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SUFFOCATION + Cattle Decapitation + Blood Red Throne + Adimiron + Sephirah + Kaptivity + God Save the Hell + Under the Ocean @ Carlito's Way, Retorbido (PV) 10/03/2012

Report e foto a cura di Andrea Evolti

Ancora di scena nell'arena del Carlito's Way il death metal più oltranzista e tecnico, stavolta con un vero e proprio festival, quello di sabato 10 Marzo, che ha visto nei pressi di Retorbido unirsi alla carovana capeggiata dalla storica band americana dei Suffocation, altre 4 formazioni di casa nostra, oltre ai capitolini Adimiron, già opener fissi della tournée europea del combo d'oltre oceano.

Sfortunatamente, causa il poco tempo a loro disposizione ed il traffico per una manifestazione nel comune limitrofo, ci perdiamo l’esibizione degli Under the Ocean. Ci scusiamo con la band se non possiamo commentare la loro performance.

 

Per i God Save the Hell, però, non abbiamo scuse e siamo pronti ad assistere alla performance della band di Rozzano. Il quintetto milanese (orfano del tastierista Berth) ci propone un death metal dalle dinamiche thrash, abbastanza oscuro ed aggressivo anche se con un guitar-work leggermente deficitario per quel che riguarda passaggi melodici ed assoli. Buona prova, comunque, anche se il tempo a disposizione non è molto per poter giudicare.

Da Milano a Parma, con il quintetto dei Kaptivity, anche loro freschi di debutto discografico con Walk Into The Pain. Grezzi e brutali, tanto da ricordare, in alcuni passaggi, elementi della scuola di Stoccolma (Dismember, Entombed), il five-piece emiliano si produce in un concerto un po’ statico, dal punto di vista della presenza scenica, nonostante gli sforzi del gigantesco singer Franz. La potenza c’è, ma il minimalismo chitarristico (con suoni anche troppo secchi) sembra non rendere molto con l’impronta americana ricercata dalla band: forse sarebbe meglio seguire i geni scandinavi che fanno capolino nelle loro composizioni.

Violenza, atmosfera e misticismo si fondono molto bene nella musica dei bresciani Sephirah. Five-piece che vede al suo interno la presenza delle keys di Hecate, propongono un death articolato ed oscuro, con passaggi a volte doom, ma anche con una certa gelida atmosfera black, pur rimanendo una formazione estremamente death, dove ottimi musicisti riescono a dare vita ad una proposta interessante, che vede la fusione death+keys (sulla base di Nocturnus ma, più appropriatamente riconducibile ai Crypt of Kerberos) come piattaforma di partenza per svariare con scorribande in diversi generi, ma mantenendo una forte personalità di base. Interessanti.

Tocca ai romani Adimiron, la band italiana più esperta di questa giornata, unico opening-act itinerante italiano per il tour dei Suffocation. Tre album all’attivo, tra i quali il recente K2, dove il quartetto laziale da una svolta significativa al proprio stile, passando dal superbo ed intrigante melodic-death sinfonico degli esordi, ad un moderno, groovy ma anche molto derivativo thrash/groove metal. La band mostra sicurezza ed un impatto notevole, che ottiene un certo movimento da parte dei presenti, grazie anche alle indubbie doti dei suoi musicisti, compatti ed in perfetta sintonia tra loro. Si respira benissimo quel misto di violenza, tensione e livore che il four-piece romano vuole trasmettere, anche se, a livello di gusto personale, la loro proposta appare, oggi, molto trendy e standardizzata; si tratta, però, di una scelta che gli Adimiron dimostrano di sentire profondamente e di riuscire a portare avanti con grandi risultati in sede live, qualità e visceralità. Da stimare.

Arriva l’armamento pesante, le elite di combattimento: tocca alla prima band della trimurti di questo tour. Direttamente da Kristiansand (ironia della sorte, vista anche la testa di finta in decomposizione, impalata da loro sul palco) i carriarmati del death/thrash moderno e d’impatto: Blood Red Throne. Compatti, affiatati e spietati, i 5 scandinavi mostrano subito le loro doti annichilenti e la loro notevole esperienza (dal 2000 sulle scene e 6 lavori all’attivo) assaltando il pubblico che contrattacca con mosh-pit e slam-dancing selvaggio. Chitarre massicce e dagli assoli essenziali ma veloci, supportate dalla devastante batteria di Emil Wiksten, vanno a rifornirsi nella discografia della band norvegese, dal primo lavoro Monument of Death fino alla più recente uscita Brutalitarian Regime, sempre mantenendo una velocità altissima ed una pesantezza inenarrabile, risultato della fusione della scuola thrash Pantera/Machine Head con la più famigliare scena thrash/death scandinava rappresentata dai colleghi Carnal Forge, Dew Scented e dagli americani God Forbid. Guidati, infine, dal growler Yngve Bolt Christiansen e dal sosia di Dimebag Darrell, Ivan Gujic (uno dei due ax-man), i BRT terminano una prestazione dirompente ed di altissimo livello adrenalinico, che mette a dura prova il pubblico, ma ben lo prepara per l’uno-due finale.

