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DEATH DESTRUCTION

Death Destruction

Sony Music - 2012

 

 

Come molti miei colleghi, ma più in generale come tutti coloro che amano sapere e avere più notizie possibili sui generi musicali che prediligono o sulle ultime uscite discografiche, ho l’abitudine di leggere quasi tutte le recensioni che mi capitano sotto mano. E mentre stavo stilando quella riguardante il primo album dei Deathdestruction (già un ep del 2011 all’attivo), mi sono imbattuto in un paio di reviews riguardanti appunto questo disco. Ovviamente non faccio i nomi degli autori, ne tantomeno delle riviste che le hanno pubblicate, ma è piacevole e curioso riscontrare che si tratta di due recensioni completamente all’antitesi; nella prima si faceva riferimento al fatto che la mancanza di virtuosismi chitarristici e spunti melodici a favore di un sound più monolitico e monocorde faccia si che l’album risulti noioso, blando, qualcosa di già sentito più e più volte; nella seconda si accennava invece al fatto che il sound duro e che va dritto per la sua strada per tutti gli undici brani che compongono l’album non abbisogni di particolari fronzoli più commerciali, orecchiabili, vista la altissima preparazione tecnica dei quattro membri del gruppo e la loro provenienza artististica (HammerFall, Dead by April, Evergrey). Se nel primo caso l’attacco alla baionetta frontale e senza la classe di un cavaliere nel duello per difendere l’onore della dama di turno viene malamente stroncato, nel secondo caso l’approccio glaciale e minimalista degno di una squadra con licenza di uccidere del KGB, è ciò che ne esalta il lavoro e la composizione. Ora, è mia convinzione che la verità come al solito stia nel mezzo o addirittura completamente da un’altra parte, vediamo di capirci. I Deathdestruction sono un combo di groove metal svedese composta da membri di altre band più famose, su tutti spicca l’eccellente bassista degli HammerFall Fredrik Larsson; sono amici che hanno deciso di fare qualcosa di diverso da quello che normalmente propongono con le loro band, ma non per passare un po’ di tempo insieme tra un tour e l’altro, ma bensì per farsi conoscere attraverso un diverso approccio musicale da quello che li ha fatti arrivare al grande pubblico. Se a questo aggiungiamo un’eccellente produzione e la forza di un contratto con la Sony (non proprio gli ultimi arrivati), si capisce che i ragazzi fanno sul serio. E’ ovvio che chi si avvicini a questo full length non si possa aspettare di ascoltare le scale di Yngwie Malmsteen o i riff lucidi e decisi di un Pantera sound che è l’origine di tutto ciò che è stato il post-thrash, groove metal in primis. Certo è che chi è alla ricerca di un sound senza compromessi e adora le screaming vocals, troverà pane per i suoi denti, perché se è vero che si tratti di un album minimalista senza particolari orpelli, resta sempre uno splendido invito al pogo di massa. E chi adora certe cose non fa certo caso all’assolo dell’ultima ora. Li ho visti suonare recentemente come spalla degli HammeFall e devo dire che hanno un loro perché dal vivo, in fondo il groove metal è un animale da concerto e come tale deve essere lasciato libero. Sono sicuro che susciteranno l’entusiasmo di molti e la delusione di chi si aspetta qualcosa che ricordi le band citate in precedenza, ma, si sa, i gusti sono gusti.

 

 

Recensione di Emiliano Vallarino