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HATE ETERNAL

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OBSCURA

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Beneath The Massacre+Defiled

 

Rock 'n' Roll Arena, Romagnano Sesia (NO) 13 Maggio 2011

 

Report a cura di Andrea Evolti

 

 

Verso i limiti dell'extreme metal ed oltre. Venerdì 13 Maggio (data adeguata, vero?) il Rock 'N' Roll Arena di Romagnano Sesia ha ospitato la data italiana del tour di Hate Eternal ed Obscura, vale a dire il presente ed il futuro prossimo venturo (anche se, ormai, abbiamo a che fare con una certezza) del death metal mondiale, accompagnati da Beneath The Massacre e Defiled, formazioni che propongono altre due diverse visione dell'universo death, per una serata che offrirà moltissime soddisfazioni agli amanti italiani del death metal.

 

4 ragazzi giapponesi, con l'espressione un po' spaesata, ma con tanta voglia di ben figurare: così sono apparsi i Defiled, formazione di death brutal abbastanza canonica con all'attivo 4 full-length, tra cui l'ultimo In Crisis che, incirca 30 minuti e dopo aver avuto a che fare con problemi di suono che non li hanno certo favoriti, sono comunque riusciti ad ottenere l'approvazione dei presenti. Certo, la chitarra singola di Yusuke Sumita risulta scarna, tra l'assenza di assoli veri a propri ed una sessione ritmica che schiaccia un riffing piuttosto esiguo. Su tutti spicca il buon bassista Haruhisa Takahata, ma la prova è piena di buona volontà ed entusiasmo, tanto che gli applausi, alla fine, sono molti, anche per la solidarietà che l'audience di Romagnano offre alla formazione nipponica, che certo non vive con serenità la lontananza dalla madrepatria, in un momento tragico per essa, ma anche per tutto il mondo.

 

Si passa dal Giappone al Canada e dal brutal tradizionale ad un death con inserti deathcore e molto tecnico, con il four-piece dei Beneath the Massacre. Molto più giovani dei loro colleghi giapponesi e con una discografia che è la metà dei Defiled (2 full-length), e l'ultimo lavoro, l'EP Marée Noire uscito l'anno scorso, i 4 di Montreal mostrano una tecnica, una ferocia ed una tenuta del palco nettamente superiori. Grazie a suoni leggermente migliorati, le prime file del pubblico, che va progressivamente aumentando, cominciano a creare un mosh-pit sotto i pesantissimi riff della chitarra di Christopher Bradley, la quale alterna questa grandinata di meteoriti con splendidi assoli di matrice techno-death e fusion metal, spesso doppiato dal basso del fratello Dennis. Elliot Desgagnés guida gli assalti ispirati a Mechanics of Dysfunction e Dystopia con energia, una voce catacombale e ottima presenza scenica. 30 minuti anche nel loro caso, ma scontri nelle prime file e sudore mostrano come il livello qualitativo sia in costante aumento.

 

