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Live Report ON MY HONOR + CASES @ Pesaro - 17 Marzo 2012

Report a cura di Marco Ricciotti

 

Foto a cura di Andrea 'Canthc' Cantelli

 

 

Ci piace proprio un casino andare ai concerti. Ci piace di più quando suonano i Cases. Si parte nel pomeriggio in direzione Pesaro con Zeta, il cantante/bassista della suddetta band, ma prima ci tocca bere una birra con la vodka alla menta, perché è San Patrizio, perché Cant santifica sempre le feste, buttare giù quell’intruglio è paragonabile a una tortura medievale. Tuttavia non è peggio del cd che ha in macchina Zeta, lui dice che è di sua sorella ma noi non gli crediamo… 

Arriviamo a destinazione e troviamo gli altri due membri dei Cases, il posto è una figata: una sala prove che alcuni ragazzi del posto hanno adibito a venue per concerti, se avete mai visto le foto di qualunque basement show che vanno così forte in USA, avete capito la situazione.

 

 

Scambiamo le prime parole con gli On My Honor e c’è subito intesa, il punto cardine è “Rufio are so underrated”, gli si vuole già un gran bene!

Cena veloce, partita a House Of The Dead 2 in sala giochi ed è ora che cominci il concerto. I Cases li avrò visti centomila volte ma non mi stanco mai, sarò di parte ma i pezzi sono proprio fighi e sono proprio bravi, poi stavolta non hanno neanche suonato benissimo (a causa anche di alcuni problemi ad una chitarra) però hanno fatto una gran bolgia e in uno show del genere, a mio parere, coinvolgere il pubblico conta più di ogni nota sbagliata. Come ultima canzone improvvisano una cover di “Still” dei Rufio con il cantante degli On My Honor alla voce, momenti bellissimi e ci si vuole tutti un gran bene.

E’ giunta l’ora degli headliner, vengono da Knoxville, Tenneseee e voi direte “cosa cazzo c’è a Knoxville?” non lo so, è la città natale di Quentin Tarantino, chiedetelo a lui.

Gli On My Honor fanno quel pop punk veloce e potente, tipo gli Shook Ones ma meno hc, che purtroppo tende sempre ad annoiarmi e farmi farmi dire brutte parole, tuttavia loro lo fanno parecchio bene: le canzoni sono ben scritte e sono anche discreti tecnicamente, non ci sono breakdown scontatissimi a rovinare tutto, lo fanno un po’ alla vecchia e si vede che i Rufio sono il loro gruppo preferito! La situazione gli è sicuramente congeniale, si divertono loro e si diverte il pubblico. Insomma, nonostante la giovane età se la cavano molto bene, si meritano questo tour europeo e sarà un’esperienza che li migliorerà ancora. Penultima canzone, un chitarrista (quello molto bravo) dice “if you don’t know this song, we can’t be friends”, siccome vogliono essere amici di tutti parte la cover “Dumpweed” dei Blink 182, siccome siamo amici la cantiamo tutti insieme, gli si vuole proprio bene a questi ragazzi.

Post-concerto composto da cover dei Rancid in acustico, mani gonfie nel tentativo di rompere un pannello di legno come prova di forza, vodka tonic e felicità.