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SLASH

 

Italian Summer Tour  Diary 2011

 

A cura di Mauro “MauRnrPirate” Brebbia

Fermare le emozioni che si susseguono ogni volta che ci penso, è davvero un’impresa dura e stimolante. I giorni trascorsi “inseguendo” Slash e la sua band nelle date italiane estive 2011, prima a Milano e poi a Roma, vivono dentro il mio cuore...ogni volta che riguardo le foto e i video, mi procurano gioia. Ho incontrato Slash già diverse volte e anche stavolta mi metto in testa, testardo come solo un buon Capricorno sa essere, di incontrarlo, anche soltanto per pochi attimi. 

 

ARENA CIVICA “MILANO JAZZIN’FESTIVAL” MILANO - 28 LUGLIO 2011

 

Arrivo a Milano di mattina, il giorno del loro concerto, e comincio a girare qualche hotels senza risultato, finché azzecco quello giusto. Come ho fatto? Segreti “professionali” e poi per nessun motivo al mondo, per questioni di privacy e rispetto verso gli artisti, vanno rivelate pubblicamente certe informazioni. In buonissima compagnia, di facce a me già note e altre, piacevolmente conosciute in quest ‘occasione, attendo un po’nervosamente nella hall, in attesa della loro uscita. La mossa geniale, che mi porta dentro l’hotel e non all’esterno della struttura è bermi un caffè al bar, in compagnia di questi miei amici. Caffè che ci costa la bellezza di quattro euro a testa ma subito i vari inservienti capiscono per chi siamo li’ e seppure svicolando, fanno chiaramente capire che l’hotel è quello giusto, non rivelando comunque la presenza o meno della band. Qualcuno, implicitamente, ci rivela di essere lui stesso un fan di Slash e l’attesa, sinceramente è maggiormente piacevole. Ci racconta ad esempio che Slash è arrivato in hotel qualche giorno prima e non ha voluto farsi aiutare nel trasporto del suo bagaglio in camera da nessuno e da buon nativo inglese, saluta cordialmente tutti.

Sono ormai quasi le 14 e, tranne una sporadica apparizione di Brent Fitz e Todd Kerns nella hall, non ci sono stati segnali eclatanti. Con la vista lunga come quella di un falco o anche da piccola grande vedetta lombarda (vista la mia mole), noto che un personaggio molto familiare sta uscendo dall’hotel in compagnia di due graziose signorine, è Myles Kennedy che gentilissimo firma autografi e concede foto a tutti. Da vicino, è ancora piu’ bello che in foto (questa informazione è puramente a titolo confermativo per tutte le donne che impazziscono per lui, tra cui la nostra Boss, Angel Devil). Dopo circa un’oretta abbondante, Myles ritorna in albergo, gentile e disponibile si ferma per firmare altri autografi. Mi concede un’altra foto e parliamo anche del futuro concerto a Milano degli Alter Bridge ad Ottobre.

Nel frattempo, un inconfondibile tour bus nero arriva nel piazzale vicino alla struttura, questo è il segno inequivocabile che la band sta per uscire dall’hotel, pronta per il soundcheck del concerto serale. I primi che escono, sono il batterista Brent Fitz e il bellissimo e altissimo bassista, Todd Kerns. La coppia è molto amica e condividono la passione per l’arte e spesso e volentieri in tour visitano vari musei e monumenti. Brent è davvero carismatico e di poche parole. Riesco a farmi autografare cd e disco di Slash e faccio una foto anche con lui. Parlo con lui un attimo degli Union e del fatto che poco tempo fa ho visto il suo carissimo amico Bruce Kulick in un concerto acustico qui in Italia e mi dice che è il suo migliore amico. Todd Kerns, che molti seguono anche in un suo blog (parecchio seguito), è invece un casinista nato, come la maggior parte dei bassisti rock. Gli dico che sono un fan dei suoi Sin City Sinners e che amo tutte le jam sessions che fanno con altri artisti di ogni tipo, da Tiffany agli Steel Panthers. Lui mi chiede se ho il loro cd e che me lo vuole autografare e io gli dico che me lo sono dimenticato a casa. Parliamo anche di Brent Muscat, che fino a qualche anno fa sentivo via email, e gli raccomando di suonare “We’re all gonna die” e scoppia a ridere.

