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DESTINE

Illuminate

Rude Records - 2012

 

 

Ve lo avevamo detto già qualche tempo fa, anticipando l'uscita di "Night skies": il secondo singolo che preannunciava l'uscita di "Illuminate", il nuovo album della band olandese dei Destine, era "la prova dell’abilità della band bel comporre canzoni pop-rock sostenute da grandi melodie". A poca distanza da quel primo assaggio e dopo aver ascoltato tutti i dieci pezzi proposti nel disco possiamo dire di aver visto giusto: l'album fila via liscio e piacevole offrendoci brani di buon livello (pregevolissimo l'opener "Four leaf clover" che rappresenta una vera apertura col botto e che si candida immediatamente a miglior traccia del disco) e portando sul mercato italiano un album che,fino a qualche tempo fa, sarebbe stato probabilmente solo materiale per qualche "campus radio" americana. E sarebbe stato un vero peccato perché, sebbene non ci si trovi davanti ad un disco rivoluzionario in alcun modo, i ragazzi olandesi ci propongono un album forse un po' ruffiano e ammiccante ma senza dubbio godibile, ben suonato, fresco, con ottimi riff di chitarra e eccellenti inserti di piano e tastiere che non mancano mai di "riempire" il sound dei pezzi. Insomma, i Destine sono bravi. Ok, non trasformeranno il mondo delle sette note e non vi faranno buttare via i vostri dischi preferiti ma, secondo me, potrebbero tranquillamente entrare per un po' nelle vostre playlist con almeno tre o quattro pezzi tratti da "Illuminate".

 

Menzione particolare merita "Unbreakable" che, insieme alla già citata "Four leaf clover", posiziona l'asticella del disco piuttosto in alto, in particolare nella scena pop-rock in cui si collocano i Destine: sound graffiante, ottimi cori e, nel complesso un brano che vi troverete con buona probabilità a cantare a squarciagola con i finestrini abbassati nelle calde sere della prossima estate. 

 

Pollice su anche per la title track, curiosamente posizionata come pezzo di chiusura: piano, voce e batteria fanno da padroni in un brano dalle atmosfere grandiose e velatamente malinconiche. Avessi ancora vent'anni questa canzone la userei per fare una dedica a quella-che-mi-piace-e-non-gliel’ho-mai-detto in una sera di fine agosto. E di sicuro farei colpo.

 

Alessandro Pantani