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Live Report ORIGIN+Psycroptic+Leng Tch'e + Dichtated @ Carlito’s Way – Retorbido (PV) – 29/02/2012

Report e foto a cura di Andrea Evolti

Violenza e virtuosismo, brutalità ed estro: questi i comuni denominatori della data di Retorbido degli statunitensi Origin, supportati da altri combo dediti alla ferocia ultra-tecnica. Il tutto, ovviamente, contornato da un’atmosfera (prima e dopo le performance, naturalmente) assolutamente rilassata e cordiale, con i musicisti che parlavano, bevevano e gestivano i loro stessi stand, gomito a gomito con il pubblico.

Saltata la partecipazione degli Ite Missa Est, a dare il via alle azioni d’assalto sono gli olandesi Dictated, five-piece estremamente potente e dal grande impatto sonoro, guidato dalle chitarriste Jessica Otten e Sonja Schuringa. La band dei Paesi Bassi, con all’attivo un solo album ‘Summary of Retribution’ mette energia, entusiasmo ed una buona dose di preparazione e compattezza, con il suo death che guarda molto ai Sinistre ed anche oltre oceano (Malevolent Creation), ma risultano un po’ monotoni, a lungo andare, proprio per la scarsità di variazioni chitarristiche e di assoli. Niente male, ma attendiamo una maggiore maturazione.

Siamo sempre nel Benelux, ma ci spostiamo nelle Ardenne con il quartetto belga dei Leng Tch'e (vera acrobazia linguistica, questo monicker!), fautori di un death/grind intenso, bilanciato e godibilissimo. Salta subito all’occhio l’esperienza dei 4 di Ghent: 5 album ed esordio che risale al 2002. Frammenti di Napalm Death di Harmony Corruption e Utopia Banished con accelerazioni alla Brutal Truth, ma sempre con quella fluidità death, rendono la performance dei Leng Tch’e molto apprezzabile, con un’ottima risposta da parte dei presenti.

Da un capo all’altro del mondo, per essere massacrati estaticamente da quei diavoli della Tasmania che rispondono al nome di Psycroptic e dal loro brutal death schizoide e virtuoso che ha nel chitarrista Joe Haley la degna rappresentazione del personaggio di Taz…ovviamente per lo stile musicale. Freschi del nuovo lavoro (il quinto) The Inherited Repression, il four-piece australiano assalta i sempre più reattivi (anche se non numerosi) presenti, con il loro death irrequieto, brutale e dalle strutture frenetiche, supportato da un sezione ritmica a velocità warp e con i brani del già citato ultimo lavoro e di quello precedente, il monumentale Ob(Servant). Guida l’assalto il singer Zdeněk "GTboy" Šimeček, sostituto del front-man ufficiale Jason Peppiatt. Frenesia e brutalità, furia devastante e lucidità esecutiva fanno il loro effetto su di un pubblico sempre più dedito allo stage-diving ed al mosh-pit più violento. La chitarra di Haley, che propone una fusione quasi indistinguibile tra ritmiche ed assoli/fraseggi è il faro in questa stupenda tempesta sonora che ottiene boati d’approvazione da parte dei loro die-hard fan e non. Per i diavoli del Pacifico, un altro inerme villaggio del Mediterraneo conquistato.

Dal Kansas, terra di immensi (ed inquietanti) piantagioni di granturco, arrivano quattro ‘Figli del Grano’ (sarebbero l’orgoglio di papà King!) posseduti da funambolici demoni della dissezione musicale che portano il nome di Origin. Dopo una breve intro, che stimola ulteriormente l’eccitazione dei presenti, ecco salire i 4 statunitensi che assaltano subito alla giugulare gli spettatori con il loro brutal-death virtuoso ed ultra-complesso, ricco di cambi ti tempo e dalla ferocia inumana. Direttore d’orchestra di questa talentuosi Hannibal Lecter musicali, quello che è anche il loro primo violino: l’ax-man Paul Ryan. Il quartetto australe mette sul piatto tutto il suo repertorio, che va dall’ultima fatica Entità, passando per il titanico Antithesis e facendo puntate anche nelle sue prime produzioni, estraendo munizioni pirotecniche da Informis Infinitas Inhumanitas. Fondamentale, durante una performance assolutamente incredibile come quella di mercoledì sera, l’apporto della sezione ritmica, specie dell’addetto alla contraerea John Longstreth, drummer tellurico, dalla tecnica e dalla fluidità esecutiva veramente sorprendente, tanto da far sembrare quel Maelström compositivo che è Swarm, un normale esercizio di riscaldamento. Ad incitare un pubblico un po’ esiguo ma agguerritissimo, la voce catacombale e ferina di Jason Keyser, un trascinatore come pochi che invita i kids allo stage diving più selvaggio, invitando anche gentili fanciulle a salire sul palco ed a trasformarsi in Navy Seal in azione. La furia schizoide degli Origin è resa ancora più sublime dall’operato Ryan quando si produce in passaggi ed assoli a velocità neutrinica, pur mantenendo una pulizia esecutiva incredibile, che permette di godere di ogni singolo passaggio dello splendido lavoro del chitarrista statunitense. Finale con doppio bis per la band di Topeka, che chiude un’ottima serata di death estremo (ma qualitativamente notevole), che prosegue con i musicisti di tutte le band impegnati a firmare autografi e fare 4 chiacchiere con tutti….mentre sono intenti a vendere CD al loro stesso stand! L’umiltà del genio!

ORIGIN

Psycroptic

Leng Tch'e

Dichtated