CONDIVIDI

Pubblicato il 25 luglio 2016

Recensione ETERNAL DELYRIA - “Letting Go Off Humanity”

ETERNAL DELYRIA

Letting Go Off Humanity

Autoprodotto

Data pubblicazione: 11 Giugno 2016

 

 

 

Pochi ma buoni sembra essere il motto della scena metal elvetica: infatti, la storia dell'hard&heavy ci ha sempre proposto pochi gruppi dalla Svizzera, ma tutti di grande spessore e che hanno segnato la storia della musica o, quantomeno, si sono distinti per personalità e talento. Non so come andrà in futuro per gli Eternal Delyria, ma se la base di partenza è il loro primo full-length (dopo l'esordi con l'Ep 'Delirium') 'Letting Go Off Humanity', allora c'è molto di cui rallegrarsi. Sì, perchè il six-piece di Lugano ci offre un'interessante e personale fusione del death metal di base melodica tipicamente svedese, unito alle complessità tecniche americane (con anche rimandi alla scrittura thrash-tecnica) ed al senso del drammatico del black, grazie ad una voce tormentata e straziante come quella di Lutz ed alle tastiere dal forte sapore operistico ma anche prog, suonate da quel geniaccio di Clod.

 

 

Dopo l'intro 'Preludium', salta subito all'orecchio la track 'A Heavy Heart At Sundown', assieme a 'Growing Roots' ed a quel gioiello che è 'Chasing Shadow', una delle migliori track dell'album. In queste tracce si mescolano la potenza tecnica del death, la dinamica thrash, il senso del dramma del black, proprio grazie all'operato delle 6 corde di Fot e Nyx, che si distinguono per una creatività ed una tecnica, negli assoli soprattutto, davvero di alto livello, capaci sempre di incastrare il passaggio giusto al momento giusto, per donare l'adeguato spessore emotivo al passaggio in questione. Stessa cosa per quanto riguarda il già citato Clod, tastierista dalle (palesi) influenze a 360°, che riesce a mischiare l'imponenza sinfonica di Dimmu Borgir, Lymbonic Art e Luciferion alla ricercatezza drammatica degli Emperor, fino al gusto progressive degli Eldritch del periodo Smirnoff o anche dei Sadist e, per proprietà transitiva, anche al prog-rock italiano dei '70s. La sessione ritmica formata da Thim (basso) e Alex (batteria), cerca sempre di essere al servizio dei singoli brani, specie i più complessi e maestosi come la conclusiva e mozzafiato 'Plagued' (altro highlight del disco), senza scadere nel semplice compitino, ma dando spessore e personalità alle loro parti, data la varietà d'influenze, che spaziano da At The Gates, Children of Bodom, Elenyum, Theory in Practice, a Sadist, Node, Behemoth e Carcass.

 

Un disco che va molto vicino ai voti alti, soprattutto per personalità e talento compositivo, anche se qualche pecca c'è: un maggior controllo sulla scelta dei timbri vocali in ogni passaggio di ogni brano, renderebbe la prestazione di Lutz, oltre che il pezzo stesso, grandioso e non solo molto buono. Più coraggio da parte della sezione ritmica, per quanto riguarda il rischiare nel personalizzare la propria performance, darebbe frutti ancor più buoni e, forse, un'aggiustatina ai suoni, magari 'inscurendoli' un po', darebbe un enviroment ancora più adatto a tracce come 'Faith Misplaced'. Però, però, però....un disco d'esordio di questa fattura non può che esaltare tutti gli amanti del metal estremo, ricercato e coraggioso, vista la nascita di una nuova ed entusiasmante realtà. Poco ma buono, questa è l'essenza del metal rosso-crociato: da avere!

 

 

Andrea Evolti

 

 

Tracklist:

1. Praeludium

2. A Heavy Heart At Sundown

3. Faith Misplaced

4. Growing Roots

5 Eradication Of Solitude And Despair

6. Interludium

7. Chasing Shadows

8. Regrets

9. Self Destruction

10. Plagued

 

Line-up: 

Clod (Keyboards)

Lutz (Voice Growl & Scream)

Alex (Drums)

Fot (Guitar)

Nyx (Guitar)

Thim (Bass)

 

Link:

www.facebook.com/eternaldelyria