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SYMPHONY X

 

Pagan's Mind + DGM

 

Live Club, Trezzo sull'Adda - 7 Ottobre 2011

 

Report a cura di Andrea Evolti

 

Appuntamento tutto dedicato al progressive-metal, in tre forme diverse, quello di venerdì 7 Ottobre al Live Club di Trezzo, che vedeva come headliner i Symphony X, una delle band più rivoluzionarie in ambito prog, freschi della pubblicazione della loro ottava fatica Iconoclast.

Rompono gli indugi con la loro consueta classe cristallina e talento, tremendamente sottovalutato, i capitolini DGM, guidati dalla splendida voce di Mark Basile. La caratura artistica e tecnica della band, sulla scena fin dal 1995, è esplosiva e fa colpo su un Live Club già stracolmo. Ciò che, però, rende i DGM una band fuori dal comune è la passionalità e la capacità di creare brani che colpiscono fin dal primo ascolto, pur avendo uno spessore qualitativo e compositivo altissimo, grazie anche all'operato del chitarrista e compositore Simone Mularoni che, come tutta la band mostra passione e feeling incredibili, durante i 30 minuti a disposizione del five-piece romano, durante i quali passano in rassegna la loro nutrita discografia, dall'ultimo FrAme a Misplaced e Hidden Place. Prestazione entusiasmante, potente e talentuosa, ed ennesima gemma offerta ad un pubblico molto competente e reattivo, da parte di una formazione straordinaria e, come troppo spesso succede alle band di casa nostra, proprio da parte dell'audience locale, troppo sottovalutata.

Talentuosi di lungo corso cedono il passo ad un'altra formazione che ha macinato esperienza ed album ma che solo ora sembra aver conquistato le luci della ribalta. Parliamo dei norvegesi Pagan's Mind quintetto dedito ad un power-prog che denota forti influenze di Masterplan e dei lavori solisti di Jorn Lande, ovviamente anche per la presenza in formazione di due ex-componenti della band solista di Lande stesso, il chitarrista Lofstad ed il drummer Kristoffersen. Melodia, potenza ed arrangiamenti raffinati ed orecchiabili sono, pertanto, di casa nei brani che vengono pescati nella nutrita discografia del five-piece scandinavo, guidato dalla possente voce di Nils Rue (in forza anche negli Eidolon), la quale, anche in questo caso, richiama alle gesta di Lande, sia per timbrica che per la tessitura delle vocal melody. Da Heavenly Ecstasy, passando per God's Equation, PM dimostrano di sapwerci fare, di avere esperienza da vendere, ma, pur risultando molto gradevole la loro prova (visto anche l'ottimo coinvolgimento dimostrato dal pubblico), aleggia sempre lo spettro di Jorn su di loro e sulle loro composizioni, che, ogni tanto, fa da segnale di disturbo, non permettendo di apprezzare più di tanto la loro proposta che, obbiettivamente, ha quel retrogusto di derivativo e già sentito. Peccato, perché la prova è più che buona e la band composta da musicisti di valore e gusto.

 

E' tempo per la folla di anime invocanti di poter seguire il violinista che li condurrà nei vortici di violenta grazia e melodia, al cospetto dell'Iconoclasta. Una vera e propria onda di maremoto travolge un pubblico pronto a scatenarsi in un mosh-pit violentissimo, quando le note di Iconoclast vengono lasciate libere dai Symphony X. La band guidata dal carismatico e talentuoso singer Russell Allen si dimostra subito in piena forma, supportata da ottimi suoni (come lo sono stati durante le esibizioni delle altre band) e con una forza coesiva assolutamente unica. Romeo e Rullo sono le due scintille propulsive di ogni pezzo della scaletta, che verte, per quasi la sua totalità, sul nuovo lavoro. Da Death of Innocence, passando per Dehumanized ed approdando a When All is Lost e concludendo la prima parte con Children of a Faceless God, la band del New Jersey appare come un organismo unico, dove le individualità si fondono in un'armonia d'insieme che colpisce, travolge, ma sa anche accarezzare e donare sogni ed immagini,oltre che incubi spettacolari. Romeo danza con le dita sulle sei corde con abilità e trasmettendo tutta l'energia e la robustezza che contraddistingue il suo originalissimo guitar-work. Allen si dimostra, oltre che il grande interprete ed il singer stellare che conosciamo, un front man come pochi se ne possono vedere in circolazione, mentre Pinnella è l'altra anima melodica del five-piece americano, spesso preso a duellare con Romeo, mentre LePond e Rullo tracciano solchi di ritmo, ora nel granito, ora nella seta. La seconda e conclusiva parte dello show viene dedicata a qualche brano 'classico' come Inferno da Odissey, Of Sins and Shadows dal monumentale The Divine.... e la poderosa Set the World on Fire da Paradise Lost. Un concerto di livello stellare, non solo per qualità tecnica ma, principalmente, per intensità emotiva, calore, fuoco e passione: caratteristiche così intense e così ben recepite da un audience entusiasta, che ha fatto chiudere un occhio sull'assenza in scaletta di veri e propri 'must' come The Damnation Game, Wicked o il marchio della Sinfonia senza Nome, Sea of Lies. Ma quando si ottiene l'immenso, ci si può (per un po'), anche accontentare.