Per ultimo esce Bobby Schneck, chitarrista ritmico della band ed ex compagno di Slash nei Bluesball, con una bella maglietta Lucky 13. Bobby è una persona splendida e tutto quello che si dice su Internet su di lui, è verissimo. Una persona che tiene tantissimo ai suoi fans. Mentre sta firmando autografi e sono in procinto di fare una foto con lui, ecco apparire il mio Guitar Hero (citando il videogioco di cui è stato testimone) per eccellenza. Faccio attendere Bobby, con il pennarello in mano e scoppia a ridere, dicendomi ”He’s my boss, return in a few moments”. Emozionato, faccio firmare il disco anche a Slash e subito ci viene chiaramente detto che si possono fare foto con lui. Questa storia, sinceramente un po' mi delude, ma in parte lo immaginavo. Riesco a stringergli la mano e dico una banalità colossale, tipo che l’Italia lo ama, provocandogli un sorriso a trentadue denti. Da vicino è davvero muscoloso con un filo di panza. Ma come si dice da noi “Omo de panza, omo de sostanza”. Junior, la sua enorme guardia del corpo, fa chiaramente capire a tutti che il tempo è terminato. Slash con il suo classico cappellino “FUCK” all’indietro e i Rayban a goccia, si allontana in compagnia di Junior e il suo guitar tech verso il tour bus. Torno da Bobby e faccio finalmente una foto con lui. Raggiungo anche stavolta il mio obiettivo.

Con un “bottino” ( cd autografati) incredibile tra le mani e nella digitale, saluto calorosamente tutti gli altri fans e mi reco all’Arena Civica, con due miei amici. Dopo qualche intoppo durante il percorso e un parcheggio un po' traumatico, trovo posto in Corso Sempione e faccio un breve tratto a piedi verso l’Arena. Rimango subito colpito dalla quantità incredibile di magliette dedicate al solo Slash che la gente indossa. Sicuramente quasi nello stesso numero delle magliette dei Guns. Pubblico di ogni età e ceto sociale, che attende ormai da qualche ora l’apertura dei cancelli per garantirsi un posto nelle prime fila. Molti gustano la “Milano da bere”, facendosi un mega aperitivo a buffet, altri si rifocillano con le classiche salamelle e birre da concerto. Per qualche misteriosa ragione, quasi tutti sono in fila da una parte e gli organizzatori aprono altre uscite. Cosi’ senza fatica e fare code, entro nell’Arena e comincio a salutare e abbracciare un numero imprecisato di persone. Faccio qualche foto e il mio cellulare comincia a trillare ogni due per tre, con sms di gente che vuole sapere dove sono e se ci vediamo. Dopo una tappa obbligata al banco merchandising, mi metto sulla destra del palco, dove suona Slash e attendo l’inizio del concerto. La classica nuvoletta di Fantozzi, per oscura magia, appare nel cielo e diverse gocce cominciano ad infastidire tutti. Per primi salgono sul palco, il gruppo indie rock inglese Japanese Voyeurs. Alla fine dei loro quaranta minuti di concerto circa, li ricorderò solo per la cantante, davvero carina, e per una cover abbastanza interessante di “Closer”dei Nine Inch Nails. I volumi sono inesistenti e subito mi attanaglia il dubbio che anche per Slash sarà cosi. Impressione confermata, dato che vengo a sapere che Slash suonerà alla bellezza massima di 95db. Preferisco non commentare, visto che alle cinquanta donne italiane per l’Abruzzo e altri, il Comune ha concesso volumi diversi, anni fa. Bah, meglio non pensarci. Sale sul palco SLASH ed è il delirio totale. Un boato lo accoglie on stage. La band è in formissima, trascinata dal cappellaio matto che è cresciuto anche dal punto di vista tecnico in maniera esponenziale. Se prima, alcuni puristi lo criticavano perché non era iperveloce, li invito a visionarsi il video di “Jizz da Pit”della serata o la versione stratosferica di “Godfather” (Tema del Padrino). Myles è un trascinatore nato, di poche parole parole, sa interpretare ogni canzone del passato e presente di Slash. Probabilmente esce solo sconfitto con Axl Rose in “Nightrain” e “Rocket Queen” (cantate peraltro, a mio parere , in modo dignitoso) ma è magico su “Sweet child o’mine “ o “Patience”, che Slash dedica alle vittime del folle fondamentalista cristiano in Norvegia. Altro punto di forza è un Todd Kerns, che salta di qua e di là e rende “Dr Alibi”( cantata da Lemmy, su disco), a dir poco uno dei momenti piu’ da pogo selvaggio del concerto. Dopo aver combattuto tutti con la pioggia e volumi ridicoli, dopo due ore e passa di concerto, l’enorme quantità di coriandoli di “Paradise City” segnala che “It’s Time To Go”. Alcuni fortunati delle prime file riescono ad impossessarsi di vari plettri e scalette. Io mi reco alla mia macchina, parcheggiata in Corso Sempione, per riposarmi un paio d’ore prima del concerto di Roma. Nel frattempo, qualcuno mi informa che Myles e Slash si sono fermati a firmare autografi vicino al tourbus ma son troppo in coma, per tornare indietro (e comunque ho già autografi e foto). Altra cosa che cito tra i ricordi buffi, è la maglietta taroccata che vendono alcuni venditori ambulanti all’esterno. Per la precisione quella che riporta “Arena Civico”, al posto di “Arena Civica”. Una bella trasformazione a Casablanca! Concerto spettacolare, sicuramente una delle migliori band in giro (obiettivamente) e la migliore (se parlo da fan). Perfetti, precisi come un orologio svizzero, affiatatissimi. Fortunatamente nessun ciccione volante iha interrotto, come l’anno scorso, il mitico assolo di “Sweet child o’mine”. Stavolta, avrebbe rischiato il peggio. Pubblico a dir poco caloroso, spalti gremiti quasi in ogni ordine di posto.

