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PLAYER

Addiction

Frontiers Records

 Release Date: 30/04/12

 

 

All’inizio, quando mi è capitato tra le mani questo dischetto, non volevo credere ai miei occhi. Alla gran parte del pubblico che leggerà questa recensione il nome Player risulterà essere sconosciuto, ma per gli estimatori del AOR è un moniker che potrebbe far saltare le coronarie a più di uno. A questo punto urge rinfrescare un po’ la vostra memoria con qualche nota biografica (se la vostra dieta è a base di pane e borchie o siete estimatori del nu metal astenetevi dalla lettura). I Player esordiscono nel lontano 1977 con l’omonimo album e subito balzano sotto la luce dei riflettori del grande pubblico grazie al singolo “Baby Come Back” che raggiunge la posizione numero 1 di Billboard. Il polverone sollevato dalla loro esplosione raggiunge pure Eric Clapton, che nel 1978, li vuole come “opening act” del duo tour nordamericano. Questo rimane l’apice della loro carriera artistica che sebbene possa vantare altri 4 lavori di ottima fattura non riserverà più picchi del genere. Giusto per dirvela tutta c’è un altro motivo per cui bisogna citare i Player. La band oltre ad avere tra le proprie fila Peter Beckett (voce e chitarra) può vantare la partecipazione di Ron Moss al basso. Chi è Ronn Moss? Non è altro che il bel Ridge Forrester della soap opera “Beautiful”, che prima è stato (e ancora è) un musicista poi un attore (o quasi).

 

Ma torniamo a questo “Addiction”. La Band si riforma nel 2010 con una nuova line-up che vede (oltre ai già citati Beckett e Moss) Rob Math (chitarra), Craig Pilo (batteria) e il grandissimo Johnny English alle tastiere. La Frontiers (Dio la benedica) sfruttando il fatto che il duo Beckett/Moss sarà in Italia nella prima settimana di Maggio per promuovere il nuovo disco (che uscirà nel secondo semestre dell’anno), dà alle stampe questo Ep di 3 pezzi. L’iniziale “Addiction” è la classica canzone melodic rock con spruzzate west coast, un bel connubio elettro/acustico e un ritornello molto melodico. Pezzo molto accattivante che credo piacerà molto ai sostenitori della band. La seconda “Too Many Reasons” è un ottima ballad impreziosita dalla voce di Beckett, da una brillante linea melodica e dall’ottimo assolo di chitarra. A dire il vero a tratti mi ha ricordato “Blind Faith” degli Warrant, ma è solo un’ assonanza. L’ultima traccia è “Baby Come Back”. Questa versione non toglie né aggiunge niente al valore assoluto di questa canzone. E’ comunque un piacere riascoltarla con suoni più moderni. In definitiva questi 3 pezzi sono un po’ come un antipasto per l’album che verrà. Nel frattempo ci salirà sicuramente l’acquolina aspettando il pezzo forte. Aspettiamo fiduciosi!

 

 

Recensito da Fabrizio Tasso