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DAEDALUS

Motherland

Galileo Records / VoicePrint / Gonzo Multimedia

 

Quando si dice che è dal caso che nasce una bella storia d’amore! Qui ne abbiamo la prova schiacciante, poi, se ci aggiungiamo una di quelle giornate un po’ lazy di Fancazzismo assoluto, i DAEDALUS, con la loro sferzata di energia non ci mollano più, si ascoltano, ascoltano, riascoltano, riascoltano …e ci chiediamo il perché non li abbiamo conosciuti prima, ma è un dettaglio superabile. MOTHERLAND è il nome dell’oggetto incriminato, terzo lavoro in release il 2 Maggio 2011 per i genovesi, Artisti con la A maiuscola del prog metal, quel genere comprensivo di metallo, raffinatezza e giri armonici infiniti che non è il pane per i denti di tutti e soprattutto piace o non piace, senza vie di mezzo. Collaborazioni illustri qui dentro, come quella di Roland Grapow (Helloween, Masterplan) con un solo di chitarra, colui che ha mixato l’album, e due camei, quello di Trevor (Sadist) e di Elisa Montaldo (Il Tempio delle Clessidre, Museo Rosenbach). Questi sono valori aggiunti, il livello è alto già di suo. Dream Theater rulez e aggiunta di Stratovarius e Helloween sul comodino come santini per ispirare le undici tracks potenti e melodiche allo stesso tempo, fatte di tecnica infinita, accattivanti e, sebbene il genere non propenda ad un facile ascolto, è proprio dall’immediatezza che invece si viene catturati. Entrando nel merito, l’intro “What a challenging world” segna l’arrivo di qualcosa di importante, i quattro strumenti lavorano insieme perfettamente, e la voce che parte dal secondo brano, “Your lies”, fa da addensante potente, attacca sempre dopo, forte, pulita e chiara, con intonazione eccellente e accento inglese come si deve; la voce è colei che non è sempre sul tempo dell’orchestra ma ottimamente legata ad essa. La fusione dei suoni è rilevante, l’insieme è ricercato e sottile, i cambi timbrici che potrebbero distrarre l’ascoltatore in realtà lo appassionano. Tutti i pezzi sono importanti, si parte forte per poi creare un attimo di pausa a circa metà album con “For Aye”, che contiene tutto, chitarra classica, poi acustica, voce, ingresso di tutti gli strumenti, assolo di chitarra elettrica, coro (i cori sono un gran punto di forza) e riattacco d’ensemble. L’ascolto prosegue fino ad arrivare a “Sand” in cui spacca una speed guitar, poi la strumentale “Weather the storm” che riassume il Daedalus pensiero, dove un piano contrappuntistico dialoga con la solita chitarra finché entrano gli altri strumenti a generare il lungo intro, il sound poi rallenta, nasce un’intesa di chitarra acustica e batteria che picchia sul charleston, un piano in sottofondo, creando tante modulazioni, il basso è sempre equilibrato e mai troppo forte. Gli ultimi passaggi sono tirati, “A Tale” su tutti. La chiusura è affidata a un lento, con chitarra elettrica a sostenere il pezzo. Una sola parola sarebbe stata sufficiente per recensire questo full lenght, ed è chapeau; noi ne abbiamo aggiunte alcune in più consapevoli che non sono poi così necessarie. Line-up: Davide Merletto_voce; Andrea Torretta_chitarra; Fabio Gremo_basso; Sandro Amadei_tastiere; Daz La Rosa_ batteria. Link: www.progdaedalus.it ; www facebook.com/progdaedalus ; www.myspace.com/progdaedalus ; www.youtube.com/daedalusfanclub

 

Margherita Simonetti