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EVENOIRE

Vitriol

Scarlet Records - 2012

 

 

Non di soli Lacuna Coil vive il gothic italiano…e per fortuna! Prima che i fan e gli stessi componenti del six-piece meneghino mi affettino, tendo a precisare che la mia esternazione è dovuta alla gioia di non vedere, per fortuna, un certo filone del metal melodico con voce femminile, legato allo stereotipo della band più di successo, almeno per quanto riguarda il Nostro Patrio Suolo, e che non tiene conto della varietà di talenti che il metal nazionale può offrire. Va subito precisato che il quintetto cremonese degli Evenoire, qui al suo debutto sulla lunga distanza dopo l’EP I will stay, non merita la semplicistica e, in tutta onestà, fuorviante etichetta di gothic metal band con voce femminile, uno stereotipo ormai trito ed anche poco attinente alla realtà.Gli Evenoire sono, a tutti gli effetti, una band di prog-metal che ha nel gothic vero e proprio (Paradise Lost periodo Icon, 3rd and The Mortal) una delle tante radici che generano il suo fusto musicale, solidissimo ed articolato, grazie ad un uso magistrale delle tastiere e del piano, operate dai tre guest alle keys Davide Bislenghi, Simone Giorgini (Dark End, Hollow Haze), Marco Garau (Derdian) che già della title-track di apertura mostrano uno splendido senso dell’atmosfera, veramente gotico, che oscilla tra l’uggiosità di un autunno albionico ed il senso d’immensità di luoghi lontani e sperduti.

 

Già dai successi Days of the Blackbird (dedicati alla tradizione della Bassa Padana dei Giorni della Merla) e Misleading Paradise, però, la faccenda, per fortuna, si complica: sezione ritmica e chitarre prog, con assoli curati, tecnici e di gusto (complimenti alle asce di Alessandro Gervasi e Toshiro Brunelli) si fondono con influenze che passano dall’incalzare del folk più ricercato a frangenti sinfonico/operistici di quello che furono i migliori Nightwish (non pensate neanche ad Epica, Sirena o cose del genere, band eccessivamente valutate e, ahimé, molto stereotipate) per tuffarsi poi, grazie alla splendida e duttilissima voce di Elisa Stefanoni (che si produce, inoltre, in azzeccatissimi passaggi di flauto traverso), anche in territori dell’avantgarde e del dark che ricordano i The Gathering di Mandylion. Tutto questo, però, va sempre inserito in un contesto prog-metal estremamente eterogeneo e personale, dove la batteria di Daniele Foroni ed il basso di Marco Bigotto alternano ritmi cadenzati e coinvolgenti come nella track dal fortissimo sapore folk Minstrel of Dolomites o nelle più possenti ed incalzanti Girl by the Lake o Forever Gone.

 

Duttilità (sinonimo, appunto di progressive) è la parola chiave di questo Vitriol, assieme a personalità e gusto, che possono essere visti nelle prestazioni dei singoli: Elisa che passa da gorgheggi operistici a passaggi più atmosferici vicini a Anneke van Giersbergen o le chitarre di Alessandro e Toshiro che dal riffing tipico delle band gothic/symphonic passano ad intrecci ed assoli più tipicamente progressive, con un cambio di atmosfera deciso ma mai destabilizzante o inappropriato. Se aggiungete a tutto ciò, un’ottima produzione, vi ritroverete per le mani un’opera interessantissima, stimolante e di alto livello artistico, sicuramente personale (anche solo per la scelta di tematiche liriche, vicine alla tradizione del Nord Italia) lontana dai clichè che, purtroppo, affollano il mercato dei gruppi con voce femminili. E vi sembra poco?

 

 Andrea Evolti