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AMORE, LIBERTà E CENSURA, il 1971 di LUCIO BATTISTI

di Donato Zoppo

(Areostella, 328 pag., 22 €)

 

Fresco vincitore della seconda edizione del premio “Note di carta”, redatto dalla rivista “L’Isola che non c’era”, come miglior libro musicale dell’anno, questo volume è un’autentica sorpresa. A cominciare dall’autore, quel Donato Zoppo che nell’ambiente è noto come uno tra i massimi esperti italiani di rock progressivo, e qui alle prese con una materia apparentemente lontana dalle sue corde. Ma proprio quel suo essere separato dall’atteggiamento del fan, ha reso queste pagine la cronaca di un tempo magnifico che, incredibile a dirsi, trattandosi di Lucio Battisti, rischiava di essere dimenticato. Infatti, dopo un’esauriente parte iniziale, che racconta le origini del Battisti musicista e compositore per altri (Dik Dik, I Ribelli, Equipe 84…) e i suoi primi passi come solista, dagli esordi al grande successo di “Non è Francesca”, “Acqua azzurra, acqua chiara”, “Mi ritorni in mente” e naturalmente “Emozioni”, l’autore rivela concepimento e realizzazione di “Amore, non amore”, uno dei dischi più coraggiosi dell’intero panorama musicale di sempre. Donato si incammina in un percorso arduo, in un gioco ad incastri straordinario, svelandoci fatti, misfatti e retroscena, del Battisti musicista a tutto tondo, senza dimenticare l’uomo, la sua tenacia di voler stupire e di rimanere fedele a sé stesso. Nasce così “Amore, non amore”, un album anomalo, dove Battisti affronta in otto lunghi brani, il rock progressivo (con tanto di orchestra, diretta da un Battisti del tutto privo di esperienza) e l’hard blues, esibendo le sue vere influenze a base di Led Zeppelin e Procol Harum, un disco che spaventa la casa discografica Ricordi e che si tramuta in un fiasco commerciale (con naturale rivalutazione postuma), ma che appaga l’artista, qui poco cantante e molto compositore. Con un taglio da cronista, di altri tempi, con una scrittura avvolgente ed incalzante, Donato Zoppo firma un’opera imperdibile, che colma un vuoto nella sterminata bibliografia del Lucio nazionale, che documenta sullo sfondo un’Italia musicale viva, creativa e di successo, un’Italia che purtroppo non c’è più. Senza giochi di parole, un libro bellissimo.

 

 

Gianni Della Cioppa