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MASTODON

The Hunter

Roadrunner - 2011

 

Esistono gruppi per i quali ogni definizione o appartenza ad un qualche filone o sottogenere, risulta sempre ostica. Chi riesce a svariare da un album all’altro senza darti la benché minima possibilità di decidere o semplicemente capire che tipo di musica fa, merita sicuramente la mia stima. E’ il caso dei Mastodon, che con l’ultimo nato “The Hunter”, fanno l’ennessimo passo avanti, nella loro ambiziosa ricerca di qualcosa di diverso, per non lasciare nelle mani dei propri fan doppioni. Quindi chi si aspetta l’ennesimo concept o i suoni eterei, onirici e più progressive del precedente “Crack The Skye”, resterà felicemente sorpreso dalla piega che hanno preso i ragazzi di Atlanta. Questo è senza dubbio l’album più diretto che i Mastodon abbiano mai scritto, non mancano certamente parti tecnicissime e partiture all’altezza del nome e la produzione è sempre qualcosa di impressionante, ma è chiaro come il sole che il lavoro dietro all’album questa volta, respira un’aria più leggera. Si parte con “Black Tongue”, cavalcata heavy metal dalle sensazioni epiche, i tratti più lisergici di “Curl Of The Burl” e “Blasteroid”, accentuati nella “spaziale” “Stargasm”. Brann Deilor abbandona certe sonorità jazzate che caratterizzavano il suo lavoro alla batteria, per qualcosa di più equilibrato, più basico e il risultato è apprezzabile. La title track è una ballad che dà l’idea della sofferenza che ha comportato scriverla (chiaramente dedicata al fratello del chitarrista Brent Hinds, morto durante una battuta di caccia). Non mancano scorribande nell’universo pop con “Creature Lives”, per poi rituffarci nel Mastodon-sound di “Thickening” o “Spectrelight” con alla voce il cantante dei Neurosis Scott Kelly. Il dubbio che ho sempre avuto è determinato dal fatto che non ci sia un vero e proprio cantante, ma che ogni componente del gruppo faccia la sua parte di volta in volta nelle veci di lead vocals, cosa che in effetti si riscontra dal vivo, dove non sempre, per ovvie ragioni, le prestazioni rispecchiano la magnificenza dei lavori in studio. Ciò nonostante anche questa volta ci troviamo difronte ad un lavoro incredibile, capace di spunti inpensabili in precedenza. Se i nostri eroi riusciranno ad ovviare dal vivo, allo “sliding doors” delle parti vocali, non c’e’ niente che non possa permettergli di poter ambire a platee più ampie e sicuramente sarebbero ricompensati in maniera adeguata da chi, come me, continua ad apprezzare la loro musica.

 

Recensione di Emiliano Vallarino