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In Tour With Whitesnake – U.K. + Italy

 

18-19-20-21-22 Giugno 2011

 

a cura di Fabrizio Tasso

Quello che andrete a leggere è il resoconto dettagliato del nostro viaggio, tra Inghilterra e Italia, per seguire il Forevermore Tour 2011 degli Whitesnake. Narreremo del viaggio, dei concerti e degli after show, di incontri inaspettati e gozzoviglie varie passate con i membri della band. Ma bando alle ciance e godetevi il mio racconto!!

Day 1 The Departure

 

Sinceramente parlando, la notte che ci separava dalla partenza è stata un po' travagliata, tanta era l’eccitazione della partenza. Risultato: poche ore di sonno e un grande voglia di Rock ‘n’ Roll!! Sveglia alle ore 3:00 di sabato 18 e partenza da Genova per raggiunge Milano, dove ci aspettano gli altri nostri compagni di ventura. Raccolti Mimmo (WhitesnakeItalia) e Manuel, raggiungiamo l’aeroporto di Malpensa, dove ad aspettarci troviamo Ania, anche lei dei nostri! Volo tranquillo, che in circa due ore ci permette di sbarcare il terra albionica. Recuperata l’auto al punto noleggio dell’aeroporto di Gatwick, ci accingiamo ad affrontare il meraviglioso traffico destrorso inglese. Già il fatto di dover guidare dove tutti noi di solito abbiamo il cassetto portaoggetti non ti mette propriamente a tuo agio, in più avere il cambio a sinistra non facilita certo le cose. Tutto bene fino alla prima rotonda (200 metri), dove rischiamo l’incidente per non avere dato la precedenza! Superato lo shock di questo brutale incontro con le strade inglesi si prosegue verso Londra. Bastano pochi chilometri per adattarsi e Manuel (il nostro prode autista) non sbaglierà più una virgola. Durante il viaggio ci si accorge subito di cosa sia il clima inglese. Sole e pioggia si alternano continuamente nella spazio di pochi minuti. Al sole fa caldo e la pioggia rompe i cosiddetti, ma almeno la temperatura nella maggior parte dei casi è accettabile. Scaricati i bagagli in albergo ci accingiamo ad addentrarci nel centro di Londra. L’Hotel in questione si trova nella periferia estrema est della città, ma fortunatamente la metropolitana inglese è una delle migliori al mondo e tra Ealing Common e Piccadilly Circus abbiamo impiegato meno di mezz’ora. Il centro di Londra è veramente spettacolare!! Il nostro sguardo è continuamente catturato dai particolari. Pranziamo in uno splendido pub, accompagnando il pasto con ottima birra inglese, prima di addentrarci tra i vari negozi di dischi che la capitale inglese ci mette a disposizione. Spettacolare l’ HMV, che possiede uno spazio enorme dedicato alla musica Hard & Heavy!! Ancora meglio la promozione in vigore che ti permette di comprare 2 cd a scelta (tra quelli che hanno un determinato bollino) al super prezzo di 10 sterline (11,20 euro). Fatta incetta di cd ci spostiamo verso Buckingham Palace per le solite foto di rito. Il tempo ci è però nemico e ci costringe a rifugiarci in uno dei tanti pub e nell’attesa che smetta di piovere consumiamo un’altra bella dose di birra. Si avvicina la sera e ritorniamo a Piccadilly, dove abbiamo appuntamento con Yadira ed Evodi, fan spagnoli degli WS, con i quali condivideremo il resto di questa stupenda avventura. Visto che è già ora di cena proviamo ad avvicinarci all’ Hard Rock Cafè, ma purtroppo il tempo di attesa si aggira intorno alle due ore e decidiamo di spostarci in un altro posto. Intelligentissima l’idea da parte del locale di distribuire a chi decide di aspettare un tavolo disponibile una specie di cercapersone, che vibra quando il posto si libera. Per noi due ore sono eccessive e tra le varie catene che ci sono a disposizione scegliamo l’ Aberdeen Steak Houses. Cena molto buona a base di carne, ma la mazzata arriva col conto: l’inghippo sta nel fatto che oltre il prezzo delle varie pietanze va calcolata una percentuale sul servizio che non è propriamente a buon mercato. Ci servirà come esperienza per il futuro! Terminata la cena ci concediamo ancora una passeggiata prima di riprendere il metrò che ci riporta in albergo.

