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DREAM THEATER

A dramatic turn of events

Roadrunner Records - 2011

 

A distanza di un anno e quattro giorni dall'annuncio dell'uscita di Portnoy dalla band, i Dream Theater danno alla luce la loro ultima e dodicesima fatica, un disco che vi preannuncio subito essere riuscito in tutte le sue parti. I discorsi relativi all'abbandono di un membro fondatore sono stati sulla bocca ed hanno fatto disperare tutti i fans, tanto che gli stessi Dream Theater con un'abile mossa di marketing hanno creato una sorta di reality contenente le audizioni dei sette finalisti candidati alla sostituzione, che troverete come dvd bonus in due delle tre versioni dell'album.

 

Sostituire il musicista-fondatore della band -senza contare tutti gli altri ruoli che ricopriva- è opera assai ardua, soprattutto quando si tratta di un artista facilmente riconoscibile nel suo operato e molto amato dai fans. Il cd in questione di compone di nove brani per una durata totale di oltre 77 minuti, in cui il brano più corto risulta essere la ballad “Far From Heaven” che non raggiunge i quattro minuti. Il quintetto ci regala lunghe suite con cambi di tempo, accelerazioni improvvise, altrettanto rapidi rallentamenti ed aperture melodiche come poche altre band sanno fare. Anche in questo lavoro sono presenti parti che richiamano alla mente le precedenti produzioni, forse però l'autocitazione in questo caso è leggermente fuori luogo perché si presta a facili ipotesi dell'”usato sicuro”. Il disco si apre con “On The Backs of Angels” introdotta da un arpeggio acustico di Petrucci, seguito dopo poco dal resto della band, in maniera del tutto tranquilla fino al minuto 01:26 dove la canzone prende forma e si rivela un’ottima presentazione (non a caso ne è stato fatto un bel video che è già in giro per il web). L’elettronica ci introduce “Build me up, Break Me Down”, una canzone il cui ritornello ha cancellato la mia perplessità iniziale. “Lost Not Forgotten” è del lotto il brano più immediato, tanto che la lunghezza non risulta essere di peso, “This Is The Life” ha nella melodia la sua arma vincente. “Bridge In The Sky” e “Outcry” contengono riff di chitarra secchi e violenti ma nel corso della loro lunghezza saranno diversi i cambi di marcia. “Far From Heaven” come detto è la ballata dell'album i cui attori principali sono i violini, le tastiere e la voce. “Breaking All Illusions” scuote dal torpore che ci è rimasto addosso ed in un attimo rieccoci pronti a tener il tempo e seguire i riffi di tastiera-chitarra in quello che rappresenta uno dei picchi di questo cd. A “Beneath The Surface” spetta l'onore di chiudere le danze, una canzone dolcissima che farà breccia nel cuore di tutti i fans.

 

L’album è ben arrangiato e ben prodotto, i suoni molto incisivi e puliti, perfino il basso di Myung (che nelle ultime uscite era penalizzato) esce molto bene. Sopra le righe decisamente Petrucci: ottimi suoni di chitarra, solita perfetta esecuzione. LaBrie non è più quello di una volta ed ogni album lo dimostra. Fatta questa premessa, continua a difendersi molto bene, regalandoci delle buone interpretazioni (“Beneath the Surface” e “Far from Heaven” su tutte). Di recente Rudess ha dichiarato che l’uscita di Portnoy ha lasciato più libertà creativa ed espressiva agli altri componenti della band, visti i risultati non si può che dargli ragione. La struttura dell’album richiama fortemente “Images And Words” e più precisamente le canzoni che possono essere accostate sono “On the Backs of Angels” con “Pull Me Under”; “Lost Not Forgotten” con “Under a Glass Moon” e l’accoppiata “Far From Heaven”-“Breaking All Illusions” (bellissimi tra l’altro i due finali che si riprendono) assomiglia alla più celebre “Wait For Sleep” - “Learning To Live”.

 

Concludendo non posso non notare che i dubbi e le perplessità che avevo inizialmente sono svanite. Colui che ha creato i Dream Theater è stato egregiamente sostituito da un batterista ancora più tecnico di lui (forse questo può essere un errore per una band già di per sé criticata per troppa tecnica e freddezza, ma voi chi altri avreste scelto?). Premesso che dobbiamo tutto a Portnoy, Mangini colma dove il primo Mike risultava ripetitivo, ha saputo partir da dove Portnoy aveva lasciato, usando lo stesso linguaggio ma -come è giusto che sia per un musicista della sua levatura- aggiungendo del suo. Dopo ripetuti ascolti e posso confermarvi che tutto risulta essere più chiaro, i colpi sono più nitidi, come è più curata la precisione ed il timing sul tempo. Gli accenti ritmici sono una vera e propria fusione tra batteria, tastiera e chitarra, ogni strumento contribuisce a formare un muro ritmico in maniera intelligente e perfetta sotto tutti i punti di vista, probabilmente sembra semplice alle orecchie, quasi come se ci fosse Portnoy alla batteria ma non è così, è ora difficile individuare tutti gli incastri delle varie parti strumentali e quindi molto più difficile memorizzare ed estrapolare le singole parti di tutti.

 

Appare del tutto inutile il continuo paragone con il passato che ha reso celebre la band, quello rimane lì, intoccabile e ormai irraggiungibile. L’età è avanzata e la freschezza nelle idee pian piano è calata, ma mettendo questo album nella sua effettiva dimensione è sicuramente uno dei capitoli più freschi ed ispirati. Fare questa recensione per me ha lo stesso significato di camminare sul filo per il funambolo raffigurato nell'artwork, credo di essere riuscito con la passione per la musica e con l'aiuto prezioso di qualche amico batterista che stimo a buttar il cuore al di là dell'ostacolo, dando spazio solo alle emozioni e lasciando da parte i discorsi di line-up e di marketing. Dopo il lavoro dei Symphony X avevo sfidato i Dream Theater a far meglio: ci sono riusciti eccellentemente.

 

 

Recensione di Andrea Lami

 

 

* Un ringraziamento speciale e dovuto ai batteristi che mi hanno aiutato a capire meglio con spiegazioni o anche solo con due chiacchiere: Riccardo Merlini (www.riccardomerlini.com), Mark (www.myspace.com/theluckybastardz), Danilo Saccottelli (www.facebook.com/DaniloSaccotelli1), Francesco Garofalo (www.myspace.com/frankenergy), Titta Tani (www.tittatani.net)