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MEGADETH

 

 

LABYRINTH - SADIST

 

 

05 Giugno 2010 @ Alcatraz, Milano

 

Report dei SADIST & LABYRINTH a cura di Andrea Lami

 

Report dei MEGADETH a cura di AngelDevil

 

Foto a cura di Andrea Lami

 

 

Milano si veste di metallo con SADIST - LABYRINTH e MEGADETH ad allietare i palati sempre assetati di noi metallari. Ad aprire le danze, che si tramuteranno in un grintoso poco/headbanger, troviamo i liguri SADIST che ci buttano in faccia tutta la loro violenza. Potenti e concreti, l’ideale per far entrate in “clima concerto” i presenti. Robusta sezione ritmica nella quale Tommy Talamanca si diverte con chitarra e tastiera: non mi stancherò mai di guardarlo suonare entrambi gli strumenti in contemporanea). Il quartetto non deve faticare molto a conquistare il pubblico accorso -ricordiamo SOLD-OUT- e l’affetto per la band di Trevor è palpabile, lo dimostrano i cori a fine esibizione. È la volta dei LABYRINTH che forti dell’imminente uscita di “Return To Heaven Denied part II” salgono sul palco carichi come molle. La gente presente non è certo il “pubblico-tipo” per il sestetto power ma -come dicono gli stessi Labyrinth- si tratta di ripartire, quindi meglio farlo nelle peggiori condizioni per risalire piano piano. La voglia di riprendersi il proprio posto nel panorama metal italiano è tanta, la scaletta purtroppo è ridotta (come lo è stata per i precedenti Sadist)e nel breve arco di sei pezzi il combo riesce a convincere. La ruggine vista nell’Italian Gods Of Metal è ormai un lontano ricordo. Il nuovo brano, al primo ascolto, risulta un po’ difficile, forse anche la lunghezze dello stesso, ma già ogni pezzo puzzle (doppia cassa con basso a seguire, duelli di chitarre, tastiere velocissime, cantato alto, gusto nella melodia) va al suo posto. Vedere Thorsen suonare con Cantarelli/Tiranti/De Paoli (con tutto il rispetto possibile per un grande musicista come Pier Gonella) fa un certo effetto, soprattutto per chi come me, i Labyrinth li segue dal lontano 1998. Viste anche le ultime uscite europee (Helloween, Gamma Ray, Stratovarius & C.) il power metal abita in Italia!!!

 

Report a cura di AngelDevil

5 giugno 2010 per molti è un giorno come tanti, ma non per i fan dei Megadeth, che si trovano all'Alcatraz di Milano per l'ultima delle 3 date italiane del “Rust In Peace 20th Anniversary Tour” che li vede celebrare il ventennale dall’uscita di “Rust in Peace”. E come per Bologna e Roma, anche Milano ha fatto registrare il tutto esaurito.

Dopo l'esibizione SADIST e LABYRINT si attende con notevole impazienza il thrash metal dei MEGADETH. Sono le 21.00, quando fanno il loro ingresso sul palco, accompagnato da un boato che si traduce presto in cori di chi conosce a memoria ogni verso delle hit realizzate, il batterista Shawn Drover, il chitarrista Chris Broderick, David Ellefson tornato ad occupare il ruolo di bassista ed infine lui, Dave Mustaine con la sua bella camicia bianca pronto a macinare riff elettrici. Non appena i quattro vanno in scena con Dialectic Chaos la chitarra di Mustaine sfoga la passione in un amplesso sonoro selvaggio e primitivo...la folla va veramente in delirio. Un boato accoglie ancor meglio una grintosa Wake Up Dead cantata a squarciagola dai presenti in totale visibilio. La band appare subito in gran forma e intenzionata a dare il massimo: nella scaletta come preannunciato dentro tutte le canzoni del grandioso album “Rust in Peace”, più i maggiori successi della loro discografia. Si passa cosi al terzo brano Headcrusher, il primo singolo estratto da "Endgame", ultimo studio album uscito nel 2009. Tutto il quartetto viaggia a ritmi spediti proponendo riff e passaggi di batteria travolgenti. Sul viso di David Ellefson si nota sempre un sorriso e la gioia di suonare ancora come un tempo i brani dei Megadeth. Si prosegue con In My Darkest Hour, presente nell'abum “So Far, So Good... So What!” del 1988. Il boato si mescola a musica e luci... mentre i nostri suonano senza pause.. lasciando poco spazio alle chiacchere e, allora sotto con le trame presenti in “Rust in Peace”. E con il thrash metal elaborato di Holy Wars… The Punishment Due, inizia il vero delirio: un'esplosione di energia pura...riff da headbanging. Si prosegue con Hangar 18, Take No Prisoners, Five Magics, Poison Was the Cure. Non sbagliano una nota. Sono in forma strepitosa, una dopo l'altra arrivano le migliori canzoni del repertorio; una cavalcata thrash in cui il gruppo fa sfoggio di tutto il suo talento, dando vita ad una set list perfetta, nessuno può e vuole lamentarsi. Per tutto il concerto i security a bordo palco dovranno recuperare gente sospesa nel vuoto o che si è fatta schiacciare…E arrivano altre canzoni storiche come Lucretia, Tornado of Souls, Dawn Patrol e ancora Rust in Peace... Polaris. Pura potenza e classe, i fan sono ormai ai loro “piedi”. Le emozioni più grandi si sentono quando è il turno di A Tout Le Monde (stavolta cantata senza il duetto con Cristina Scabbia, visto che al momento i Lacuna Coil sono impegnati in tour in America), e tutti insieme alla band a cantare "Don't remember where I was I realized life was a game The more seriously I took things The harder the rules became....." Che spettacolo!! E si passa alla stupenda Symphony Of Destruction. Canzoni, queste, che ancora oggi non accennano a diminuire per la carica che inevitabilmente trasmettono in tutti coloro che le ascoltano. E con queste ultime chicche fanno saltare in aria anche il fan più distaccato, scatenando poghi e cori in tutto l'Alcatraz. Finale con l'applauditissima Peace Sells.. grande ovazione del pubblico. Alle 22.30 il concerto giunge al termine, un inchino della band che ringrazia di cuore il pubblico e dopo un'ora e mezza il palco è nuovamente vuoto. Che dire.. un gran concerto, una grande band che ha saziato gli amanti dell'heavy e thrash metal!

 

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Pubblicato il 7 giugno 2010