E ci voleva proprio un buon warm-up, perché quando arrivano i 4 di San Diego che rispondono al nome di Cattle Decapitation, la ferocia e la schizofrenia aggressiva vengono lasciate in totale libertà. Irrequieti, abrasivi, virtuosi, brutali ed ultra-tecnici, i CD sin dal 1999 seviziano e deliziano gli appassionati di gore e death brutale ma virtuoso, con un sound che incorpora elementi di techno-grind in un contesto di death elaborato ma estremo, sia per brutalità che per scrittura ai limiti del progressive: una sorta di incrocio tra Cannibal Corpse, Dying Fetus, Zubroska e Necrophagist. Subito parte l’assalto pirotecnico e schizoide del fulcro patologico del combo californiano, il chitarrista, Josh Elmore, funambolo torturatore che dipinge estemporanee di delitti con i colori presi da Humanure, l’esordio To Serve Man o il più recente The Harvest Floor, alternando laceranti e veloci ritmiche ad assoli vorticosi e spettacolari. Un buon quadro ha bisogno, però, di un’ottima cornice ed a questo ci pensano Derek Engemann al basso ed il tentacolare batterista David McGraw, vero generatore delle scene di delirio che si possono osservare tra il pubblico, intento a massacrarsi con classe e dignità. Presenta la serata, la voce gentile ed affabile del nostro seviziatore verbale, Travis Ryan, vero esempio di che cosa può fare la frenetica vita della California, ossia donarti una fantastica voce da tauren di WoW (World of Warcraft, N.d. A.) e la mimica di Norman Bates dopo un elettroshock. Splendidi, artistici, sadici e dal personalissimo buon gusto: una band tutta da vedere e scoprire, per le gioie dei gourmet della dissezione. Assolutamente tra i migliori della serata.

Atto finale con il main-course della serata, il piatto forte di questa cena: Suffocation. Una delle band più personali e di rilievo del panorama death/brutal tecnico della scuola di New York, il quintetto di Centereach, che ha da poco sostituito lo storico singer (temporaneamente e per problemi personali) Frank Mullen con il cantante dei Decrepit Birth, Bill Robinson, parte subito con il passo giusto e, benché si ritroverà ad avere un suono un po’ secco alle chitarre di Hobbs e Marchais, non lascia dubbio sui suoi intenti: taking no prisoners!!!!! Spinti dall’inarrestabile e mai scontato drumming di Dave Culross i 5 americani scatenano un vero e proprio campo di battaglia, con l’audience mai dopo o stanco di lanciarsi in mosh-pit furibondi grazie al death possente, veloce e brutale, ma dall’elevatissima varietà di riffing, dalla tecnica nei duelli d’assoli delle due asce, nei cambi di tempo e nelle atmosfere pesanti ed orrorifiche generate dal combo a stelle e strisce. Da Effigy of Forgotten, l’esordio targato 1991, passando per Breeding the Spawn ed il titanico Pierced from Within, dal quale estraggono la mastodontica title-track, fino a giungere al recente omonimo o all’ultima fatica Blood Oath, il quintetto guidato (per stasera) da un Robinson che riesce, con la sua ugola gutturale ma dalla capacità di articolare fluidamente le oscure lyric dei brani proposti, a non far rimpiangere il singer ufficiale della band, crea un’alchimia di atmosfera, ferocia, dinamismo ed entusiasmo. Tutto ciò spiega, assieme alla devastante reazione dell’incontrollabile pubblico del Carlito’s Way bene il perché dell’importanza conquistata dai Suffocation, in 22 di onorata carriera, per la scena metal estrema e l’attaccamento dei loro fan. Concerto assolutamente stellare, che ci fa venire l’acquolina in bocca (e le contusioni alle giunture), nell’attesa dell’uscita del loro nuovo lavoro. Per ora, un mirabile affresco di brutalità e violenza, dipinto con l’abilità dei grandi artisti. Imbattibili.

 

 

SUFFOCATION

Cattle Decapitation

Blood Red Throne

Adimiron

Sephirah

Kaptivity

God Save the Hel