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BEJELIT

Emerge

Bakerteam Records - 2012

 

 

Le guerre di un passato che sa di terribile futuro, una discesa negli Inferi dell'animo umano ed ora la rinascita, o meglio, la riemersione, rifacendosi al titolo 'Emerge'; questo il percorso dei Bejelit, una delle più interessanti realtà dell'heavy-power italiano di questi anni, per arrivare a questo loro ultimo lavoro. Un lavoro particolare e, paradossalmente, che richiede alcuni ascolti per comprenderlo appieno, benché sia molto più marcata la vena speed europea e l'immediatezza melodica. Attenzione però! Non si fraintenda; i Bejelit non hanno cambiato genere. Basta ascoltare l'opener The Darkest Hour, C4 o Deep Water per capire che oscurità, potenza, aggressività, introspezione e teatralità sono sempre caratteristiche portanti del Bejelit-sound ma è anche vero che, con l'ingresso del nuovo chitarrista Marco Pastorino (Secret Sphere ed ex-Timesword), una maggiore melodia ed ariosità compositiva è entrata nel DNA del five-piece di Arona. Tutto ciò, però, non comporta un passo indietro o uno sbiadimento d'identità della band piemontese ma, piuttosto, l'emergere di nuove sfaccettature ed angoli diverse nel mostrare una natura passionale ed immaginifica: questo, ovviamente, a tutto vantaggio delle capacità del singer ed istrione Fabio Privitera (uno dei migliori talenti canori italiani in ambito rock-metal), che con la sua voce potente e teatrale, anche in questo caso, spande perfettamente i colori messi a disposizione dalla coppia di 'tintori sonori' Sandro Capone e la già citata new entry Marco Pastorino, autore di assoli fantastici e melodie molto 'italian-metal-oriented' che sono l'ingrediente fondamentale di track come We Got the Tragedy, Fairy Gate e Dancerous, dove esplode quest'imprevista solarità, questa riemersione dalle profonde acque oscure dell'animo umano in cui si erano immersi con You die and I..., dopo aver combattuto le guerre di Hellgate ed Age of Wars.

 

Ad irrobustire tutto, però, e non rendere troppo leggere o privo di pathos quest'interessante lavoro, ci sono Giorgio Novarino e Giulio Capone, la possente e fulminea sezione ritmica che incendia la cornice di questo quadro, ben prodotto e che regala momenti di grande entusiasmo, una sorta di Empire per la band italiana. Non tutto, però, è perfetto; ma, aspettate, non stiamo parlando di qualità esecutiva o scelte di arrangiamento. La ricerca di questo bright side della loro anima spinge, ogni tanto, i Bejelit ad essere, forse, un po' troppo lineari in alcuni punti, forse troppo leggeri ed evanescenti nel songwriting. Si tratta, però, di errori di sperimentazione, di pecche che si generano quando si rischia, si tenta qualcosa di nuovo o diverso e non certo perché si tenta di riciclarsi o di allinearsi ad un trend. Un album transitorio ma molto buono, con molti spunti interessanti e pezzi di sicuro valore e che generano entusiasmo ed energia, senza, per questo, perdere in profondità emotiva ed introspettività. Un rito di passaggio verso quello che, forse, sarà l'album della consacrazione finale, forse il capitolo conclusivo della trilogia di Berserk...o semplicemente un maledetto capolavoro. Parlando, però, del presente, un buon album che conferma i Bejelit quale splendida realtà del metal nazionale...pronta ad 'emergere' ancora dalle oscure acque del lago, per narrare le loro storie.

 

Andrea Evolti

 

 

 

Tracking List:

 

1.The Darkest Hour

2. C4

3. Don't Know What You Need

4. Emerge

5. We Got The Tragedy

6. To Forget And To Forgive

7. Dancerous

8. Triskelion

9. Fairygate

10. The Defending Dreams Battle

11. Deep Waters

12. DefCon/13 (instrumental)

13. Boogyman