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OVERKILL

The Electric Age

Nuclear Blast

Uscito il 30 marzo 2012

 

 

 

Troppo facile, veramente troppo facile ritrovarsi tra le mani “The Electric Age” sedicesimo album degli americani Overkill e, dopo ripetuti e gustosissimi ascolti, farne la recensione. Si perché se come me si adora il thrash metal in tutte le sue sfaccettature, soprattutto il thrash di chiara derivazione classica, sai per certo che, Bobby Blitz & Co difficilmente ti deluderanno. Ogni band più o meno famosa, appartenente al genere ha avuto alti e bassi, e talune volte ha provato a sfondare il mercato con album più commerciali, più alla portata di “bocche buone”, gli Overkill no. Certo, non tutti gli album sono stati acclamati dai loro fan, ma sicuramente il loro modo di fare musica è sempre stato vero, genuino. Adesso tornano con un album potentissimo, dieci pezzi che ti spaccano la testa e ti lasciano agonizzante e inconsapevole di quello che può esserti arrivato addosso senza che te ne potessi accorgere. Velocissimo, fatto di pietra, riff come se piovessero e addirittura di livello tecnico-compositivo molto più complesso di quello che non ti aspetti. Si parte con le superclassicheggianti “Come and Get it” e “Electric Rattlesnake”, per passare ad un pezzo che è una mazzata nei fianchi come “Wish You Were Dead”, dove le chitarre di Dave Linsk e Derek Tailer la fanno da padrone con la collaborazione dell’onnipresente voce di Bobby Ellsworth. Il mid tempo di “Blake Daze” è da incorniciare mentre la nuova attitudine verso composizioni di maggior spessore e complessità trovano il loro senso e sfogo in “Save Yourself” ma ancora di più in “Drop The Hammer” dove si presentano in tutta la loro magnificenza tecnica. L’apporto di D.D. Verni al basso è al solito mostruoso, preciso e sempre sul pezzo, ritmi da paura nelle mani di un musicista a tutto tondo. Lascio per ultimo ma non ultimo, in quanto a classe e importanza, Ron Lipnicki, dea Kali della batteria, mani o tentacoli? Potente in maniera assurda, veloce in maniera impossibile. Quella che io reputo la chicca dell’album, ma semplicemente perché sembra appartenere ad un altro grandissimo album “Rust In Peace” del mio idolo incontrastato del genere, MegaDave Mustaine, è “21st Century Man”, ascoltare per credere. Ovviamente chi cerca varietà non può avvicinarsi a questo disco, che è invece sicuramente irrinunciabile per chi si nutre di thrash estremo da più di 25 anni come il sottoscritto, perché è un unico pezzo di pietra scagliato fortissimo e per avere effetti distruttivi devastanti, ed è esattamente quello che ci aspettavamo da una grandissima band, che da 25 e passa anni ci delizia in studio e ancora di più dal vivo, dove riesce sempre a fare quello che vuole, e a coinvolgere le platee, grazie alla voglia, la passione e l’esperienza che non vengono mai meno. Preparatevi e difendetevi, gli Overkill sono tornati e mettono tutto a ferro e fuoco.

 

Recensione di Emiliano Vallarino