Day 2 On the Way To Bournemouth

Sveglia puntata verso le 8:30 e subito colazione. Adoro l’English Breakfast! Anche i miei compagni di viaggio non si tirano indietro di fronte a quel tripudio di salsicce, funghi, bacon, uova, pomodoro e fagioli. Certo in Italia non riuscirei mai ad iniziare la giornata con una tale abbondanza di calorie, ma qui siamo in Inghilterra e bisogna integrarsi con la cultura locale. Il viaggio verso Bournemouth ci prende circa un paio d’ore, nelle quali discutiamo della scaletta del concerto, delle probabilità di riuscire a incontrare Coverdale, tutto questo mentre nel frattempo ci godiamo le immense praterie inglesi. La cittadina è situata in Cornovaglia proprio sul canale della Manica. L’albergo è situato esattamente di fronte al B.I.C. (il luogo dove si svolgerà il concerto), ad una distanza di appena venti metri. Mentre aspettiamo che le camere siano disponibili facciamo un giro per le vie del centro. Bournemouth è la tipica città turistica inglese. La spiaggia di sabbia gialla si estende per chilometri fino a perdita d’occhio. Troviamo anche uno splendido parco con aiuole fiorite attraversato da un bellissimo ruscello e un campo di mini-golf. Il centro è molto caratteristico con le sue viuzze piene di ogni tipo di negozio. Decidiamo di pranzare e per ingannare il tempo ci infiliamo nell’ennesimo pub per dare soddisfazione alla nostra gola con due belle pinte di birra. Il Tempo scorre velocemente e viene l’ora di prendere possesso delle nostre camere e di cominciare la coda che finalmente ci porterà al concerto. In Inghilterra (come nella maggioranza dei paesi europei) il pubblico si presenta sempre molto dopo rispetto alle nostre abitudini. Infatti quando arriviamo ci sono circa una decina di persone ad aspettare l’apertura dei cancelli.

Mentre una parte di noi tiene il posto in coda, io e Manuel decidiamo di fare un giro per la venue. Nessuno ci si para davanti e sentendo i suoni del sound check decidiamo di introdurci furtivamente all’interno della sala. E qui ci si presenta una scena memorabile! Gli Whitesnake (escluso David) sono intenti a provare i pezzi per la serata. Corriamo ad avvisare gli altri che ci raggiungono immediatamente, non senza qualche timore di essere scoperti. Troviamo un angolino dove non diamo fastidio e ci godiamo le prove. Ad un certo punto Doug Aldrich riconosce Mimmo e lo saluta dal palco!! Nel giro di pochi minuti Doug ci viene incontro per salutarci affettuosamente. Scambiate due parole con noi ci dà appuntamento al termine del concerto. Inutile dire che siamo già gasatissimi!! Ma l’idillio finisce quando il tour manager (con garbo) ci chiede cosa stessimo facendo e ci invita a lasciare la sala. Ripreso il nostro posto in coda, aspettiamo le 19 per l’apertura delle porte. Naturalmente, vista la nostra posizione conquistiamo facilmente la prima fila. Ma qui arriva la nota dolente. Di stronzi nella mia vita ne ho conosciuti parecchi, ma il responsabile della sicurezza del B.I.C. li supera tutti. Vista la mia macchina fotografica, me la sequestra perché secondo lui è dotata di troppo zoom (si tratta di una bridge, non certo di una reflex professionale). A nulla valgono le mie rimostranze (inframmezzate da insulti in italiano!) e mi tocca lasciargli la macchina. La mia incazzatura si placa quando salgono sul palco i The Union, band che apre i concerti britannici degli Whitesnake. La band inglese propone un ottimo hard rock con forti tinte blues. Alla chitarra troviamo una vecchia conoscenza della scena inglese, cioè Luke Morley, ex Thunder. Le canzoni proposte sono tratte dal loro cd omonimo uscito nel 2010 e risultano molto godibili. La voce di Pete Shoulder è calda e suadente, nella migliore tradizione blues rock; il resto della band suona da veri professionisti. Specialmente Morley sembra non aver perso lo smalto di quando suonava nei già citati Thunder. Se vogliamo trovare un difetto è la poca interazione che i membri della band hanno con il pubblico. In effetti sono tutti un po’ troppo statici, ma capisco che l’impresa di aprire per dei mostri sacri come gli headliner non sarebbe un compito facile per nessuno. Nella mezzora a loro disposizione cercano di scaldare il pubblico a dovere, ma l’audience inglese non è certo espansiva come quella italiana e di applausi non se ne sentono molti. A noi comunque non sono dispiaciuti, perché tutto sommato sono stati meglio di molti opening act che vediamo in Italia.

