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BLINK 182

Welcome to the Neighboorhood

Interscope/Universal - 2011

 

 

L’attesa è finita, carissimi! Rullino i tamburi e sia dato fiato alle trombe: i Blink 182, dopo un’ assenza di ben otto anni, tornano a regalare ai numerosissimi fans sparsi in ogni angolo del globo, un nuovo lavoro “Neighboorhood” che ha richiesto davvero moltissimo tempo per essere realizzato. Seppure la band si sia riunita già nel 2009 per infuocati concerti live, l’album è stato piu’ volte rimandato a causa di problemi vari con la casa discografica che impose un termine di consegna, così la scelta coraggiosa di autoprodursi, alla fine sia Travis sia Mark sanno decisamente come si fa... sono solo alcuni degli ingredienti che fanno da ghiotto contorno a questa mia introduzione al lavoro.

 

Bene, siete pronti a correre nudi per strada? No, forse è meglio di no, se siete rotondi come una forma di Parmigiano. Forse è meglio stappare una bella birra o una Monster (ultimamente fa molto rock n’roll), e a gustare questo velocissimo disco?!

Velocissimo, perché anche la deluxe edition in mio possesso, non supera i quaranta minuti. “Ghost on the dance floor” è un pezzo suonato con maestria. Una delle caratteristiche piu’ evidenti della band è la crescita stilistica e strumentale davvero inarrestabile. Travis Barker, credo che ormai sia sicuramente uno dei migliori batteristi del pianeta. Velocissimo e grintoso, oltre che tatuatissimo. Il basso di Mark, davvero è in gran spolvero e le schitarrate di Tom son degne di nota; il brano è sul loro classico stile. Punkeggiante con pesanti influenze pop ed è dedicata all’amico fraterno di Travis, DJ AM, scomparso anni fa e che sicuramente scosse in forte maniera emotiva Barker. “Natives” inizia molto veloce e grintosa, con voce sicuramente effettata in studio. Un pezzo che ti fa saltare come un chicco di mais, pronto a trasformarsi in gustoso popcorn. Ritmiche indiavolate e in taluni casi, che pagano pegno a diversi artisti metal. Un ritornello che ti fa impazzire e che ti entra in circolo. Non puoi smettere di esaltarti per una canzone simile. Ognuno dei tre Blink apporta qualcosa nel lavoro: Travis è il guru delle ritmiche hip-hop, Tom DeLonge è il chitarrista rockettaro e Mark Hoppus è l’esperto di sonorità indie e dardeggianti. Oscura e molta rallentata è “Up all night”, sicuramente è una scelta azzeccata come single per il come back, perché rappresenta appieno i Blink 182 attuali. Persone ormai cresciute, sopravvissute anche ad incontri ravvicinatissimi con la morte (chi non ricorda il terribile incidente aereo di Travis, rimasto ustionato quasi interamente e miracolosamente sopravvissuto), e che singolarmente vogliono sperimentare ogni sorta di arte musicale. E’ un lavoro sofferto, con testi autobiografici che raffigurano questi travagli interiori, ma che ogni tanto lasciano spazio allo storico humour del trio.

Considerato che già l’ultimo lavoro del 2003 “Blink 182” era parecchio lontano dalle sonorità prettamente pop con spruzzate punk degli inizi, questo è la continuazione.

“After Midnight” potrebbe uscire tranquillamente dai Coldplay o dai Cure. Ovviamente la voce di Mark è diametralmente opposta. Un pelino noioso, rispetto al trio delle meraviglie iniziale. Un attacco distruttivo ti bombarda le orecchie in “Snake Charmer”, che come per magia, si trasforma in un attimo in un pezzo rallentato e sicuramente studiato appositamente per l’esecuzione live. Pezzo dove Mark fa il bello e cattivo tempo e che segnalo giocoforza tra i miei preferiti. L’interludio strumentale “Heart ‘ s all gone interlude” ti da un attimo di tregua con le sue atmosfere molto tenui.

Attimo di pausa e trac... Ecco “Heart ‘s all gone”, pezzo velocissimo che sicuramente scatenerà il pogo piu’ violento ai loro concerti, con vari cambi di tempo e che ti spazza letteralmente via le ultime resistenze. I Blink 182 sono tornati! Sono tornati per restare, sono molto determinati e non sono tornati per pettinare le bambole o contare il nuovo flusso di denaro, che inevitabilmente questo lavoro realizzerà.

“Wishing well” ha atmosfere latineggianti (io direi alla Transplants, tanto per citare un progetto di Travis) all’inizio, e poi va a ricordare parecchio diverse loro composizioni del passato. Una canzone che sicuramente non delude i fans della prima ora.

L’oscurità ritorna in “Kaleidoscope”, in taluni frangenti simile ad una marcetta e che personalmente si perde un po' via troppo in orpelli assolutamente inutili. L’immediatezza e la grinta son gli ingredienti base di “This is home”, gran bella canzone dal refrain totalmente coinvolgente e quasi new-waveggiante. Da annoverare definitivamente nelle mie preferite. Il loro passato musicale riemerge prepotentemente in “M.H 4-18-2011”, canzone che nonostante il titolo possa ingannare, potrebbe tranquillamente stare su “Enema of the state”. “Love is dangerous” è un pezzo secondo me sostanzialmente ben strutturato e lontano parecchio dal loro stile. So che tanti non gradiranno e non capiranno, ma se ti lasci trasportare dal suo incedere suadente, ne sarai certamente appagato e inesorabilmente conquistato. “Fighting the gravity” è sicuramente il brano piu’ oscuro di tutto il lavoro. In alcuni frangenti ti sembra davvero di essere entrato in un’altra dimensione, è un pezzo che ha bisogno sicuramente di svariati ascolti per essere totalmente apprezzato. E come poteva chiudersi il lavoro? Lato oscuro o lato caciarone? Bene, loro han scelto una via di mezzo con “Even if she falls”, pezzo molto carico e tonico, anche se non suonato alla velocità di un Lamborghini Diablo.

Si preannuncia uno show dal vivo davvero molto coinvolgente e quanto son lontani i tempi della contestazione di alcuni stupidi, che gli lanciarono addosso di tutto in un lontano festival italiano estivo. Ora non ci resta che vederli live il 3 Luglio 2012 al Mediolanum Forum di Assago.

 

 

 

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