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NECRODEATH

Idiosyncrasy

Scarlet Records - 2011

 

 

Devo essere sincero. Scrivere una recensione musicale non è particolarmente difficile se, perché c’è sempre un se, ovviamente conosci il genere musicale del quale devi parlare, i gruppi storici inerenti ad esso, alcune nozioni generali, una buona conoscenza della musica (tutta la musica) e della propria lingua madre e il tutto è obbligatoriamente accompagnato da una passione che, oltre ad essere fondamentale, deve per forza di cosa sussistere, sennò tanto vale andare a giocare a pallone sull’autostrada la domenica mattina che si fanno meno danni. Poi succede che nonostante si sia in possesso di tutti i requisiti appena elencati, ci si ritrovi lo stesso, come solevano spesso dire una volta i “vecchi” saggi, con una mano davanti e l’altra di dietro. Era doveroso da parte mia fare questo preambolo, prima di parlare di “Idiosyncrasy”, ultima uscita discografica dei Necrodeath. Perché se la band venisse dalla Florida o dalla Norvegia, la recensione si scriverebbe da sola mentre mi faccio la barba. Ma qui si parla di una band italiana e più specificatamente genovese che fa black/thrash (anche se Peso, storico batterista e unico superstite del combo originale, a mia domanda specifica su come definisce la sua musica ha risposto semplicemente con “estrema”) da più di 25 anni e lo fa dannatamente (mai aggettivo fu più azzeccato) bene! Questo lavoro non ha niente da invidiare a quelli appartenenti a nomi più altisonanti, l’esperienza e la tecnica dei membri della band è quanto di meglio si possa chiedere e il tour attualmente in giro per l’europa è la dimostrazione che, talvolta, l’estrazione geografica, deve passare disinvoltamente in secondo piano. “Idiosyncrasy” non prevede canzoni a se stanti, non è neanche un concept, ma più semplicemente un brano che si attesta sui 40 minuti, frammentato in 7 parti, il cui filo conduttore è l’eterna lotta tra il bene e il male, alla ricerca forsennata e perversa della pace interiore. Superati i primi secondi, nei quali qualche sprovveduto frate di estrazione chiaramente gregoriana prova a deliziarci con cori bianchi e cristiani, prima (così credo io e vivo con questa speranza) di essere azzannato alla carotide dalla “bestia” in sottofondo, lasciando questa terra per qualche paradiso alternativo, inizia la furia mid-tempo dei Necrodeath. In effetti solo in pochissimi tratti il gruppo schiaccia l’accelleratore verso velocità supersoniche, prediligendo una visione più tecnica e intimistica e il risultato è superbo. Pier Gonella, padrone delle sei corde, estrae dalla suo curriculum composto prevalentemente da suoni più power e melodici, un bel jolly nero, fatto di riff di metallo, vetro e sangue, la tecnica è dalla sua e anche quando si concede a visioni più “barocche” è impareggiabile, mentre Peso, percuote, tambureggia, addirittura jazza sulla sua batteria, il suo è un lavoro che ama e si sente, sono pochissimi i batteristi a parer mio che si rendono subito riconoscibili e lui si può tranquillamente annoverare tra questi. Di GL al basso posso affermare, senza remora alcuna, che sicuramente è una persona che apprezza la puntualità, impressionante il suo essere sempre sul pezzo, senza nessuna sbavatura, il suo è un orologio infernale che non concede ritardi, pena la morte. Flegias è il sacerdote nero e ripudiato dalla chiesa che nessuno vorrebbe come vicino di casa, urla, infierisce, “si fa” di prosa in latino e poi torna a troneggiare, la sua voce puzza di zolfo lontano un miglio e mi ricorda molto da vicino quella di Jeff Walker, voce, leader e basso dei Carcass. Mi ripeto e non sarà mai abbastanza, ma in un paese, dove si associano volentieri la musica ai maccheroni quale è il nostro, è un piacere sempre molto gradito, ma sicuramente non inaspettato, sapere di avere band come i Necrodeath che si fanno rispettare in tutto il mondo. Nel 2004, Phil Anselmo, cantante dei Pantera, durante un’intervista, a domanda specifica sulla band ligure rispose: “Necrodeath? Fottuto black metal estremo! Voi italiani dovreste esserne fieri, perché sono uno dei migliori gruppi estremi di sempre!”. Io dico che ci si può fidare, anzi, lo so per certo.

 

Recensione di Emiliano Vallarino