Il momento si avvicina e quando, sulle note di “My Generation” degli Who, si spengono le luci, tutta la sala esplode in un boato. L’irruzione sul palco di David Coverdale e compagni è qualcosa di meraviglioso e il suo “Are You Ready?” infiamma il pubblico inglese e non. L’inizio è al fulmicotone con “Best Years”, “Gimme All Your Love” e “Love Ain’t No Stranger”. David ha già in mano tutti noi col suo modo unico di muoversi e di interagire con i fan. L’asta del suo microfono rotea in lungo e in largo come un serpente che attacca la sua preda. Doug e Reb interagiscono alla perfezione, il primo con la sua immensa classe e le sue movenze sinuose e il secondo con la sua tecnica sopraffina, unita ad una gamma espressiva degna di un attore consumato. La sezione ritmica in più è un portento. Michael Devin (Basso) e Brian Tichy (Batteria) sono quanto di meglio si possa trovare in circolazione. Specialmente Brian è un batterista mostruoso!! Tecnica e potenza, oltre ad una grandissima precisione, rappresentano il valore aggiunto delle esibizioni live, che non fanno rimpiangere le performance di Tommy Aldrige. Dopo cosi tanta irruenza David addolcisce il pubblico con “Is This Love”, lentone per eccellenza. L’interpretazione è spettacolare e tutta la platea risponde cantando ogni singola strofa della canzone. I giochi di luce poi enfatizzano il pathos creato dalla voce di Coverdale, rendendo unica la situazione. Si torna al rock e vengono sparate a mille “Steal Your Heart Away” (ancora più devastante rispetto alla versione in studio), “Forevermore” (vero capolavoro su cd e splendidamente eseguita da un Doug Aldrich che passa con disinvoltura dalla acustica all’elettrica e da un Coverdale spaziale) e il primo singolo del loro ultimo lavoro, “Love Will Set You Free”. Se proprio devo dire la mia, questa canzone è l’unica che non mi ha convinto appieno. Il problema è che la versione live non ha la stessa carica che ha quella su cd. Ma si tratta solo di una considerazione fatta da fan degli Whitesnake. Arriva il momento che David riposi la sua voce e quindi salgono in cattedra Reb e Doug con il loro “Guitar Duel”. Grande prestazione delle due chitarre che si inseguono in virtuosismi di tecnica e feeling. L’assolo introduce “My Evil Ways”, altro pezzo carico di rock n roll ad alto voltaggio presente sul loro ultimo lavoro. A metà della canzone si esibisce Brian Tichy nel suo assolo di batteria. Ragazzi: uno spettacolo!! Oltre alla consueta tecnica, è devastante la sua presenza scenica. Il giochino di far schizzare la bacchetta in cielo facendola rimbalzare sul lato del rullante e riprenderla al volo è una figata pazzesca. Quando poi le bacchette saltano a ripetizione prima di riprendere il pezzo è qualcosa di emozionante. Altro momento soft con “Fare Thee Well”, dove tutta la band (con l’esclusione di Brian Ruedy alle tastiere) imbraccia le acustiche. Questa versione perde un po’ di brio rispetto a quella su cd, ma sicuramente ne guadagna come impatto visivo, avendo 4 chitarre sul palco. Ci avviamo alla fine dello show ed è il momento dei grandi classici. Si parte con “Ain’t No Love in the Heart Of The City”, sempre eseguita con grande trasporto da David, che poi lascia cantare a ruota libera il pubblico e si conclude con “Fool For Your Lovin’” e “Here I Go Again”, due dei loro cavalli di battaglia che nonostante il passare degli anni non smettono di trasmettere grandi emozioni. Si abbassano le luci, ma sappiamo tutti che pezzo manca. “Still Of The Night” ci investe come un treno in corsa! David non si risparmia neanche per un secondo, il suo screaming è perfetto anche se siamo al termine dello show. A quasi sessanta anni (che compierà in settembre) David Coverdale dimostra ancora una volta di essere uno dei migliori frontman al mondo, sia a livello vocale, sia come presenza scenica (qui forse è proprio il migliore). Sembra tutto finito e stiamo per rilassarci un attimo, quando David rientra da solo sul palco e ci regala una versione a cappella di “Soldier Of Fortune”, interpretata in maniera fantastica, da brividi sulla pelle. La gente comincia ad uscire dal locale visibilmente soddisfatta dalla prestazione della band, noi recuperiamo la macchina fotografica sequestrata e ci accingiamo a partecipare all’aftershow, grazie ai pass che ci ha lasciato Doug. Ci fanno accomodare in una stanzetta piuttosto piccola in compagnia di altri fan e di una comitiva di studenti di qualche scuola musicale dei dintorni. All’inizio mi sembra un po’ misero come aftershow, ma all’entrata dei ragazzi (senza David) con birre al seguito cambia tutto. Ci intratteniamo circa un’oretta in compagnia della band e facciamo conoscenza degli ultimi 3 acquisti della scuderia (Michael Devin, Brian Ruedy e Brian Tichy). Tra birre, autografi e foto il tempo scorre veloce. I ragazzi nuovi sono simpaticissimi e molto disponibili. Soprattutto Brian Tichy, che è un folle dotato di una simpatia contagiosa. Doug e Reb, che conosciamo già dal tour di Good To Be Bad, ci ringraziano per essere venuti e ci danno appuntamento a Londra. Il tempo a nostra disposizione finisce e il tour manager preleva la band per portarla sul tour bus che nella notte li conduce nella capitale. Rientriamo in albergo sfatti ma contentissimi, pronti a goderci un’altra giornata di Rock ‘n’ Roll.

