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HARDCORE SUPERSTAR

The Party Ain’t Over ‘Til We Say So

Nuclear Blast Records - 2011

 

Ecco il primo Best Of.. di una delle più grandi band scandinave di sempre che dopo 10anni (e più) di grande rock n roll decidono di fare un regalo ai nuovi adepti, a chi ancora non li conosce. Certo, come ogni Best Of... di sicuro non va a mirare al pubblico assodato e fanatico, specie nell’attuale era digitale, si cerca invece di attrarre l’attenzione di chi ad oggi o nel prossimo futuro non ha mai sentito parlare di una particolare band. Definita l’utilità delle raccolte passo subito all’inedito che gli Hardcore Superstar hanno deciso di regalare, invece, ai fedeli fans: “We Don’t Need A Cure”! E’ un pezzointeressante senza dubbio ma davvero diverso dalla solita linea adottata dalla band. Mispiego meglio: gli HCSS sono una band formidabile dal vivo, non sbagliano un colpo instudio e nonostante il metodo di composizione a tratti davvero sempliciotto delle lorocanzoni, non stancano proprio mai! Con questo brano certi standard vengono congelatiper 4’ e 16” in un tempo lento associato ad una cantilena quasi fanciullesca. Può piacerecome anche no, ma i tratti interessanti restano. Volete capire di cosa parlo? Inserite il CDe premete “play”!Proseguendo nell’ascolto, la successione di pezzi non ti fa proprio respirare un attimo conun classico dopo l’altro misti ai brani dell’ultimissimo album “Split Your Lip” che vede appartenersi addirittura 4 brani sui 20 totali. Può essere davvero ardua la scelta tra cosìtante canzoni presenti su 8 album nella loro carriera, forse però mi sarei aspettato qualche pezzo in più da “Beg For It” che a mio modo di vedere è senza dubbio uno dei migliori e invece lascia la sua traccia solo con “Into Debauchery”, meglio che niente!Felicemente sorpreso e piacevolmente colpito trovo alla numero 13 un brano rimasto unpo’ nel dimenticatoio ma che sin dal primo ascolto mi era piaciuto moltissimo e stoparlando di “Bastards” uscito come singolo a se stante qualche anno fa. Altre comete degne di nota non ce ne sono anche se probabilmente la netta differenza disound tra i primissimi HCSS e quelli del maggior successo potrebbe far storcere il naso aqualcuno nei brani come “Still I’m Glad”, l’eterna “Shame” o “Honey Tongue” dove sembraquasi di ascoltare gli Hanoi Rocks piuttosto che una Street Metal band.Promossi sempre e senza dubbio alcuno insomma, finché non lo diranno loro il party nonfinirà e noi non possiamo che esserne felici e continuare a ballare!

 

Bryan Vee