CONDIVIDI

PENTHAGON

Penthagon

Punishment 18 - 2012

 

 

Thrash will never die…e non cominciate subito ad obbiettare sui tormentoni dei nostalgici! Stavolta e, nella fattispecie, tra le laceranti maglie del tessuto musicale del debutto dei Bresciani Penthagon, di nostalgia non vi è traccia…ma solo consapevolezza di un’eredità che deve essere materia prima per il futuro. Figlia del techno-thrash violento e meravigliosamente contorto di Forbidden, Obliveon e Target, per portarlo avanti, farlo progredire, con influenze odierne e provenienti da altri generi del metal. La devastante partenza di Digital Trap Box seguita dal delirio virtuosistico di All I Guess mette subito in chiaro che nel five-piece lombardo tecnica, fantasia, gusto e capacità di osare rimanendo, però, ben saldi alle proprie radici, non sono un’utopia, ma un sogno realizzato. Ritmiche in continua evoluzione, riffing esaltante ed intricato (qui appaiono le più attuali influenze, come Protest the Hero), assoli incredibili dal sapore ed inseriti in un contesto, delle volte, quasi techno-death, come spiega la presenza di Mario Monteverde ad una delle due asce ed ex-mastermind dei compianti Eviscerate.

 

A tutto ciò si aggiunge una sezione ritmica impressionante, composta dalle pelli di Francesco Parlatore e dalle linee di basso ad opera di Michele Massoletti, assolutamente fantastici nei loro dirompenti equilibrismi di Labyrinth of Fear o Ash in my Hands. Il reparto di assalto melodico-ritmico, composto dal già citato Mario, si completa con l’altra sei-corde di Alessandro Venzi, splendido in assoli che ricordano sia Craig LoCicero che certi colori del guitar-playing di Andy LaRocque o del Paul Masvidal più death; basta prestare attenzione ad un brano come Asleep or Awake per lasciarsi trascinare in questo tifone melodico che sconvolge il cuore, ancora prima che le orecchie. A lanciare la carica ed il primo assalto, però, la voce di Marco Spagnolo, che cerca la pulizia nella rabbia, l’armonia nella ferocia, la melodia nella violenza: questa quadratura del cerchio riesce, visto uno stile che è figlio di Russ Anderson, Alan Tecchio (ma molto più melodico) e Mark Antoni dei sempre troppo sottovalutati Realm.

 

La cosa più sconvolgente, però, è la naturalezza (derivata dalla lunga esperienza di ogni singolo componente, badate bene: nessuno si improvvisa talentuosi a questi livelli) con la quale queste doti ed individualità sanno amalgamarsi, creando un sound personale, equilibrato, incisivo e spettacolare come dimostra la conclusiva Shine like the Sun o quel piccolo gioiello di tributo ai Queen che è la cover di Innuendo, uno dei brani più drammatici, magniloquenti e carichi di pathos che la band di Freddie Mercuri compose, prima della sua prematura (ma già attesa, da loro stessi) scomparsa: destrutturate un capolavoro, personalizzarlo, lasciare un tuo marchio su di esso senza, per questo, svuotarlo della personalità di chi l’ha creato…non è cosa da poco. Unico appunto: buona produzione, ma la band deve puntare a qualcosa di più. Il loro più grande pregio: sono solo all’inizio e devono crescere. Straight Forward….always!

 

 

Andrea Evolti 

 

 

Tracking List:

1.Digital Trap Box

2. All I Guess

3. In The Name Of Peace

4. Ash In My Hands

5. Asleep Or Awake

6. No Way Out

7. Labyrinth Of Fear

8. Shine Like The Sun

9. Innuendo (Cover Queen)