Day 3 Hammesmith!!

Ci si sveglia presto e siccome l’albergo non fornisce la prima colazione ci avventuriamo in una specie di bar per placare la nostra fame mattutina. Mezz’oretta e siamo già in viaggio verso Londra e più precisamente ad Hammersmith, dove si trovano sia l’albergo, sia il luogo del concerto. Ripercorriamo a ritroso la strada che ci ha portato a Bournemouth fantasticando su cosa ci potrebbe riservare la serata. In un paio d’ore raggiungiamo la nostra destinazione e ci prepariamo per il concerto (certo non dopo aver pranzato in un tipico pub locale). Ci presentiamo verso le 15:00 alle porte dell’Hammersmith Apollo e una decina di persone è già in coda. Con nostro stupore notiamo che sono le stesse che erano in coda il giorno prima al B.I.C. (non siamo gli unici malati allora!!). Con pazienza attendiamo l’ora di apertura dei cancelli e casualmente il tempo ci riversa addosso un acquazzone di biblica memoria (meno male che avevamo gli ombrelli). Stare davanti ad un posto storico come l’Hammersmith Apollo è una emozione incredibile. Sulle lettere rosse che adesso scandiscono il nome Whitesnake, in passato si poteva leggere The Beatles, David Bowie, Slade, Queen, Kiss, Thin Lizzy e tanti altri.

