Quando un cantante o una band sono reduci da qualche reality show che dir si voglia - e tutti sappiamo che oggigiorno questa è la strada più battuta per creare il personaggio, il quale poi in genere non si rivela mai essere tale se non una bolla di sapone tenuta in piedi dai mass media fino a che fa comodo – non hanno vita facile, vanno a finire nel dimenticatoio in un battibaleno e non se ne sente più parlare se non in rari casi isolati. Ecco, qui siamo nel raro caso isolato. I THE BASTARD SONS OF DIONISO devono comunque inchinarsi al reality, certo, il loro secondo posto ottenuto in un imprecisato X Factor di qualche anno fa gli ha dato notorietà, sarebbero dovuti essere loro gli indiscussi vincitori, si sa anche che le rock band in una nazione volta al neomelodico non funzionano, commercialmente parlando, ma, ed è qui che sta il ma, dopo il cambio di etichetta (da Sony a Universal), dopo l’acquisizione di una certa personalità nonché di maggiore studio tecnico, con la partecipazione al progetto Rezophonic (che ce li fa rendere subito simpatici), dopo avere suonato con Ben Haper e anche con Robert Plant e dopo avere fatto tanto altro sempre molto rock, sono giunti alla pubblicazione del secondo album, “Per non fermarsi mai” (personalmente il primo “In stasi perpetua” non è che mi avesse entusiasmata più di tanto, ma tant’è) e sono in giro per il paese con il loro tour promozionale spacca anime. La nostra presenza è quella riferita alla data cremasca nella location del recentemente aperto Babalula (gli abitanti di Crema e dintorni conoscono il locale, esistente da tempo immemore insieme ai suoi molteplici cambi di nome e di stile). Anyway, la serata, che fa seguito a quella milanese del giorno precedente tenutasi al Tunnel, è introdotta dal sound di un “progetto” di casa, i Valéry Larbaud, che nello scorrere della loro carriera hanno abbracciato il rock e tutti i suoi derivati arrivando a generare quello da loro definito come il NON ROCK: sembra rock ma non lo è. Qui presentano il secondo full lenght, “Il terzo principio della dinamica” con produzione artistica di Gionata Mirai; la gente apprezza abbastanza, i VL sono conosciuti in Pianura Padana e hanno un discreto seguito che li sostiene.
Dopo alcuni istanti ecco salire on stage gli attesi trentini delle valli, i The Bastard Sons of Dioniso. Lo start, affidato ad “Avvoltoi” è di quelli accesi che scaldano l’ambiente, comprese le ragazze dagli occhi a cuore, anche se la presenza maschile nella sala è rilevante, difficilmente il tono si abbassa lungo lo scorrere del live. Le songs, “Porte in faccia”, “Mi par che per adesso”, “Alice in Wonderland”, “Veleno”, il singolo “Rumore nero”, “L’amor carnale” e via dicendo, sono introdotte simpaticamente da Jacopo, ma più che lui, è l’ensemble, la chitarra, il basso, la batteria e le tastiere a colpire forte e a parlare per tutti. La voglia di suonare, di divertirsi, di cazzeggiare è di quelle che fuoriescono da ogni centimetro di pelle. La potenza rock, con un non so che di international inside, è l’arma vincente che i tre tengono sempre alta e ben esposta, senza presentare cali, dubbi e incertezze. Certo, non siamo di fronte a navigate rock star, qui in questa piccola location ci sono loro, Jacopo, Federico e Michele a elettrizzare la serata, bravi e cordiali fino alla fine, dove sulle note registrate di “Ci vuole un fiore” si congedano brindando con i fan delle prime file. A seguire il Rock Dj set di Juri per ballare fino a chiusura. Rock on forever e alla prossima, stay tuned on Rock Rebel Magazine.
Setlist:
Avvoltoi
Eagle gate syndrome
Mi par che per adesso
War is over
Ease my pain
Nothing to talk about
Alice in wonderland
Veleno
Stare bene in mezzo al male
Tomorrow never knows
Rumore nero
Io non compro più speranza
L’amore carnale
Typical pine night
Lucidare i tagli
Mai e poi mai