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LENINGRAD COWBOYS

Buena Vodka Social Club

SPV Recordings - 2011

 

 

Suoni da più di vent’anni, hai fatto 14 album (fra studio, live e “best of…”), sul tuo taccuino di viaggio ci sono raccolte oltre mille date ai quattro angoli del mondo. Eppure devi la maggior parte della tua fama a un regista che ti ha usato per interpretare il ruolo della “peggior rock band del mondo” e alla surreale pettinatura da unicorno che indossano tutti i membri della tua band. A essere un musicista “normale” ci sarebbe di che caderne in depressione. Ma se sei Ville Tuomi, il lead vocalist dei “Leningrad Cowboys” l’etichetta di “normale” non ti si addice di certo: l’importante è suonare e riderci su, soffiando negli ottoni o maltrattando tastiere, chitarre e microfoni. Ma soprattutto buttando dentro ogni singolo pezzo le tue doti migliori: tecnica sopraffina e grande ironia. “Buona Vodka Social Club”, l’ultimo album degli “unicorni” finlandesi tanto amati dal regista Aki Kaurismaki risponde perfettamente alla descrizione: non sarà un disco da avere a tutti i costi ma a conti fatti è maledettamente divertente e dentro ci si trova davvero di tutto. Qualche esempio? La opening track “Machine Gun Blues” affianca sonorità kletzmer a atmosfere metal, “Gasolina” sembra un riadattamento in chiave moderna di un canto popolare balcanico con tanto di fisarmoniche, “Gimme your sushi” ammicca così tanto ai sixties da poter essere confuso con un pezzo qualunque dei Four Tops, la title track “Buona Vodka Social Club” richiama alla mente i fasti dei classici brani hair metal dei metà anni ’80 e “I kill the dog” sarebbe perfetta per riscaldare le atmosfere di una “cantina” di qualche sperduto paesello messicano. Impossibile non citare poi “Frijoles Y Lager” che potrebbe tranquillamente fare da colonna sonora a un film della generazione noir italiana degli anni ’70 (pensate alle pellicole con Franco Nero, per capirci…). A completare il quadro surreale e grottesco di tutto il disco ci pensano i testi: basterebbe leggersi anche solo qualche riga di “Drill-A-Hole” (e “godersi” il finale con tanto di urlo disperato e rumore di trapano) per capire che la “seriosità” non abita decisamente in questo album.

Seriosità (anzi, mancanza di) che non fa rima con serietà, però: perché qui i Leningrad Cowboys dismettono i panni da improbabili mariachi (ogni riferimento al video di “All you need is love”, visibile a questo link http://vimeo.com/29311859 è puramente casuale…) per indossare quelli dei professionisti di qualità. Sì, perché i ragazzi di Ville Tuomi dal punto di vista tecnico possono dirsi assolutamente impeccabili: qualità, inventiva e follia si mescolano così bene nel gruppo finlandese che, alla fine, vi verrà voglia di ascoltarli di nuovo. Perché i Leningrad Cowboys saranno anche pazzi, ma sono, è bene ribadirlo, maledettamente bravi e divertenti e questo disco di inediti (il primo dal 2000 in poi) merita una chance. Magari anche due.

 

Recensione di Alessandro Pantani