi, per via del giorno e del numero di concerti che riempiono il Novembre meneghino) dell'Alcatraz puntati, ovviamente, sul singer Stu Block, che ha il difficile compito di non far rimpiangere lo split con la voce storica degli I.E. Barlow.

 

Come aperitivo abbiamo gli inglesi U.K. Fury, three-piece britannico dedito ad un classic-metal dalle forti tinte hard-rock americane. Divertenti, bravi ed energici, i tre raccolgono le simpatie dell'ancora esiguo pubblico e riescono a guadagnarsi una bella dose di applausi (meritati). Dall'apertivo ad un corposo e squisito antipasto, con il quintetto californiano degli White Wizzard, che sembrano usciti da un locale di Londra, visto che ricordano molto una certa e promettente band albionica di nome Iron Maiden. Dediti ad una visione più virtuosa e potente della NWOBHM, la formazione americana entusiasma tutti, con i suoi brani che sembrano quasi cover della Vergine di Ferro, ma talmente impreziositi dalla bravura di Micheal Gremio, fusione tra Di Anno e Dickinson, e le asce Jake Dreyer e CJ Cussell. Per maideniani convinti....ma non solo.

 

Dystopia è il titolo dell'ultimo lavoro e della sua opener, e con distopia, Jon Schaffer e compagni ci presentano l'ultimo arrivato in casa Iced Earth, Stu Block. Immediata la mente corre a Barlow, visto che Block, sulle note della già citata opener e di una serie devastante ed ardente di classici della band della Florida, come Burning Times ed Angels Holocaust, risulta essere una versione più tagliente ed aspra del rossocrinito ex-singer, una specie di via di mezzo fra la teatralità di Barlow e la lacerante aggressione di Owens. L'impressione è ottima perchè, durante l'abbondante ora e mezza di concerto e nonostante dei suoni non perfetti che hanno soffocato un po' i solismi di Troy Seele, si è potuto apprezzare tutta l'imperiosa e dirompente carica epica dei brani classici avendo, in più, anche l'impressione di non trovarsi di fronte ad un impersonale emulo di Barlow, ma di una sorta di suo discepolo che sta cercando di trovare una sua via interpretativa che nasce, però, da radici comuni. Quindi splendidi e laceranti acuti in Last Laugh e Stand Alone, e la profonda e viscerale teatralità di Damien e The Coming Curse. La band, dal canto suo, gli da un forte appoggio, sfoderando una prestazione incandescente, con Schaffer a guitare l'assalto con le sue pennate a mitraglia e mettendolo a suo agio, anche con la goliardica trovata delle finte scalette che citavano tutte 'Stu loves Cock' (lascio a voi la traduzione!), assieme ad un pubblico leggermente esiguo ma calorosissimo. Leggermente messo in secondo piano il nuovo album (forse per meglio valorizzare le doti di Block, molto vicine a quelle di Barlow?), con solo la title ed i brani V e Dark City a completare una scaletta che ha il suo apice nella titanica suite Dante's Inferno. Chiusura con il botto all'autoreferenziale (nel titolo) Iced Earth, per una performance da circoletto rosso, carica di energia e classe, come gli Iced Earth hanno da sempre assicurato ai loro fan. Dopo un periodo instabile, sembra che nel five-piece americano sia tornata la stabilità giusta per lanciare l'assalto al futuro, anche con un album tutt'altro che sottovalutabile come Dystopia. Welcome back...to the Iced Earth!