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ANUBIS GATE

Anubis Gate

Nightmare Records - 2011

 

Quinto e omonimo album per la band progressive metal danese Anubis Gate che questa volta ha fatto le cose veramente alla grande. Sarebbe superficiale classificare questo disco semplicemente come prog, perché in realtà non troviamo solo sontuose tastiere e infiniti lavori delle chitarre, tipici del genere, ma in realtà ci troviamo di fronte ad un lavoro maturo, robusto, con una produzione del suono fantastica e una commistione di generi sensazionale. A questo si va ad aggiungere che al posto di Jacob Hansen alla voce (resta come produttore e il disco è stato registrato nel suo studio), troviamo Henrik Fevre, la soluzione più ovvia visto che oltre ad essere il bassista e fondatore della band, è colui che ha sempre scritto i testi e oltretutto ha una voce spettacolare. Questo full lenght suona progressive melodico, ma anche epic, power e talune volte sfocia pure nel thrash. Sin dalle iniziali “The Re-Formation Show” e “Hold Back Tomorrow” si capisce che la band ha molto da dire e da dare, i riff possenti di “Desiderio Omnibus”, dal suono e dal ritmo power, pur rimanendo sempre melodici. I chitarristi Jesper M. Jensen e Kim Olesen ci “scherzano” con il loro gioco all’inseguimento della supremazia sulla sei corde, senza perdere mai il bandolo della matassa, virtuosi si, ma senza egocentrismi. “Telltale Eyes” oscura, sinth e thrash, l’oniricità di “River”. Trovo difficile non consigliare questo album a chiunque mastichi metallo, perché non escono tutti i giorni dischi completi e degni di nota come questo. Un album intelligente, variegato, denso di spunti, io mi sono soffermato maggiormente nell’ascolto di “Oh My Precious Life” e “World In A Dome”, perché li ho trovati pezzi di una completezza assurda. Adesso mi resta la curiosità di vederli dal vivo, per capire quanto di ciò che è stato realizzato su questo album, sia effettivamente possibile mettere in opera, visto anche il doppio lavoro su chitarra e tastiere di Kim Olesen, ma non mi stupirò se anche live il suono della band e la voce (stupefacente) di Henrik Fevre troveranno d’accordo tutti. Non potrebbe essere altrimenti visto che ci troviamo di fronte a tantissime sfaccettature di metallo, per la soddisfazione di chi ama la melodia ma anche di chi ha fatto dei muri sonori di chitarre heavy metal, la propria ragione di vita. Se siete ancora a casa, correte al negozio di dischi più vicino e chiedete Anubis Gate, garantisco io.

 

Recensione di Emiliano Vallarino