Solo a pensare questo, un brivido mi scorre lungo la schiena. Finalmente arriva l’ora e ci catapultiamo dentro la sala come inseguiti da belve feroci. Dopo aver superato sullo slancio un paio di ragazze un po’ in carne, compiamo una scivolata di potenza per passare sotto le ringhiere poste a metà della sala e ci schiantiamo sulla transenna che separa la sala dal palco. La prima fila è conquistata!! Adesso possiamo girarci ed ammirare lo splendore di questo teatro. In precedenza l’avevo ammirato soltanto nelle immagini del Dvd di “Live In The Still Of The Night”. Adesso che mi trovo al suo interno è come se un sogno fosse divenuto realtà. L’architettura anni 30, in puro stile Art Dèco, e la sua classica conformazione ad anfiteatro fanno dell’Hammersmith Apollo il tempio del rock inglese in assoluto. Il palco non è eccessivamente lungo, ma è molto profondo, l’acustica poi è perfetta. Guardandomi intorno non posso fare a meno di notare che il servizio d’ordine è gestito dalla stessa agenzia della sera prima. Nonostante questo, i ragazzi addetti alla sicurezza sono gentilissimi e parlando con uno di loro (per chiedergli se potessi usare la macchina fotografica) vengo a sapere che il B.I.C. è stranoto per le assurde restrizioni che applica. Appurato che la macchina è consentita posso godermi in tutta tranquillità il concerto. Come per la serata precedente, ad aprire troviamo i The Union. La scaletta è uguale, ma grazie all’ambiente e al pubblico più ricettivo i 4 ragazzi convincono molto di più. Chiusa la loro parentesi non ci rimane che aspettare gli Whitesnake. La scaletta anche per loro è uguale a quella di Bournemouth, ma c’è qualcosa di diverso nel loro modo di suonare. Non so come ci siano riusciti, ma suonano ancora meglio della sera precedente. Coverdale è spaziale, l’energia che sprigiona questa sera è decuplicata. Tutto è perfetto, non si sbaglia una virgola e noi, come il resto della sala, rimaniamo a bocca aperta davanti ad uno spettacolo così maestoso. David si intrattiene parecchio a scherzare col pubblico ed è meraviglioso il suo incitamento alla folla nel mezzo di “Ain’t No Love in the Heart Of The City” : “ Coraggio Hammersmith, siete famosi per questo” (riferendosi principalmente a “Live In The Heart Of The City” registrato in parte qui nel lontano novembre 1978). Arriviamo alla fine del concerto e la ciliegina sulla torta è servita. Per “Here I Go Again” è invitato sul palco Bernie Marsden, primo storico chitarrista degli Whitesnake e la platea gli tributa un’ovazione. La prima cosa che balza all’occhio è che, pur avendo la stessa età di David, il tempo non è stato altrettanto benevolo nei suoi confronti. Il suo tocco però è rimasto lo stesso e sprigiona la stessa magia di tanti anni fa. David lo invita a rimanere anche per l’esecuzione di “Still Of The Night” in modo da ricevere il giusto tributo di applausi. Commovente la scena in cui David rimane solo con lui sul palco, se si chiudono gli occhi sembra che gli anni non siano passati. Ragazzi, questo concerto ha sprigionato una tale dose di emozioni che mi basteranno per molto tempo. Non mi sbaglio se dico che questo è stato uno degli eventi più belli ai quali abbia assistito durante la mia vita.

