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Stone Temple Pilots

 

28 Giugno 2010 @ Alcatraz Milano

 

Report a cura di MauRnrPirate

 

Foto a cura di T-One

 

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Quando alcuni mesi fa, fu annunciata sul loro sito web, la loro data italiana, ero davvero al settimo cielo. Inizialmente prevista al Carroponte e poi al Palalido,la data si è tenuta in un esauritissimo Alcatraz a Milano. Lo stage è scarno, non ci son grossi effetti speciali ne marchingegni ma soltanto un grosso telo sullo sfondo che riproduce la copertina del loro fortunatissimo disco omonimo dopo la reunion , vale a dire l’omonimo “Stone Temple Pilots”. Le luci rimarranno per praticamente quasi tutto il concerto, molto soffuse, creando un’atmosfera intima tra la band e il loro pubblico, composto da gente principalmente dalla trentina di anni in su, cresciuta con loro e la loro musica, ma anche addirittura da qualche bambino, portato dentro dai genitori rockers. Molta attesa per me particolarmente era per Scott Weiland, che fino a qualche anno addietro era il cantante dei Velvet Revolver, separazione inizialmente molto dolorosa tra le parti, come d’altronde la fu quella coi fratelli De Leo, ma ora separazione fagocitata ampiamente dalle varie parti. Scott è sicuramente uno dei migliori cantanti in giro, che compensa con una padronanza assoluta del palco e movenze uniche, la sua nota avversione a note altissime e simili. Robert De Leo è elegantissimo in giacca, cappello e occhiali da sole e da un contributo grandissimo ritmicamente col batterista Eric Kretz, uno dei batteristi sicuramente piu’ sottovalutati di sempre, un autentico mostro e macchina da guerra mentre suona. Dean De Leo è come sempre molto discreto nei suoi assoli, che son davvero sempre ben riusciti. Scott, durante il concerto, impugnerà diverse volte il suo megafono per accompagnare hits quali ”Crackerman” e lo lascerà anche a un’emozionatissima fan per l’attacco di “Dead and bloated” nei bis. Alcune volte viene ricordata l’origine tricolore dei fratelli De Leo e Robert parlerà due o tre volte in un italiano pressoché perfetto all’entusiasta pubblico . Diverse canzoni dell’ultimo cd vengono eseguite e tutte vengono recepite benissimo, da “Between the lines”, che riceve un autentico boato degno di un goal di Luis Fabiano ai Mondiali, a “Hickory Dickotomy” fino alla ritmatissima “Bagman”. Sicuramente sono pero’ i grandi classici come “Plush” e “Interstate love song” che fanno emozionare totalmente tutto il pubblico che le canta strofa per strofa. Una piccola pecca del concerto che non è durato moltissimo rispetto alla loro lunghissima produzione ed è durato un’ora e quaranta minuti. E’ veramente stupido e deleterio, definirli semplicemente una “grunge band” quando solo il primo disco “Core” ha palesi riferimenti al sound di Seattle e in ogni album hanno sempre saputo stupire e, diverse volte hanno reso omaggio a Rolling Stones, Led Zeppelin, Pink Floyd e molti altri con le loro idee, creando un sound particolarissimo e unico che sicuramente ha influenzato un’infinità di nuove band. Chi non c’era, si è perso un evento, di cui molti parleranno negli anni e spero vivamente che ritornino presto. Il concerto è stato chiuso dalle note di “Trippin’on a Hole in a paper heart” ed è stato emozionante vedere la band cosi’ sentitamente sincera nell’abbracciarsi a fine concerto e quindi aver celebrato il ritorno del “figliol prodigo” Weiland alla base.

 

SET LIST:

01. Vasoline

02. Crackerman

03. Wicked Garden

04. Between The Lines

05. Hickory Dichotomy

06. Big Empty

07. Sour Girl

08. Creep

09. Plush

10. Interstate Love Song

11. Bagman

12. Huckleberry Crumble

13. Tumble In The Rough

14. Lounge Fly

15. Sex Type Thing

BIS:

16. Dead And Bloated

17. Trippin' On A Hole In A Paper Heart

 

Pubblicato il 1 luglio 2010