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CLAIRVOYANTS

The Shape Of Things To Come

Valery Records - 2012

 

Grande ritorno per il gruppo metal italiano capitanato da Gabriele Bernasconi e nato nel 2000 come tribute band degli Iron Maiden. Questo “The Shape of Things to Come” si presenta come una grande opera hard & heavy, che unisce momenti di grande energia alle emozioni di alcune power ballad mozzafiato: parliamo per esempio di “Just the same story”, “Sinner's tale” e la suite finale “Horizon Calling”, quasi 9 minuti di vera goduria ed emozioni. Ma come ho scritto sopra, non c'è solo romanticismo ma anche pura energia, chitarre distorte e doppio pedale: dalla track opener “No need to surrender” a “Endure and survive” e la title track “The shape of things to come”, che però ha alcuni intermezzi mid-tempo e molto soft nel chorus che ti acchiappa sin dai primi ascolti e in altre fasi verso il finale. Qualcosa di particolare è la musica di “Prometheus”, veloce ed energetica, con la batteria di Manuel Pisano che da quasi l'impressione di dare un ritmo industrial nel ritornello, nelle parti strumentali introduttive e nella sorprendente seconda parte.

 

Torna poi il puro heavy in “The Only Way Out is Through”, in perfetto stile Iron Maiden con toni che danno quel tocco di epicità che fa solamente bene in brani simili. La già citata “Sinner's Tale” è il brano che ho apprezzato maggiormente per ciò che ha saputo offrirmi emotivamente: l'intro acustica, soft e il resto, la rendono una delle power ballad più apprezzate dal sottoscritto. Dopo altri due pezzi interessanti ed energici come “To Heaven and Back” e “Here Today, Gone Tomorrow” , il cerchio si chiude con la suite già citata “Horizon Calling”: nei quasi 9 minuti offerti, troviamo tutto ciò che possa definire una canzone un capolavoro. Intro leggera, romantica e deliziosa di pianoforte, la voce che entra tranquilla e che si lascia andare in una melodia emotivamente magnifica, con alcuni cori che impreziosiscono l'esplosione di ogni strumento suonato, voce inclusa fino al finale veramente epico, con il pianoforte dell'intro che torna a chiudere ciò esso aveva aperto.

 

Se in alcuni brani si sente la forte influenza degli Iron, in altri si nota un cambiamento per differenziarsi dalla band di Bruce Dickinson e soci in modo da indirizzarsi verso un proprio stile. Una nota di rilievo meritano il vocalist Gabriele Bernasconi e il chitarrista solista Luca Princiotta, autori di musiche e testi di tutte le canzoni dell'album: la voce del cantante è perfettamente calzante con i ritmi delle canzoni e non sbaglia una nota; infine gli assoli del secondo, innumerevoli e sempre ottimi.

 

Andrea Giorgini