SET LIST:

Ghost

Mean Bone

Suckertrain Blues

Nightrain

Rocket Queen

Civil War

Back from Cali

Promise

Starlight

Nothing to say

My Michelle

Dr Alibi ( Todd Dammit Kerns alla voce)

Speed Parade

Jizz da pit

Just Like Anything

Patience

Guitar solo-Il Padrino

Sweet child o’mine

Slither

BIS:

By the sword

Paradise city

 

* LE FOTO DEL CONCERTO DI MILANO REALIZZATE DA FRANCESCO PRANDONI LE TROVATE QUI

 

 

 

IPPODROMO DELLE CAPANNELLE, ROCK IN ROMA- ROMA 29 LUGLIO 2011

 

Dopo una o due birre nella movida milanese e qualche ora di sano riposo, sono pronto a raggiungere Roma. Arrivato in stazione apprendo che causa dell'incendio alla Stazione Tiburtina dei giorni precedenti, diversi treni a lunga percorrenza ( tra cui il mio) vengono soppressi. Incazzato nero (concedetemi il termine), spero nel fato. Fato che si materializza, quando mi viene concesso di prendere il treno destinazione Salerno con fermata a Roma, senza garanzia di posto. Sono fortunato, visto che nessuno reclama il suo posto e viaggio bello comodo e seduto in Seconda Classe. Dormo ancora (ebbene si, mi piace dormire) e dopo tre ore e mezza giungo a Roma. Dopo un veloce giro di telefonate con amici, tra cui Manuel mio socio del Sex Drugs and Guns N’Roses e Mirko, chitarrista della tribute band romana “Rocket Queen”, ci diamo appuntamento in un punto ben preciso della stazione. Pian piano si aggregano anche altri amici tra cui Silvia e il mitico Mean Bone. Dopo aver pranzato con una discreta pizza al taglio e varie birre, ci rechiamo in macchina al concerto. Ovviamente, ci becchiamo la canonica coda sul GRA e dopo un viaggio non proprio veloce, arriviamo all’Ippodromo. Qui la folla è tanta. Mi fa davvero piacere, scambiare una parola con tutti.

