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SHADOW GALLERY

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MAPLERUN

 

ALCATRAZ, MILANO 06/10/2010

 

Report a cura di Andrea Evolti

 

L'avevo detto ad un mio amico e collega che l'ha postato su Facebook (correttamente attribuendomene la paternità....aveva paura che qualcuno l'incolpasse per uno dei miei vaneggiamenti!). Ho scoperto il livello superiore alla perfezione: si chiama Shadow Gallery. E' un'affermazione pericolosa, forse esagerata, ma solo chi era presente Mercoledì 6 Ottobre all'Alcatraz, potrà capire il mio entusiasmo, e non solo perchè questa era il primo tour in assoluto del six-piece americano: c'era molto altro. Un album nuovo dopo quasi due anni dalla tragica scomparsa della loro voce, Mike Baker. Un nuovo cantante, Brian Ashland, che segna una seconda fase nella carriera della band, con uno stile diverso da quello del compianto Baker. C'era, soprattutto, la voglia di portare sulle assi del palco quei capolavori che da circa 16 anni mandano in visibilio un pubblico ristretto, ma selezionato, di fedelissimi di questa particolare prog-metal band che,mi sia concesso, ridicolizza letteralmente, in sede live, certi osannati (spesso a sproposito) pezzi da 90' della scena musicale progressive (se pensate a quel nome, bene, avete vinto il primo premio). C'è stata, soprattutto, magia ed emozione, qualcosa che non si incontra spesso. Ma facciamo un passo indietro.

Ad aprire la serata, una piacevolissima sorpresa, vale a dire gli ateniesi Maplerun, quartetto agli esordi con il suo lavoro House On Fire, che mostra una personale, coinvolgente ed energica mistura tra Tool, Porcupine Tree, Stone Sour, qualche sprazzo del crossover-metal recente che richiama agli At The Drive-In ed, infine, un'energia quasi solare che rendono pezzi come il singolo For You, un vero e proprio detonatore adrenalinico. Bei suoni, coesione del gruppo, pezzi sentiti e con un'anima e voglia di suonare e divertirsi con il pubblico (ancora esiguo, ma più che mai partecipe) e per il pubblico, rendono questi Maplerun una realtà da tenere d'occhio. Complimenti.

Le note di 'Bohemian Rapsody' che escono dalle casse non servono ad intrattenere il pubblico: sono un omaggio che gli Shadow Gallery tributano a Freddie Mercyry e soci con la solennità di un vero e proprio rito. I presenti sono aumentati di numero, niente di sconvolgente per l'Alcatraz ma, sarà per l'atmosfera oppure per il fatto che chi era lì ha seguito il combo nord-americano per anni ed attraverso i canali quasi underground che si occupavano di questi fantastici musicisti, sembra di essere pronti ad assistere un evento epocale; e così sarà. L'uno-due assestato dalla band è di quelle che tutti hanno sempre immaginato nei loro sogni, mentre per anni hanno atteso il momento di vederli dal vivo: War For Sale e Mistery (precedute dallo strumentale Stiletto In The Sand) avvolgono l'audience come il vento di una tormenta nel deserto e la portano in terre lontane...ma che sono solo il lato nascosto dei nostri tempi. Non c'è sbavatura, imprecisione, né una resa deludente di quello che abbiamo sentito in dischi come, appunto, Tyranny: ciò che si sente è la MUSICA come suona nel cuore di chi la ama. Gli Shadow Gallery performano questi tre brani come un'unica entita, come la voce di un essere solo che è qualcosa di più che la somma dei membri che lo compongono. Allman cesella assoli meravigliosi, assieme a Gary Wehrkamp, chitarrista-tastierista-corista (e per un brano sarà anche batterista!), non solo per tecnica, ma anche per feeling e naturalezza. Questo sconvolge degli S.G.: tutto è meravigliosamente naturale per loro. Naturali sono le evoluzioni ritmiche piene di nerbo e virtuosismi mai pesanti (come dimostra la sua esibizione-assolo a metà concerto: musica e giocoleria all'unisono) di Joe Nevolo. Limpidi e maestosi i cori di Carl Cadden-James, la mente ed il collante della formazione della Pennsylvania, che si produce anche in pregevoli passaggi di flauto, sempre presenti sui loro album. Tutto questo per i soli primi tre pezzi....ma il meglio deve ancora venire. Difficile spiegare l'emozione di essere investiti dal vivo da track come Deeper Than Life, Questions At Hand e Pain dall'ultimo lavoro, Digital Ghosts. Proprio dall'ultimo lavoro si deve partire per capire quale altro grande acquisto sia Brian Ahland. Sentire la sua stupenda voce Tate-oriented (ci si aspettava, quasi, di sentirlo partire con il chorus di Speak) in pezzi come Crystalline Dream (brividi!) ha solo mostrato quando l'arte degli S.G. Sia assolutamente senza tempo, in grado di rinascere anche con voci diverse, grazie anche alla bravura smisurata di questo cantante che suona assoli di chitarra a livello stellare e si dimostra anche ottimo tastierista. Un'entità che è più della somma delle individualità, dove chi si unisce porta del suo e riceve: qui una menzione d'onore per il turnista Eric Diegert alle chitarre-tastiere-cori, meraviglioso ad alternarsi con Wehrkamp più volte nello stesso brano. Ci sarebbe altro da dire...ma sarebbe troppo per un report e troppo poco per quello che si è visto. Aggiungo che la chiusura con Room V e Golden Dust ha suggellato 2 ore di qualcosa di più di musica con la M maiuscola. Si è trattato di sogni che si materializzano.....anche grazie a Mike Baker, ricordato dai suoi amici del gruppo e dei fan, in questo show. C'era anche lui in quei brani. Di sicuro uno dei più bei concerti che abbia mai visto ed il candidato ad essere lo show dell'anno. Indimenticabili.

Pubblicato il 9 Ottobre 2010