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GLYDER

Backroads To Byzantium

SPV/Steamhammer - 2011

 

La prima volta che incontrai il nome dei Glyder fu al Gods Of Metal del 2007. La band irlandese mi colpì alquanto con il suo rock molto seventies. A distanza di 5 anni i nostri destini si incrociano nuovamente con questo “Backroads To Byzantium”. La band è quasi sconosciuta dalle nostre parti, ma non sono certamente dei novellini. Innanzitutto hanno condiviso il palco con personaggi del calibro di Metallica, Ronnie James Dio, Gotthard e Saxon, per citarne alcuni. Rispetto agli album precedenti la formazione è stata rivoluzionata profondamente. Sono entrati a far parte della band Jackie Robinson (voce), Graham McClatchie (basso) e Des McEvoy (batteria), mentre è rimasta saldamente al suo posto la coppia di chitarristi Bat Kinane e Pete Fisher. Il sound proposto dal gruppo irlandese si ispira profondamente al rock degli anni 70 traendo ispirazione da gruppi come Thin Lizzy, Led Zeppelin e Deep Purple. L’innesto dei nuovi arrivati (in primis il cantante Jackie Robinson che possiede un timbro accostabile a Paul Rodgers) porta nuova linfa alla band, che risulta aver trovato un sound più avvolgente e blues rispetto ai lavori precedenti. “Down & Out” ne è l’esempio lampante. Chitarre lamentose e un incedere triste in puro stile blues. Ottimo anche il testo della canzone che tratta della vita di un senzatetto. In effetti tutti i testi risultano avere uno sfondo socio-politico. I ragazzi trattano di argomenti impegnativi come i problemi dell’Irlanda del Nord, oppure degli “homeless” nelle strade di Londra, fino ad arrivare ad una profonda riflessione sulla morte. Le canzoni sono tutte attestate su un buon livello e risultano tutte molto godibili. Si fanno apprezzare particolarmente “Something She Knows” con il suo refrain accattivante, “Two Wrongs” dotata di un gran bel riff di chitarra, l’iniziale “Chronicled Deceit” che sembra uscita direttamente dagli anni 70 , “Fade To Dust” dal ritmo trascinante e “Don’t Make Their Mistakes”, esortazione alle nuove generazioni a non ripetere gli errori commessi dai nostri antenati. Ma la canzone che mi ha colpito maggiormente è “Motions Of Time” che chiude il cd. La chitarra acustica fa da contorno ad un testo particolarmente profondo dove le linee vocali mi hanno ricordato l’album “My Hallucination” della coppia Shaw/Blades. Questo “Backroads To Byzantium” non inventa, né crea nulla di nuovo nel mondo della musica, ma dalla sua possiede un lotto di canzoni eccellenti, ben suonate (i nuovi innesti alla sezione ritmica sono particolarmente ispirati) e mai banali. Punto di forza della band è sicuramente la fluidità con cui scorrono i brani (non annoiano neanche dopo ripetuti ascolti) e i testi davvero profondi. Se vi capita date una chance ai Glyder, non vi deluderanno.

 

Recensito da Fabrizio Tasso