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LUMINAL

IO NON CREDO

Black Fading Records/Action Directe – Audioglobe

 

Che i LUMINAL non fossero stereotipati e impersonali lo si era capito apprezzando i loro dischi precedenti e la straripante professionalità, già esaltata nella mia recensione riferita a “Canzoni di tattica e disciplina” del 2008, qui è assolutamente manifesta; ora, IO NON CREDO è talmente intenso, forte, vivo, profondo, intimo e assoluto, che non si può nemmeno pensare di decretare una traccia come migliore dell’altra, tutte sono inattaccabili; fidatevi, alcune arrivano ad essere da pelle d’oca, quasi soffocanti. Prima di tutto, doveroso è un breve cenno alle partecipazioni esterne, che impreziosiscono e inspessiscono un prodotto già bello di suo, e sono quella del mito Nicola Manzan (Bologna Violenta - Il Teatro degli Orrori) alla viola e al violino in “Io non credo” e in “Niente di speciale”, e quella di Andrea Pesce “Fish” (tra le altre cose fondatore del Collettivo Angelo Mai) al piano in “Si può vivere” e in “Tutti gridano è finita”. Le registrazioni sono firmate Cristiano Santini (Disciplinatha) e realizzate al Morphing Studio di Bologna. L’artwork è di Marco Filippetti e ritrae Giuseppe Garibaldi (beh nel 150esimo dell’unità d’Italia parrebbe doveroso) stilizzato sopra giacche in pelle nera. Questo, insieme al sound dagli armonici esemplari, è un omaggio al’Italia, a quei teatranti istrionici chiamati CCCP poi CSI poi PGR e alla canzone d’autore, al cantautorato di rilevanza e un omaggio a Battisti su tutti, insomma a quegli artisti e a quei generi che han reso grande e sostanziosa la musica qui da noi. I testi, pieni, intrisi di lirica ispirata, italiani, ce li facciamo nostri, li assorbiamo e ci sentiamo partecipi di quella rivoluzione umana che andrebbe fatta per uscire da un certo impoverimento socio culturale, con un occhio rivolto a chi in passato ha reso grande questo paese. Una piccola sommossa messa giù in musica, per dichiararsi fuori dalle bassezze del ridicolo e del mediocre. L’uomo arriva a frantumarsi per poi volersi ricomporre, unico modo per ripigliarsi la sua dignità. La realtà è osservata da un punto di vista onesto, che diventa il punto di vista di tutti, il nostro. Con un sound Luminal, che non si discosta dai lavori precedenti se non per la maggiore maturità acquisita e percepita, le nove tracks di indie rock emozionale, con punte di post punk e new wave, ci vengono servite a due voci, una maschile e una femminile, ottime, e ci intrattengono fino alla chiusura, senza cedere mai. Dagli arrangiamenti perfetti, la partenza è ottima, “Signore e signori dell’accusa” è una di quelle canzoni che rimangono, una forte esplosione energetica da diffondere. Segue la title track, manifesto della band, dalle strumentazioni possenti, per palesare ciò in cui si crede. “Si può vivere” dal rassicurante piano, anticipa la ferrettiana “Non è ancora finita, babyblue”, con voce sofferente forte e con basso e chitarra in primo piano. Si va avanti, senza mai skippare con “Il giorno sulla collina” dove predomina il basso potente; “Niente di speciale” è una perla alla Battisti; sempre con basso di quelli strong è “Allen gegen alle”; segue “L’ultima notte”; la chiusura è affidata a “Tutti gridano è finita”, track totale e assoluta. Che altro dire, nulla, se non che questo disco tanto atteso conferma le aspettative, ed è uno dei migliori usciti in questi primi mesi del 2011. Il resto lasciamolo fare alla musica, quella di Alessandra Perna, di Carlo Martinelli, di Vanessa Lentini e di Alessandro Commisso; compratelo questo cd, ascoltatelo tante e tante volte, vedrete che non lo abbandonerete più. Link: www.luminalband.it ; www.myspace.com/quellocheresta; www.facebook.com/weareluminal

 

Margherita Simonetti