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COLD

Superfiction

Eleven Seven Music - 2011

 

Superfiction? Ok che dalla Florida arrivano serie TV come “Miami Vice”, “CSI: Miami” o “Nip/Tuck” ma voi Cold di Jacksonville volete batterle tutte?! Eppure guarda un po’ – geograficamente parlando – a me son tornati in mente gli antipodi statunitensi dello stato di Washington, quello in cui si situa la beneamata Seattle, patria di tante rumorose e arrabbiate band degli ormai lontani ’90. Appartenti al cosiddetto filone del ‘post-grunge', cioè delle band sorte nell’ultimo decennio (e forse più) dedite al definire nel modo sopracitato il loro genere di musica solo per guadagnarne i privilegi avendo ritoccato un po’ i suoni. C’è chi canta tutto pulito e chi ci mette del suo come Scooter Ward, carismatico frontman dalla voce un tantino ruvida ma che sa farsi smielata nelle ballate, vedi “Emily” o “Delivery The Saints”. Dopo sei anni di pausa dopo lo scioglimento della band, tornano in studio (ma già dal 2009) per dare un seguito alla vagamente deludente prova di “A Different Kind Of Pain” del 2005 che sorprese in negativo lo zoccolo duro dei fans con una scaletta di brani decisamente più morbidi rispetto all’usuale. Con questo “Superfiction”, invece, i Cold ritornano all’assalto del palco con una serie di pezzi all’altezza dei primi aggressivi lavori del gruppo: basti ascoltare l’attacco di “Wicked World”, prima traccia e primo singolo dell’album, o pezzi granitici del calibro di “Flight Of The Superstar” e “What Happens Now” o ancora la malinconica “Crossroads”, per rendersi conto che l’ispirazione di Ward e soci è di nuovo ad alti livelli. Per i più sfegatati: Scaricando da oggi questo album su certi canali digitali potrete gustarvi anche una chicca prelibata, una di quelle b-side che ogni band del mondo ha: una cover celebre. Tocca a “Dream On” classicone dei primissimi Aerosmith. Chissà cosa ne pensa Steven Tyler, tra un programma e l’altro di alimentazione della finta musica.

 

Recensione di Bryan Vee