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CHIMAIRA

The Age Of Hell

Long Branch Records/SPV - 2011

 

Mi ero sempre chiesto quanto bisogna essere fuori di testa per far uscire un album ad agosto, la maggior parte delle famiglie lascia la città alla ricerca di un po' di fresco o semplicemente di un angolo di tranquillità dove rilassarsi ed incamerare energie buone per l’autunno. Io non sono da meno e mi ritrovo nel solito paesino della riviera ligure dove passo sempre volentieri qualche giorno con gli amici di sempre, un buon bicchiere di vino, tanta musica da ascoltare ed, appunto, un disco da recensire. Questo “The Age Of Hell” degli americani Chimaira in realtà è una ventata di aria fresca che contrasta i 40 gradi con i quali volenti o nolenti ci siamo abituati a convivere in questo periodo dell’anno. Metalcore veloce, cattivo, compromessi “no thanks”. Sin dall’iniziale title track ci buttiamo a testa bassa nei meandri piu’ oscuri e sperduti disegnati sapientemente dai nostri, ritmiche serrate, riff al cianuro e la voce di Mark Hunter capace di disegnare visioni apocalittiche e inquietudini in maniera magistrale. Anche quando rallentano come in “Clockwork” o in “Samsara”, la sensazione è quella di ritrovarsi sperduti in mezzo al mare, in balia da un momento all’altro di qualche predatore senza scrupoli, con troppa fame e troppo poca misericordia. L’approccio cattivissimo e nero come la pece di “Year Of The Snake”, gli attacchi frontali e senza fronzoli di “Born In Blood” o “Powerless”, fanno di questo full lenght un disco completo, maturo e le incomprensioni con le precedenti case discografiche sono solo un brutto ricordo. La macchina da guerra dei ragazzi di Cleveland è ripartita e non vorrei essere nei panni di chi questa volta proverà a fermare la loro rincorsa verso un meritato successo. Chimaira, dall’Ohio con furore.

 

Recensione di Emiliano Vallarino