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IN FLAMES

Sounds of a Playground Fading

Century Media Records - 2011

 

Ci tengo a precisare un piccolo particolare come prefazione a questa recensione: io amo gli IN FLAMES alla follia! Ecco perché ho ascoltato e riascoltato questo album 5 o 6 volte nell'ultima settimana prima di dare un giudizio argomentato. Tutto ha avuto inizio verso Aprile 2011 quando la band ha rilasciato il primo singolo estratto “Deliver Us” che è stato ovviamente massacrato e subito crocifisso dalla critica generale del metallaro medio italiano fatta per lo più da gente che pensa che “Lunar Strain” sia il capolavoro degli IF. Dal mio punto di vista, e in questo caso d'ascolto, Il singolo è invece molto ben strutturato e ricco di impatto e notevole presenza, tutto alimentato da una linea vocale che ti prende da subito ma soprattutto realmente “difficile” per le note che tocca. Già perché la prima cosa che si nota è il quasi totale abbandono dello scream/growl da parte di Andres Fridén a scapito di una voce più particolare e subito riconducibile ad egli; una di quelle voci ormai consacrate e riconoscibile in mezzo a mille. Ma roseguiamo nell'ascolto. Negli anni gli IF ci hanno abituati ad album con la canzone n.1 dall'inizio rapido e violento, qualcosa di immediato; ecco quindi un altro cambiamento, la titletrack “Sounds of a Playground Fading” sembra essere invece una sorta di antipasto a ciò che ci sarà nell'album (quindi qualcosa di più tranquillo del “Death Metal Svedese”). Per l'ennesima volta dimostrano coerenza e professionalità non illudendo i fans e non regalando un brano col botto solo perché è ciò che ci si aspetta. Tutti brani dall'ascolto difficile all'inizio ma che meritano davvero diverse riprese per poter essere apprezzati realmente, come ad esempio “All For Me” o “The Puzzle”. Arrivando però alla traccia numero 5 troviamo quello che è senza dubbio il miglior pezzo dell'album (secondo me, chiaramente): “Fear Is The Weakness”. Unite ambientazioni surreali con ritmi geniali nella loro semplice complessità, mescolate aggiungendo un fantastico ritornello e un pizzico di armonizzazioni tipiche degli IF e otterrete questo capolavoro! Si, un capolavoro!! Per chi non credeva negli IN FLAMES dopo 11 album studio ma soprattutto senza Jesper Strömblad (il chitarrista e fondatore ha recentemente lasciato la band per problemi con l'alcol). Traccia numero 6: “Where The Dead Ships Dwell” senza essere ripetitivo, altro brano che risulta fantastico dopo diversi ascolti e che entra assolutamente nella top5 per questo album che vede la sua seconda metà (13 brani, tutto in stile IF) essere altrettanto ricca di sorprese così come presenta anche qualche caduta. Ne è un esempio, di caduta, “Darker Times” che risulta essere davvero un brano poco azzeccato e quasi fastidioso, senza capo ne coda. Molta introspettività invece per “The Attic” e “Jester's Door” due racconti parlati che fanno tirare un po' il fiato. “Ropes” lascia spiazzati per lo stile vocale mentre “Enter Tragedy” e “A New Dawn” sono un ottimo preludio alla finale “Liberation” dove la band si supera proponendo questa pseudo-ballad davvero notevole! In conclusione, quest'album è diverso da ogni album precedente della lunga e gloriosa carriera degli IN FLAMES. In un contesto fatto di copia/incolla questa cosa è solo un altro immenso e gigantesco punto a favore. Promossi anche se non a pieni voti, dato che il risultato finale non è comunque qualcosa che può zittire realmente le bocche larghe e i saccenti del preascolto!

 

 Bryan Vee