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  TEATRO DEGLI ORRORI 

 

 PODERE D’OMBRIANO, Crema 2 settembre 2010

 

a cura di Margherita Simonetti

 

 

 

Nella stupenda cornice del Golf Club Podere d’Ombriano in quel di Crema, in una location purtroppo infelice perché isolata e cupa, ho assistito, in buona compagnia, al concerto della band più strong e acclamata del panorama alternativo italiano, i valenti Teatro Degli Orrori. Essendo io una loro fan non vedevo l’ora, non avendo mai presenziato a una loro performance live. Bel palco, il service gestito come ogni anno dall’Acid Studio di Cremona, e la Birroteka firmata Don Stuart Pub come biglietto da visita. Prima di loro il palco è dignitosamente occupato dai cremaschi Hellekin Mascara (Vincenzo Alghisio al basso, Stefano Cattaneo alla batteria e Giovanni Pizzochero alla chitarra), una bella piazza e presumo un onore questo per loro.

 

Attorno alle 23,00 fanno il loro ingresso Capovilla & Co. I TDO, egregi artisti completi, calcano le scene da parecchio tempo e hanno all’attivo due album uno più bello dell’altro (“Dell’impero delle tenebre” – 2007; “ A sangue freddo” – 2009, e un EP recentemente registrato (“Raro” – 2010). Gionata Mirai (chitarra e voce), Francesco Valente (batteria), il mio idolo Nicola Manzan (chitarra), Tommaso Mantelli (basso) e Pierpaolo Capovilla (voce) sono i TDO, band dal nome che farebbe riferimento al Teatro delle Crudeltà di A. Artaud. Formatisi nel 2005, Capovilla è un ex One Dimensional Man (ma nemmeno tanto ex, date le news sulla loro recente rinascita), la band fa “musica non per i piedi, ma per il cervello” , quello che lo spettatore deve percepire uscendo dal loro concerto è “l’angoscia umana, egli sarà scosso e sconvolto dal dinamismo interno dello spettacolo che si svolgerà sotto i suoi occhi, e tale dinamismo sarà in diretta relazione con le angosce e le preoccupazioni di tutta la sua vita” (cit.). Ed è proprio così, un allestimento teatrale senza mezze misure, dove non “è solo in gioco lo spirito, ma i suoi sensi e la sua carne” (cit.).

 

Ma veniamo al dunque: il live si apre con un forte fischio, dopo di che Pierpaolo attacca con la sua voce quasi fastidiosa, e si parte, notare che l’acustica non è delle migliori, la voce quindi è un po’ soffocata, e questo è un vero peccato, perché è proprio la voce ruvida e rigorosa del frontman Capovilla uno dei punti di forza del gruppo. Che il live non sia per tutti lo si coglie all’istante, non è facilmente recepibile, così come tutta la loro musica, che deve entrare dentro. Il peso sociale è notevole, l’ossessione, la battaglia per la giustizia imperante, lo sfogo del genere umano verso l’ingiustizia distinguibile. I brani si susseguono, si parte con DUE (“…eravamo in due e sono rimasta sola, persa in un bicchiere di troppo naufraga in toilette per signore…”), quindi PER NESSUNO, LA VITA E’ BREVE, E’ COLPA MIA, tutte tratte dall’album “A sangue freddo”, così come A SANGUE FREDDO appunto, dedicata al poeta nigeriano Ken Saro Wiwa, un eroe dei nostri tempi, segue PADRE NOSTRO, una delle mie prime scelte, dove al Padre Nostro si chiede di liberarci “dal malaugurio, dai maldicenti, dagli ipocriti, dagli ignoranti…”, poi una profonda MAJAKOVSKIJ e qualche secondo di silenzio fino a un “come il tuono !! ” urlato da Capovilla con la sua voce smisurata. Si continua , in maniera sempre più teatrale in stile TDO, con E’ COLPA MIA, Capovilla intraprende il contatto con la folla, le sue mani sulla folla, ringrazia, canta di nuovo, è provato, lui non è mai statico, stanco prosegue, parla del bello di suonare e dei tanti viaggi intrapresi lungo la penisola, dove ha constatato che l’Italia non è divisa in due ma in quattro, quattro Italie, tutto questo per dire che pure noi siamo IL TERZO MONDO, come racconta uno dei suoi brani. Segue MAI DIRE MAI, la CANZONE DI TOM, e da qui inizia l’ultima parte del live, che riapre con VITA MIA, un noise rock alla Sonic Youth, poi E LEI VENNE, un’altra delle mie preferite, e un altro paio di pezzi, tra i quali COMPAGNA TERESA prima della chiusura e del calare delle tenebre. Siamo alla fine, sicuramente concentrati e raccolti, io deduco che “…tu non mi ami più e Dio nemmeno”, ma che ci dobbiamo fare, tanto “a pensarci bene siamo tutti, chi un po’ di più e chi un po’ di meno…completamente pazzi !”. Loro sono Il Teatro degli Orrori, pazzi come noi, e noi siamo noi, pazzi come loro.

 

Link: www.ilteatrodegliorrori.com ; www.myspace.com/ilteatrodegliorrori

Pubblicato il 6 Settembre 2010