Per molti loro sono i co-headliner della serata, la next big thing del death mondiale. Un prezioso dono proveniente dagli spazi siderali esterni, atterrato nella splendida Baviera, in quel di Monaco ed ora a diffondere in tutto il mondo il suo verbo: Obscura. Difficile spiegare quando grande fosse l'attesa per questa incredibile formazione, per la terza volta in Italia in soli 18 mesi e ormai consacrata a nuovo punto di riferimento per il death metal progressive, all'indomani del loro terzo (capo)lavoro, Omnivium, in grado di andare anche oltre lo strabiliante Cosmogenesis. Quando Kummerer e Münzner, le due chitarre, danno l'avvio al concerto con le prime note di Septuagint, seguiti dallo strabiliante Grossman alla batteria e dall'altro funambolo ritmico, il bassista Jacob Schmidt, si comprende che ciò che promesso su disco si tramuta in sconvolgente realtà: tecnica, forza dirompente, passione, creatività e carattere. I 4 tedeschi, che appaiono così silenziosi e fragili nei loro fisici, si trasformano, Kummerer davanti a tutti, in veri e propri animali da palco. I suoni non sono perfetti (gli assoli di Kummerer sono poco udibili), ma di certo permettono a tutti di perdersi nel vorticare cosmico di Incarneted, Cosmic Gateways e Vortex Omnivium, gemme di meraviglia strumentale e passione creativa, celebrate della tagliente e spietata voce di Kummerer stesso. Il fuoco astrale del quartetto tedesco brucia con la potenza di una supernova, scatenando il pogo dei presenti, entusiasmati da tanta grazia musicale e da una tenuta del palco ed una personalità che lasciano allibiti quanto il loro talento musicale. Per molti (mi aggiungo a questa lista) la visione di questo miracolo di armoniosa violenza stellare dura troppo poco, appena 45 minuti. Ciò che si è visto, però, e che si è concluso con il loro sigillo Anticosmic Overload, non potrà essere dimenticato, trattandosi del compiersi di una nuova, strepitosa entità che sta portando il mondo del metal estremo là....dove nessuno è mai andato prima. Mitologici.

 

Difficile salire sul palco dopo uno spettacolo come quello degli Obscura, ma a ricoprire il ruolo di headliner c'è una formazione che si è guadagnata sul campo, con il talento ed una costanza nel proporre in maniera incompromettibile uno dei generi estremi per eccellenza, e che non ha nessuna intenzione di abdicare a questo titolo: da Saint Petersburg, per il vostro tormento, gli Hate Eternal. Guidati dal loro deus ex machina e leggenda in campo death, Erik Rutan, il three-piece statunitense, dopo un settaggio suoni un po' laborioso (ma che non risolverà del tutto i problemi della serata), assalta alla gola il pubblico che, con gioia, ricambia generando una serie costante ed instancabile di mosh energici, alimentati dalla Macchina della Morte, il drummer Jade Simonetto, la marcia in più dei brani proposti questa sera, che provengono dalle ultime due fatiche della formazione della Florida, Fury&Flames e l'ultimo nato Phoenix Amongst Ashes. Rutan mostra tutto il suo carisma e la sua esperienza, tenendo sempre alta la tensione del concerto con il suo riffing graffiante ed essenziale, anche se i suoni penalizzano molto le strutture dei brani, già impoveriti dal fatto di essere riproposti con un'unica chitarra. Questo aspetto appare fondamentale: i potentissimi brani, che in circa un'ora e venti hanno svariato dagli esordi di Conquering the Throne (l'unico registrato a 4 elementi) e King of the Kings o I Monarch, soffrivano, in alcuni frangenti, di una certa staticità, dovuta anche al fatto che Rutan non sia, propriamente, un solista, benché i suoi essenziali e nervosi solo siano dannatamente efficaci e letali, come tutta la musica degli Hate Eternal. Al di là di questo, però, è difficile poter sostenere l'impressionante muro di suono che Rutan e compagni, tra cui il bassista e nuovo innesto J.J. Hrubovcak a dar man forte anche alle vocal, con ottimi screaming; tanta ferocia è veramente merce rara, anche nel pingue panorama death mondiale, prodotto di una creatura che ha in sé i geni del death metal D.O.C, visto il passato e l'apporto dato da Rutan ai Morbid Angel. Il concerto scorre via, devastante e fluido, nonostante qualche momento di stanca, sempre attribuibile al limite live che le formazioni a tre costituiscono per il death metal. Prova di carattere, esperienza ed indubbia classe per la compagine a stelle e strisce, ma che, in una visione globale a retto non facilmente al confronto con gli Obscura, ma questi, almeno per stasera, facevano parte di una altra dimensione.

 

Grazie all'Hellfire Booking ad Alessandro Regis e a tutto lo staff del RnR Arena per aver organizzato questo evento.

Pubblicato il 15 Maggio 2011