Dopo aver ritirato il mio pass VIP ,vinto con il concorso del “Rock in Roma”ed essermi incontrato con diversi amici e amiche del mitico Slash Italia, entro all’interno dell’Ippodromo e ovviamente faccio foto vicino ai vari Slash giganti che son messi all’ingresso. Mi sfamo con una deliziosa porchetta romana (nda porchetta inteso come cibo, maliziosetti…) e una bella birrozza fresca e vado in tribuna. Stavolta mi sembra di essere il Lotito o il Di Benedetto della situazione. Rimango sbalordito. Divani in pelle bianca, tipo “Puff” di Fantozzi e mi rendo conto che siamo praticamente sul palco o quasi. Vedo la band, che man mano va al ristorante a cenare. L’organizzazione è certamente migliore del giorno precedente e la folla vista dall’alto delle tribune è davvero impressionante e calorosa. Salgono sul palco i “Guardoni Giapponesi” (JAPANESE VOYEURS). Stavolta, ben due indossano la t-shirt di Slash. Ci “deliziano” con quaranta minuti di set e la folla non è tanto indulgente come quella di Milano e si leva un tipico coro “Faccela vedé, faccela toccà”. Dopo un velocissimo cambio palco e allestimento, alle 21.45 circa, puntualissimi e annunciati dalla consueta voce battagliera in sottofondo, ecco SLASH e la sua ciurma. E’un delirio totale, tutti in piedi sulle tribune che salta già sulle prime note dell’opener “Ghost”. Da subito, noto che la folla è ancora più coinvolta che a Milano e che i volumi son finalmente giusti. La band si rende conto del calore che tutti gli trasmettono e suona davvero modo impeccabile. Myles, si muove sornione come una tigre pronta ad azzannarti alla giugulare, Todd trascina il pubblico come fosse un capo ultras. Bobby è sempre in disparte o quasi, pronto a inanellare note che vanno a completare le trame del genio Slash. Genio che salta e balla come non mai. Finalmente la band ha imparato a dire “Buonasera” e non “Buongiorno” come a Milano e la scaletta sembra quasi uguale a quella di Milano. Vengono lanciate varie magliette sul palco, tra cui una molto buffa che recita ”Posso venire a cantare un pezzo con voi?” (in inglese) e vari reggiseni. Myles sulle note di introduzione di Mr Brownstone” esclama, in italiano, cazzo duro... divertente!! Ringrazia anche i Japanese Voyeurs.  Il boato è impressionante su ogni pezzo. Altra scena memorabile è quando Slash e Todd improvvisano un buffo balletto sul palco. Slash corre di qua e di là, come nell’epoca degli Illusions, e Brent spacca davvero con la sua batteria enorme. Lo show termina come per Milano con la spettacolare “Paradise city”. Stanco mi ritrovo con Manuel e altri amici all’uscita. Ci rechiamo al tour bus in attesa della band. Band che esce dopo un’oretta e passa d’attesa e la gente impazzisce. Slash e Myles decidono di tornare a firmare autografi.

Slash autografa ogni sorta di materiale tra cui la Les Paul del mio amico Mirko. Non è vero che non autografa materiale dei Guns N’Roses, ad esempio ed io riesco a farmi finalmente autografare la sua autobiografia. Myles mi riconosce, dicendomi che mi ha visto a Milano e io gli dico “Tutto questo per voi” e mi firma il biglietto del concerto, che mi è stato consegnato all’ingresso insieme al mio pass. Tutti sono contenti e dopo un bel panino al Burger King, per finire alla grande mi riaccompagnano alla Stazione Termini, dove dormo qualche ora, modalità “Barbone mode on” o quasi e poi prendo treno per Milano. Stavolta Prima Classe, servito e riverito. Due giorni fantastici. Un grazie a Laura,Manuel, Yuri, Eva,Massimiliano, Mean Bone, Niccolo’, Mirko, Sea,Sabrina, Katia, Chiara, Amethyst, allo staff di Slash Italia, Francesca, Saretta, Marty, Elena, Aiko,Tina Sdmf, le due Ganze e Rozze , Giulia e Natascia, Lorenzo e tutti quanti che mi sto dimenticando ora. I’m sorry…

 

SET LIST :

Ghost

Mean Bone

Suckertrain Blues

Nightrain

Rocket Queen

Civil War

Back from Cali

Starlight

Nothing to say

Mr Brownstone

Dr Alibi (Todd Kerns alla voce)

Speed Parade

Watch this

Rise today

Fall to Pieces

Guitar solo/Il Padrino

Sweet Child o’mine

Slither

BIS:

By the sword

Paradise city