Non rimane che l’aftershow. Saliamo nel bar situato al primo piano del palazzetto e l’atmosfera è meravigliosa. Un sacco di gente che beve e si congratula con i ragazzi (David non si presenterà). Sale anche Bernie Marsden, con il quale scambiamo qualche parola oltre alle consuete foto di rito. Persona stupenda e umilissima, Bernie ci ringrazia di essere lì e quando lo incrocio sulle scale mentre sta andando via, mi dà una pacca sulla spalla dicendomi “All The Best”. Sono ancora emozionato. Ma le sorprese non sono finite: di lì a poco compare dalle scale una leggenda vivente. Jimmy Page. Inutile dire che dallo stupore le nostre mascelle toccano terra. Mimmo è il più lesto e riesce a stringergli la mano, poi diventa inavvicinabile a causa di un suo amico che ci invita (con maniere non proprio educate) a lasciarlo stare e a non fotografarlo, perché è li per godersi la serata. Seguiamo quasi alla lettera le sue indicazioni. Io faccio finta di niente e mi appoggio a lui mentre è girato sul bancone del bar solo per poter dire “ho toccato Jimmy Page”, Manuel si fa fotografare col la sua schiena accanto! Alla fine cerchiamo tutti il modo più stupido per avvicinarlo, ma il cane da guardia non molla un secondo e siamo costretti a desistere.

Nel frattempo la festa va avanti e ci ritroviamo a bere (per non dire ad ubriacarci) con Brian Tichy. Il suo e il nostro livello alcolico cominciano a crescere e tra una battuta e una birra si fa l’una e mezza. A questo punto il tour manager raccoglie i ragazzi per portarli in Hotel, ma Brian non ne vuole sapere e si nasconde dietro i divanetti per non essere prelevato. Il suo nascondiglio dura poco, perché viene immediatamente scovato tra le risate generali. Ma oramai siamo entrati in simpatia e ci dice di raggiungerlo al bar dell’albergo dove sono alloggiati. Dopo un breve conciliabolo, decidiamo di chiamare un taxi e accettare il suo invito. L’Hotel è un 5 stelle fighissimo, saliamo al bar e li troviamo lì, intenti a ridere e scherzare. L’accoglienza è calorosissima e ci troviamo tutti perfettamente a nostro agio. I Ragazzi sono in forma smagliante e si divertono a far impazzire il barista, chiedendo un altro tipo di musica più adatto alla serata. In effetti la musica pseudo sudamericana poco si adatta al clima della serata. Al grido “dai! siamo in Inghilterra!! Avete i Beatles, i Rolling Stones, i Black Sabbath” i ragazzi fanno irruzione nella saletta interna dietro il bancone per cercare qualche cd più a tema. Trovato un dischetto che li aggrada continuiamo la serata. Io e Daniela usciamo per fumarci una sigaretta e ci raggiunge poco dopo il tour manager, con il quale scambiamo qualche parola. Ci chiede da quanto tempo seguiamo gli Whitesnake, che lavoro facciamo e ci ringrazia del supporto che in questi anni abbiamo dato alla band. Rientriamo, ma è quasi ora di andare. Sono le 3 e 30 di notte e domani abbiamo un aereo da prendere. Anche i ragazzi decidono di andare a dormire, tranne Brian che ci scorta fino all’esterno dell’hotel. E qui ha l’ultima pazza idea!! Ci invita a seguirlo in un High Screaming Contest, dove vince chi fa l’urlo più potente. Immaginatevi la scena a quell’ora davanti ad un hotel di lusso, un delirio!! Pensate che riesce anche a convincere un’impiegata dell’albergo a seguirlo nel suo simpaticissimo giochino!! Ahahah un pazzo!! Inutile dire che eravamo piegati in quattro dalle risate. Ci diamo appuntamento in Italia al Gods Of Metal e lui ci assicura che si ricorderà di lasciarci i pass in biglietteria. Grande!! Salutiamo Brian e prendiamo il taxi che ci riporterà in albergo chiudendo questa indimenticabile serata.

Day 4 The Return

Dopo meno di 4 ore di sonno siamo già in piedi per tornare in Italia. Stasera ci aspetta un altro super concerto con Night Ranger, Foreigner e Journey! Davvero un concerto stupendo che ripaga pienamente la gente (da tutta Italia e non solo) accorsa per essere partecipe di questo evento. Plauso alla Frontiers che ultimamente sta diventando leader mondiale di questo genere musicale. Concluso il concerto, ci avviamo verso il meritato riposo, perché domani scatta l’operazione D.C.

