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MEGADETH

Th1rt3en

Roadrunner Records- 2011

 

 

A distanza di 2 anni dall’uscita di “End Game”, vede in questi giorni la luce il nuovo album dei Megadeth, “Th1rth3en”, titolo translato anglosassone del numero tredici, tredici come gli album dei Megadeth, tredici come i pezzi che compongono il disco. Sembra l’estratto di una profezia maya e la figura del profeta maledetto calza a pennello a Dave Mustaine, senza ombra di dubbio tra i padri fondatori del thrash metal. Disco roccioso, che suona veloce e tecnico, come vuole la tradizione della band e i dictat, non discutibili, di MegaDave, ma che trova anche momenti più rilassanti in quelle canzoni che io amo definire “thrash’n’roll” alla Megadeth, perfettamente compatibili con l’attuale proposta musicale della band. Si parte subito a razzo, “Sudden Death”, “Public Enemy No.1” e “Whose Life (Is It Anyways)” spingono all’headbanging, si impossessano dell’ernia cervicale crudelmente insita in ogni metallaro. Respirare è un privilegio che non ci viene concesso e ci si adegua consenzienti. Con “We The People” e “Guns, Drugs, & Money”, inizia a tuonare il proverbiale tono sentenzioso del “diavolo rosso”. Dall’alto del podio del suo tribunale occulto, dispensa l’unica verità, la sua. Le chitarre del padrone di casa e di Chris Broderick, si scherzano sugli assoli e sui riff, come due amici di sempre, nonostante la loro collaborazione perduri da soli 2 album. E’ forse questo a mio parere il vero punto di forza dei Megadeth. Per Dave Mustaine, le line up della band, sono sempre state stabili come una palafitta nel centro di Tokio. Il narcisismo giovanile e la ormai sopita rivalità nei confronti dei Metallica, sono stati messi da parte. Il “fratello minore” Dave Ellefson (bassista metodico, preciso e dotato di un tempismo unico), è stato definitivamente perdonato, Shawn Drover è una certezza alla batteria e il nuovo “scolaro” Chris Broderick promosso a pieni voti. E’ la tranquillità acquisita dopo mille vicissitudini che ci permette di trovare un Mustaine in piena forma e con ancora tantissima voglia di suonare. Canzoni come “Millenium Of The Blind” o “Fast Line”, ci riportano al periodo di massimo splendore della band americana e da tutto ciò non può che trarne giovamento la musica tutta. La title track, ultimo pezzo dell’album è la sintesi di quello che è stato, è e sarà sempre il binomio morboso Megadeth/Dave Mustaine. Una canzone bellissima, ora lenta e riflessiva ed un attimo dopo trascinante. Passa il tempo, cambiano le mode, il lupo perde il pelo ma non il vizio, si dice così. Non è sempre vero, di sicuro non è il caso di Mustaine. Gli abusi e gli stravizi di un tempo passato sono solo un lontano ricordo e la criniera fulva è la stessa dei tempi nei quali suonava negli Alcoholica (così venivano chiamati i Metallica agli albori e ogni riferimento non è mai stato casuale), prima di creare la sua personale macchina da guerra. Al posto di psicofarmaci, eroina e alcol ora troviamo sua moglie Pam e i figli Justis ed Electra. Unica presenza costante mai scomoda e onnipresente da sempre, la sua musica. Avviso ai naviganti: L’uomo nero è scappato di nuovo dall’armadio.

 

 

Recensione di Emiliano Vallarino