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BAI BANG

Livin' My Dream

Aor Heaven - 2011

 

Uscito lo scorso agosto, “Livin' My Dream” è il nuovo lavoro degli svedesi Bai Bang, band che ha calcato diverse volte anche gli stages del nostro stivale e autrice di un dignitoso hard rock-sleaze. Non sono certo una band di primo pelo, anzi son proprio dei vecchi lupi di mare, ma soltanto il cantante leader Diddi Kastenholt è l’unico superstite della band formatasi nel 1989. Le parole migliori che possono definire questo cd sono: coerenza, onestà e spensieratezza. Non aspettatevi una band che si metta a parlare di tematiche scottanti, che scrive testi cupi o che suoni un genere alternativo o con diversi inserimenti elettronici; chitarre urlanti, batteria selvaggia, basso adrenalico e voce graffiante, questi son i quattro ingredienti base usati dagli chefs Bai Bang. Dieci canzoni che meritano una chance dagli appassionati di questo tipo di sonorità. Forse non sono cosi’ alla moda come i The Poodles , i Reckless Love o non sono cosi’ pericolosamente stupidi (in senso buono) come i Wig Wam, ma è la classica band che vorresti sentire suonare con una bella birra fresca in mano. L’originalità non è certo la loro caratteristica, sentiamo pesantemente i vari echi dei vari Bon Jovi, Motley Crue,Europe, L.A.Guns e direi anche Backyard Babies. Molto carica e diretta è l’opener “We’re united”, mentre la titletrack ha un coretto assassino che mi ha ricordato molto i primi Bon Jovi, ma ha chitarre belle grasse in certi frangenti che possono richiamare qualche sonorità retro’ anni Settantiana. “Come on” è la classica canzone che a molti farebbe gridare ”Come siete out o fuori moda”, ma che a tanti cresciuti come me a pane e Mtv (dell’epoca d’oro) regalano assoluto benessere. Molto gradevole e allo stesso tempo ballabile. I titoli non sono certo scioglilingua impronunciabili e anche la successiva “Rock on” ne è testimone. Il lavoro è molto curato dal punto di vista della produzione e i pezzi son decisamente immediati. Ovviamente in un disco di questo genere non deve mancare la ballata zuccherosa in puro stile hair metal anni Ottanta e tale momento arriva con “Gonna have it All”. Se mancava tale canzone in un cd del genere, è come se Claudio Bisio diventasse un rastafarian tutto d’un tratto o che i Fichi D’India vengano scelti come tronisti dalla De Filippi (vabbé sarebbero certamente piu’ simpatici di qualsiasi altro presente nelle sue trasmissioni.. n.d.a). Un altro pezzo che ti entra in circolo è “Tonight”, molto patinato e suonato senza sbavature dalla band. Bello l’assolo del chitarrista Pelle Eliaz. “Rock it” è invece un pezzo piuttosto sul generis che si fa ricordare soltanto per un ritornello piuttosto cafone e appiccicoso come il miele . “Die for you” è un pezzo che paga piu’ di un credito a Def Leppard e Pretty Maids. Unica cosa innegabile, che la band sicuramente non si avvicina a questi due mostri sacri, seppure sia autrice di musica piu’che gradevole a tratti. Chiude il lavoro “Put on your dress” e come spesso succede in diversi album, l’ultimo pezzo è quello che ti colpisce o ti piace di piu’. Sicuramente anche in questo caso e in questo mid tempo molto patinato e di classe, la casistica si ripete. Un lavoro dignitoso, non certo un capolavoro ma neanche una schifezza.

 

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