Day 5 Operazione D.C. + Gods Of Metal

 

La sveglia suona di nuovo presto per noi di RockRebelMagazine e WhitesnakeItalia. Sappiamo in che Hotel alloggia David e sappiamo che è la nostra ultima speranza per riuscire ad incontrarlo. Dopo un giro per il centro tenendo gli occhi ben aperti, decidiamo di avventurarci nella hall dell’albergo a 32 stelle dove alloggia la band! Passa il tempo ma non si vede nessuno. Ad un certo punto compare Doug Aldrich, che si ferma a far colazione con noi. Restiamo in compagnia di Doug per circa una quarantina di minuti parlando un di vari argomenti, anche extra musicali. David comunque non si vede e dopo aver salutato Doug ci poniamo un limite. Raggiunto quest’ ultimo decidiamo di riporre le armi e di dirigerci verso il Gods Of Metal, oramai già iniziato da un pezzo. Arriviamo in tempo per gustarci l’esibizione dei Mr. Big. Eric Martin e compagni ancora una volta sono protagonisti di uno show maiuscolo. Tra pezzi storici e alcuni estratti dal loro ultimo cd “What If”, il gruppo statunitense entusiasma il pubblico del Gods Of Metal grazie alla tecnica eccelsa di Paul Gilbert, Billy Sheehan, Pat Torpey e grazie alla stupenda voce di Eric Martin. Subito dopo è il turno degli Europe. Ad essere sinceri la setlist scelta da Joey Tempest e compagni non mi ha entusiasmato proprio. Avrei preferito ascoltare qualche classico in più e qualche pezzo in meno dei loro ultimi lavori. Si fa comunque apprezzare Joey, che pur non avendo la voce di un tempo è comunque un gran frontman. Ottima la versione di “Carrie”, finalmente fedele all’originale e non più acustica. “The Final Countdown” chiude il loro show lasciandomi un po’ di amaro in bocca. Ma ora tocca agli Whitesnake! Guardandomi intorno non posso fare a meno di notare che la gente comincia ad assieparsi numerosa sotto il palco. Spuntano magliette dei WS un po’ ovunque e questo mi rende felice, perché vuol dire che David e compagni sono finalmente tornati sulla cresta dell’onda anche qui da noi. La scaletta ricalca quasi esattamente le due date precedenti. Naturalmente per ragioni di tempo sono state tagliate “Fare Thee Well” e “Ain’t No Love In The Heart of The City”, ma questo concerto contiene due chicche di valore inestimabile. La prima è aver osservato da vicino Coverdale che mima un atto sessuale con una cassa durante “Gime Me All Your Love” e la seconda l’esecuzione di parte di “Slide It In”, che non ascoltavo dal vivo dal 2006. Per il resto grande prestazione di tutta la band, compreso David. Molto gente accorsa è rimasta stupita dalla prova vocale del singer britannico, anche noi che lo seguiamo da quasi una settimana. In più la versione di “Love Will Set You Free” è stata la migliore alla quale ho assistito. Peccato che i tempi ridotti e l’aver suonato alla luce del giorno abbiano leggermente impoverito lo spettacolo. Tutto sommato ancora una grande prova del gruppo, che ha entusiasmato i presenti, sia con i vecchi classici, sia con gli estratti da “Forevermore”. Al termine della performance mi ricongiungo con gli altri per poter raggiungere il back stage. E qui cominciano i problemi. L’organizzazione è alquanto scadente, prima ci dicono che i nostri pass non sono validi, poi dopo lunghe insistenze ci comunicano che saremmo potuti entrare solo se fosse venuto qualcuno dell’entourage della band a prelevarci. Fortunatamente abbiamo i nostri contatti e riusciamo a raggiungere gli Whitesnake nei camerini. Naturalmente l’esibizione dei Priest va a farsi benedire, ma devo dire che non ci siamo strappati i capelli per questo. I ragazzi ci salutano calorosamente e ci offrono sia da bere che da mangiare. Passiamo in rassegna tutti per le foto e ci intratteniamo a parlare con Michael Devin. Persona veramente umile e gentilissima. Pensate che raccoglie tutta la band per farsi fare una foto al completo con noi (la pubblicherà il giorno dopo su Facebook taggandoci e ringraziandoci). Nel frattempo facciamo un giro nel camerino di David (lui è già partito da un bel pezzo) e facciamo un giro di foto seduti sul suo divanetto (lo so, siamo dei malati!!). Partecipiamo anche alla festa di compleanno di uno dei fonici con tanto di torta e candeline. Il tempo purtroppo scorre veloce e per i ragazzi viene il momento di risalire sul tour bus. Ancora un giro di baci e abbracci, con la promessa di rivederci presto e l’ after show si conclude con nostra immensa tristezza.

