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EVILE

Five Serpent’s Teeth

Earache - 2011

 

Oggi cari ragazzi, facciamo un bel ripasso di storia. Verso la metà degli anni 80’ venne alla ribalta la costola più veloce e distruttiva dell’heavy metal, grazie a gruppi come Metallica, Megadeth, Slayer ecc… Parliamo del thrash metal, velocità, riff granitici, doppia cassa e tecnica a pacchi. Era la musica del metallaro senza compromessi, niente artifizi ne inganni, solo una sanissima dose di metallo pressofuso tirata all’ennesima potenza e forse per questo, dopo 6 o 7 anni, lasciò la scena al grunge, musica molto più “semplice”, capace di compiacere maggiormente i ragazzi dell’epoca. I gruppi storici thrash cercarono altre soluzioni di continuità, fallendo miseramente, per poi tornare alla casa madre solo recentemente. Altri gruppi vennero definiti come “new thrash”, ma sempre con contaminazioni troppo “new metal”. Il gioco si era rotto, all’orizzonte non si intravvedeva un futuro per un genere che contrariamente a ciò che veniva rilasciato in studio, continuava a riempire stadi e festival senza problemi. Ancora oggi, gruppi come i Metallica, portano ai loro concerti molte più persone di dieci gruppi mediamente famosi messi insieme. La mia speranza ormai morta assassinata di risentire certe strutture musicali, aveva da tempo abbandonato la zona di luce. Poi nel 2007 ascolto “Enter The Grave”, primo lavoro di una band inglese, gli Evile e come in un sogno di quelli belli, tutto torna a galla. Dopo aver rilasciato nel 2009 il loro secondo disco “Infected Nations”, che sinceramente non mi aveva smosso più di tanto, facendomi pensare che il primo full lenght avesse già esaurito la vena creativa del gruppo, si ripresentano oggi con un disco mostruosamente bello. “Five Serpent’s Teeth” è l’album che tanti, troppi thrasher come me, aspettavano da tantissimo tempo. Sembra di essere tornati ai tempi di “And Justice For All”, ma, non fraintendetemi. Non parlo di un disco retrò e i Metallica sono la storia, ma di un disco con le medesime potenzialità e con una produzione del suono adeguata ai tempi. Sin dall’iniziale title track, si intuisce il lavoro e la costruzione molto più che articolata delle canzoni, operata da Ol Drake, probabilmente uno dei migliori chitarristi metal da 20 anni a questa parte. L’altra metà della famiglia Drake, Matt, rappresenta tutto ciò che ci si aspetta da un cantante e chitarrista ritmico thrash con le palle. Voce potente, cattiva, aggressiva, “In Dreams Of Terror” e “Cult” ne sono un esempio lampante, il riff sontuoso di “Xaraya”, l’headbanging compulsivo al quale ci portano pezzi come “Origin Of Oblivion”,”Descent Into Madness” e “Long Life New Flesh”, dove Ben Carter fa il suo “sporco” lavoro alla batteria in maniera incredibile. Una menzione particolare va a “In Memoriam”, una ballad bellissima, che fa capire quanto la band abbia da dire musicalmente anche quando rallenta in maniera considerevole. La voce di Matt, e sono sicuro di non esagerare, sembra quella dell’Hetfield più ispirato di “Nothing Else Matters”. La canzone è dedicata alla memoria di Mike Alexander (1977-2009), primo talentuoso bassista degli Evile, mancato a causa di un’embolia polmonare. Probabilmente, la morte prematura di un amico e compagno di lavoro, ha dato ai ragazzi di Huddersfield, quella maturità e consapevolezza, che si riflette sulle composizioni e che ne fa attualmente una delle più belle realtà metal in circolazione. Non vorrei spaventare nessun “monumento storico”, ma è fuor di dubbio che gli Evile sono i nuovi signori del thrash!

 

Recensione di Emiliano Vallarino