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IL TEMPO È UN BASTARDO

 JENNIFER EGAN

Minimum Fax

394 pagine, 18 euro

 

Come dar torto a Jennifer Egan? Il tempo è un gran bastardo. Anche se il titolo originale del suo libro dice tutt'altro (A Visit From the Goon Squad), lei ce lo ricorda in tutti i capitoli, in un modo o nell'altro, che il tempo passa per tutti, lasciando "tatuaggi flaccidi afflosciarsi come tappezzeria mangiucchiata dalle tarme su bicipiti svuotati e culi cadenti".

 

Bennie Salazar, giovane musicista punk e poi produttore discografico di successo, attraversa le generazioni del rock insieme alla sua banda di amici e famigliari, dagli anni '70 a oggi, muovendosi fra le droghe, la scena musicale e lo star-system, realtà che più di altre possono documentare l'inesorabile trascorrere del tempo. Il rock è un fottuto divoratore di vita, ti dona l'illusione di restare giovane nascondendoti che in vent'anni cambiano un sacco di cose.

 

"Perché in fondo la realtà è questa, no? In vent'anni non diventi più bello, specie se nel frattempo ti hanno tolto metà dell'intestino. Il tempo è un bastardo, giusto? Non si dice così?"

 

 

Ma questo libro non parla solo di musica. Questo libro è un grande intreccio di racconti, o se volete di storie, di destini, un acceleratore di vite, una polaroid che cattura i dettagli di un momento, te li descrive e poi come una macchina del tempo ti spedisce vent'anni dopo e ti mostra con una lucidità disarmante cosa succederà a quelle persone che adesso stanno pogando sotto un palco.

 

Ti dice che quel tramonto in Africa te lo devi godere, non tanto per la sua oggettiva magnificenza, quanto perché vent'anni dopo potresti ricordartene ancora come il momento più bello o importante della tua vita, mentre tuo padre che allora era un affascinante rocker abbronzato, adesso se ne sta disteso su un letto, vecchio e malandato.

 

"Le domande che ho in mente sembrano tutte sbagliate: Come hai fatto a diventare così vecchio?"

 

Ecco cosa fa questo libro. Apre varchi che mostrano il futuro dei personaggi, dopo averli catturati nei momenti cruciali delle loro esistenze.

 

Della struttura si è parlato tanto. Una narrazione che rompe gli schemi classici, con cambi di prospettiva, balzi spaziotemporali, linguaggi che pescano dalla tecnologia e dai social media, e il discusso capitolo che si sviluppa come una serie di slide in power point, intitolato "le grandi pause del rock".

Una sperimentazione che consente all'autrice di slegare la cronologia della narrazione tradizionale per rappresentare flussi di coscienza coesistenti, consentendo al lettore di determinarne autonomamente le connessioni. E ben venga ogni tipo di sperimentazione che stimoli l'intelletto dei lettori!

 

Non vi anticipo altro, ma voglio spendere due parole su "le grandi pause del rock".

Chi suona sa che le pause, specie quelle più lunghe e inattese, sono importanti e "pesanti" quanto le note, e in questo capitolo, attraverso l'ossessione di un ragazzino autistico per le pause più potenti e significative della musica rock, si apre una nuova chiave di lettura dell'opera.

Le pause sono rari e significativi momenti di sospensione in cui si raggiunge una particolare consapevolezza rispetto alla propria esistenza, in attesa che la musica ricominci uguale a prima, cambi direzione o finisca del tutto. Ma sono anche le distanze tra le persone, i silenzi che preludono a eventi significativi, le occasioni per ricominciare. Magari proprio ricominciare a suonare.

 

"Ero fuori dal giro da un sacco di tempo, ma un musicista lo riconoscerei ovunque."

 

Forse, se non sei un musicista e non lo sei mai stato, non puoi capire fino in fondo questo romanzo. Però provaci: ne vale la pena.

 

 

 

Recensione di Matteo Bertone

the80svampire.blogspot.com - www.matteobertone.it