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ACCEPT

Stalingrad Brothers Of Death

Nuclear Blast

Data realese: 6 aprile 2012

 

 

 

Dopo l’uscita il 28 di febbraio del singolo apripista “Stalingrad”, vede ora la luce finalmente il nuovo album degli Accept, storica band tedesca del panorama heavy metal. “Stalingrad Brothers Of Death” è composto da 10 brani, una miscela di hard’n’heavy con sterzate verso sonorità più speed, ma pur sempre con il classico timbro che contraddistingue la band teutonica ormai da decenni. Il fatto che il disco possa suonare ai più scontato, non significa per forza che non debba piacere o che, essendo qualcosa di già sentito, passi in secondo piano. Dal mio punto di vista ci sono band che non hanno nessun motivo di discostarsi dal loro sound, perché gli Accept, come gli Iron Maiden o gli Ac-Dc, hanno un pubblico composto da fedeli fan che bramano determinate sonorità, certi accostamenti e che storcerebbero il naso davanti ad un tentativo di accattivarsi nuovi adepti, attraverso una commercializzazione della propria musica, o anche peggio, con stratagemmi pseudo-moderni che possano avvicinare pseudo-new-metallari per qualche euro in più. L’old style non è una moda, ma un modo di vivere, e chi, come i nostri amici tedeschi ne ha fatto la propria esistenza, merita un plauso da vecchi borchiati rincoglioniti come il sottoscritto. Con il precedente “Blood Of The Nations” ci era stato presentato il sostituto alla voce di Udo Dirkschneider, quel Mark Tornillo che, grazie ai suoi falsetti e a quattro compagni d’avventura come Wolf Hoffmann e Herman Frank alle chitarre, Peter Baltes al basso e Stefan Schwarzmann alla batteria era riuscito a far vendere più di centomila copie di quell’album, cifra considerevole e che è valsa agli Accept, la partecipazione a numerosissimi eventi, molti dei quali come headliner. Il nuovo album, presente a mio parere alcuni brani notevoli come “the Quick And The Dead”, “Shadow Soldiers” o la epica “Twist Of Fate”, tutte canzoni con il marchio e approvate. Certo c’e’ qualche passaggio a vuoto come nel caso di “Flash To Bang Time”, ma nel complesso l’album è sicuramente un classico che troverà il suo spazio sullo scaffale di moltissimi appassionati. Finchè ci saranno certi personaggi in circolazione, credo che molte band di ventenni con poco talento e troppa voglia di sfondare velocemente per ottenere un successo effimero della durata di qualche giorno, facciamo prima a trovarsi un lavoro come stagionali. Accept, e la storia continua.

 

Recensione di Emiliano Vallarino