Partiti gli Whitesnake per Basilea, decidiamo di rimanere ancora un po’ in zona per riuscire ad incontrare qualche altro personaggio. La sorte ci è amica!! Incontriamo, in successione, con tanto di foto e strette di mano : Duff McKagan, Joey Tempest e John Norum. Tutti e tre disponibilissimi. Nel frattempo i Judas finiscono il loro spettacolo. L’idea di incontrare Halford e compagni viene immediatamente spazzata via da un responsabile che in malo modo ci manda via, manco fossimo dei pericolosi criminali. Ho il tempo di veder passare Halford a 5 metri da me prima di venire trascinato verso l’uscita. Calano così i titoli di coda su questa meravigliosa vacanza che ci ha permesso di vivere per 5 giorni il puro stile rock “n” roll, di viaggiare, scherzare e divertirci con la nostra band del cuore. E’ doveroso da parte mia ringraziare Mimmo di WhitesnakeItalia, perché senza di lui tutto questo non sarebbe potuto succedere. Daniela, Ania e Manuel, che sono stati splendidi compagni di avventura. Yadira e Evodi (Spagna e Italia x gli WS). Diletta, Gilberto, Valentina e lo staff di RockRebelMagazine nelle persone di Andrea Lami (grazie per la macchina fotografica), Emiliano Vallarino e per ultima, ma non meno importante, il nostro capo AngelDevil!

Be safe, be happy and don’t let anybody make you afraid….forevermore!

 

Whitesnake BIC (Bournemouth U.K.):

1. Best Years

2. Gimme All Your Love

3. Love Ain’t No Stranger

4. Is This Love

5. Steal Your Heart Away

6. Forevermore

7. Love Will Set You Free

8. Guitar Duel

9. My Evil Ways + Drum Solo (Brian Tichy)

10. Fare Thee Well

11. Ain’t No Love In The Heart of The City

12. Fool For Your Lovin’

13. Here I Go Again

Bis

14. Still Of The Night

15. Soldier Of Fortune ( a Cappella only David)

 

Whitesnake Hammersmith Apollo (London U.K.):

1. Best Years

2. Gimme All Your Love

3. Love Ain’t No Stranger

4. Is This Love

5. Steal Your Heart Away

6. Forevermore

7. Love Will Set You Free

8. Guitar Duel

9. My Evil Ways + Drum Solo (Brian Tichy)

10. Fare Thee Well

11. Ain’t No Love In The Heart of The City

12. Fool For Your Lovin’

13. Here I Go Again (with Bernie Marsden)

Bis

14. Still Of The Night (with Bernie Marsden)

15. Soldier Of Fortune ( a Cappella only David)

 

Whitesnake Gods Of Metal (Milano Italy)

1. Best Years

2. Gimme All Your Love

3. Love Ain’t No Stranger

4. Is This Love

5. Steal Your Heart Away

6. Forevermore

7. Love Will Set You Free

8. Guitar Duel

9. My Evil Ways + Drum Solo (Brian Tichy)

10. Slide It In / Fool For Your Lovin’

11. Here I Go Again

Bis

12. Still Of The Night

 

 

Le foto dell'esibizione al GOD OF METAL le trovate qui.

Realizzate da Francesco Prandoni