CONDIVIDI

DUFF MCKAGAN'S LOADED

The Taking

Eagle Rock Entertainment - 2011

 

Ritornano sul mercato discografico, i Duff McKagan’s Loaded con il loro quarto cd “The Taking”, e le novità messe sul piatto sono davvero molte. Innanzitutto c’è stato un cambio di batterista, con l’ingresso di Isaac Carpenter al posto di Geoff Reading (ingresso peraltro già avvenuto ufficialmente nella parte finale del tour 2009), c’è una nuova etichetta discografica, la prestigiosa Eagle Rock Entertainment, che a differenza della precedente crede in loro totalmente e soprattutto c’è un leggendario produttore, Terry Date, che li ha prodotti in questa ultima loro fatica. Il precedente “Sick” , seppure gradevole e in alcuni episodi davvero brillante, non mi aveva convinto del tutto. La curiosità per “The Taking” era davvero alle stelle. La sua creazione era stata documentata con spassosissimi webepisode su Youtube e simili e trapelavano le prime canzoni come “We win” e “Fight on”, che indubbiamente seppur suonando Loaded, si discostavano dal precedente lavoro. Il primo impatto del disco è certamente gradevole. L’artwork è curata sotto ogni aspetto, con i testi manoscritti e con una copertina che rappresenta due mani ben legate.

 

Il contenuto del disco è molto vario. Ho avuto la stessa gradevole sensazione di una bella mangiata al ristorante, dove assaggi di tutto e sei alla fine ampiamente sazio e soddisfatto. L’inizio è davvero granitico. “Lords of abbadon” è probabilmente insieme a “Seattle Head” (probabilmente la loro canzone piu’conosciuta) il pezzo piu’duro mai scritto dalla band. Un riff di matrice sabbathiana della coppia Squires/McKagan (che come sempre suona la chitarra ritmica e non il basso con questa band) è la struttura principale del brano dove c’è un drumming ossessivo e convulso di Carpenter, ben supportato dal basso di Jeff Rouse. “Executioner’s song” era già presente nell’ep “Wasted Heart” della precedente line up ed è eseguita dal vivo da diversi tours. Una canzone con un riff chirurgico e potente di chitarra, dal testo molto politicizzato, dove la democrazia viene paragonata ad una puttana. Un pezzo che ti percuote dall’inizio alla fine e ti spezza via ogni resistenza. Il primo singolo estratto da questo lavoro è “Dead Skin”, solo un attimino meno pesante delle precedenti canzoni d’apertura, è venato da varie influenze della migliore new wave anni 80. Il video è davvero gradevole e vede la presenza della bellissima moglie di Duff, Susan Holmes McKagan, affermata modella e stilista di biancheria intima. La successiva “We win” è una delle tracce emerse in anteprima. Eseguita dal vivo durante l’intervallo di una partita degli amatissimi “Seattle Seahawns” (la loro squadra del cuore), è certamente un anthem granitico che canterai a squarciagola e palesemente influenzato da diversi lavori dei Foo Fighters. Con un bel intro in distorsione e la voce filtrata di McKagan, “Easier lying” segna il primo momento di grossa differenziazione del cd. Un pezzo cadendatissimo e molto lento, in alcuni frangenti simile al doom, che non ti lascia tregua. Sicuramente il lavoro presente in questo brano è la prova tangibile che l’avere a bordo una leggenda come Terry Date aggiunge molto al risultato finale, piuttosto che avere un produttore qualunque. Probabilmente in questo pezzo abbiamo l’assolo migliore di Michael Squires e la prova vocale di Duff, semplicemente maestosa. Venata di influenze indie e con un sound assolutamente compatto è “She’s an anchor”. Strepitosa la prova dietro le pelli di Isaac Carpenter, probabilmente piu’tecnico ma meno potente di Geoff Reading, ma che ha una personalità davvero all’altezza per questo gruppo. McKagan e Squires sembrano sfidarsi a duello con le loro chitarre, mentre il basso di Jeff Rouse pulsa adrenalina ad ogni nota. “Indian summer” è invece un pezzo che sembra scritto per le trasmissioni radiofoniche. Coretto aggressivo e coinvolgente, suono pulito e senza sbavature e band che indubbiamente si diverte a suonare e con questo lavoro raggiunge un picco compositivo che sarà perlomeno difficile, con il prossimo lavoro, eguagliare. Se volevate un po’ di psichedelia ecco che si materializza con ”Wrecking ball”, una canzone semplicemente ipnotica e parecchio Beatlesiana periodo “Sgt Pepper’s “. Duff non dimentica le sue origini punk e regala poi nella successiva “King of the world” una prova vocale grintosissima e cattivissima, con la band che viaggia a velocità pazzesche e con la linea di basso migliore di Jeff presente in questo brano. Un brano semplicemente da pogo e assolutamente “scuoti chiappe” con vari urletti del buon Duff. “Cocaine” è un midtempo che riporta ai vizi del passato di Duff e che si apre con un riffone molto tosto di chitarra e che in taluni frangenti puo’ ricordare la Guns N’Rosiana “Dust N’ Bones”. Ritornello che ti entra in circolo e con parole scandite potentemente ogni sillaba. Un sound che è un misto tra Danzig e gli Alice in Chains è la caratteristica peculiare di “Your name”, altro pezzo che non ti lascia scampo. Band che poi ad un certo punto velocizza il tutto e si produce quasi in territori nu metal, risultando altresi’ molto piu’ credibile di tante realtà iperpubblicizzate dai media. “Seguitemi all’inferno”, “Follow me to hell” ti grida la band nel pezzo finale e sicuramente la calata agli Inferi è ben rappresentata da un pezzo pesante come un macigno e sincero come un bicchiere di vino rosso. Cori perfetti, Duff in formissima, cosa vuoi di piu’ dalla vita?

E qui la recensione della versione europea finisce, mentre segnalo che nella versione giapponese in mio possesso, ci son tre bonus tracks:”Cocaine”, “King of the world” riproposte in chiave acustica e l’inedito brano (sempre acustico)”Run away” probabilmente fa parte di una sessione improvvisata, con il classico “one-two” per introdurla ed è un pezzo che mi ha ricordato alcune tematiche care al buon Rik Ocasek dei “The Cars” e con un coro davvero tosto.

 

Fatevi un piacere, comprate questo disco. Merita davvero e sicuramente il breve tempo che la band avrà a disposizione il prossimo 22 Giugno al Gods of Metal, sarà  sicuramente reso al massimo da questi ragazzi.

 

Recensione di MauRnrPirate